Da Barthes a Resnais. In tedesco

“L’impero dei segni” e “Tutta la memoria del mondo”. Echi francesi per un duo tedesco, in mostra a Roma da Marie-Laure Fleish. In dialogo silente con l’architettura.

Nina Fischer & Maroan el Sani - Impero dei Segni / manifesto - 2011 - courtesy Galerie EIGEN + ART, Lipsia-Berlino & Galleria Marie-Laure Fleisch, Roma

Nelle intenzioni di Nina Fischer (Emden, 1965) e Maraon el Sani (Suisburg, 1966; vivono a Berlino e Sapporo) non c’era affatto il riferimento al saggio L’impero dei segni di Roland Barthes, soprattutto perché in Germania il titolo del testo “suona” diversamente. Ma, in fondo, la riflessione del duo tedesco, che lavora in coppia dal 1993, ha vari punti di contatto con quella del grande studioso francese.
Perché anche Fischer ed el Sani indagano sulla capacità del segno di esprimere un contenuto, di comunicare e trasmettere un concetto. E in mostra espongono il risultato di un lungo e articolato progetto. Centrale, nella loro ricerca, è lo studio delle architetture che hanno segnato un luogo. Indagano, cioè, come quelle strutture che nel corso del tempo hanno rappresentato un punto di riferimento, che hanno lasciato un segno nell’immaginario di una collettività. Esplorano, dunque, le modificazioni che quel determinato luogo subisce nel tempo e le modalità in cui attualmente è percepito dalla comunità che lo abita.

Nina Fischer & Maroan el Sani - Impero dei Segni / time out - 2011 - courtesy Galerie EIGEN + ART, Lipsia-Berlino & Galleria Marie-Laure Fleisch, Roma

Per la città di Parigi è stata individuata la Biblioteca Nazionale di Francia (l’opera, intitolata Toute la mémoire du monde, è omonima del film di Alain Resnais, “giallo” ambientato nello stesso luogo) nel momento del trasloco nel quartiere di Tolbiac; mentre per Roma è stata scelta un’architettura che ha avuto un peso e un significato simbolico in un preciso periodo storico, vale a dire il Palazzo dei Congressi, edificato nel Ventennio: un’architettura che rappresentava un “segno”, quello del periodo fascista e della sua ideologia.
La mostra racconta le varie fasi del progetto. Poiché dapprima è stato compiuto un vero e proprio casting volto a individuare una ventina di giovani, reclutati per realizzare gli scatti. Il gruppo ha partecipato a un workshop durante il quale Laura Santarelli (presidente dell’Accademia Europea per Sordi) ha trasmesso i principi di base della Lingua Italiana dei Segni. “Perché l’architettura”, spiegano gli artisti, “parla un linguaggio silente. Il linguaggio dei segni è un’immagine, che è alla base del lavoro dell’artista”.

Nina Fischer & Maroan el Sani - Impero dei Segni / veto - 2011 - courtesy Galerie EIGEN + ART, Lipsia-Berlino & Galleria Marie-Laure Fleisch, Roma

Poi sono state eseguite le prove per lo shooting e la costruzione fotografica dello storyboard, con riprese interne ed esterne. Infine sono stati realizzati il video, le otto fotografie di grande formato e i due disegni.
Che, attraverso la lingua dei segni, costruiscono un Manifesto politico e un Manifesto artistico, per riappropriarsi del luogo da ridefinire.

Daniela Trincia

dal 21 febbraio al 30 aprile 2011
Nina Fischer & Maroan el Sani – Impero dei segni
Galleria Marie-Laure Fleish
Vicolo Sforza Cesarini, 3a (zona piazza Nuova) – 00186 Roma
Orario: da lunedì a sabato ore 14-20
Ingresso libero
Info: tel. +39 0668891936;
[email protected]; www.galleriamlf.com