Carnevale al museo

Il white cube rivoltato come un calzino. Interventi sullo spazio per comprendere il rapporto tra il museo e la nostra percezione. Succede a alla Civica di Trento, protagonista Roman Ondák…

Roman Ondák - Resting Corner - 1999 - courtesy Galerie Martin Janda, Vienna - photo Martin Marenčin

Tre giovani nello spazio asettico di una galleria si spogliano con metodo. Lentamente appoggiano i vestiti a terra e, dopo averli rivoltati, li indossano nuovamente al contrario. Le cuciture sono ben visibili all’esterno, mentre la superficie solitamente esposta all’atmosfera si trova a contatto con la pelle. Con la bizzarra narrazione di questo video, Roman Ondák (Zilina, 1966; vive a Bratislava) svela il suo modo di operare, la strategia sottesa a tutti i suoi lavori. L’artista slovacco si diverte infatti a invertire le normali convenzioni del mondo civile e inserisce nello spazio assoluto della galleria elementi spuri, azioni e oggetti che non ci aspetteremmo di trovare in un luogo espositivo.
Un modo di sovvertire le regole costituite che in una certa maniera richiama il concetto di carnevalesco, con cui Bachtin interpreta la letteratura di Rabelais. Attraverso l’approccio carnevalesco vengono istituiti mondi alla rovescia, narrazioni che rompono la routine della realtà per instaurare paradossali paesi della cuccagna. Una strategia già vista in Measuring Universe, recentemente riproposto al MoMA, grazie al quale le pareti del museo sono diventate intime mura domestiche dove misurare la propria altezza. Oppure nel padiglione slovacco della Biennale 2009, camuffato per l’occasione in un viale dei giardini, dove quindi l’interno diventava esterno e il luogo istituzionale di cultura si trasformava in spazio di natura.

Roman Ondák - Fossilized Longitudes and Latitudes - 1991 - courtesy l’artista & Fondazione Galleria Civica, Trento - photo Hugo Muñoz

Nella personale alla Fondazione Galleria Civica – la prima sua personale in un’istituzione pubblica in Italia – vengono presentati lavori che partono dagli esordi degli anni ‘90 e arrivano a interventi site specific. Già all’ingresso l’artista interviene sull’architettura della galleria, restringendo il corridoio d’accesso alle sale di dieci centimetri per lato. Ondák in questa maniera mette sotto osservazione la nostra coscienza e la facilità con cui viene influenzata, senza che ce ne accorgiamo, dall’aspetto di credibilità dello spazio espositivo.
Attraverso altri spostamenti “anti-museali” l’artista slovacco prosegue la critica istituzionale in stile Asher o Buren, aggiungendovi la strategia di rovesciamento semantico. Nelle sale espositive troviamo mobili degli uffici amministrativi, maniglie appese alle pareti, brandelli di letto sul muro, sezioni di parete poste sul pavimento e, viceversa, parti del pavimento inserite sul muro.

Roman Ondák - Eclipse - 2011 - courtesy l’artista & Fondazione Galleria Civica, Trento - photo Hugo Muñoz

Questi slittamenti di senso e di luogo conducono gradualmente all’apice, che, come si conviene in un mondo alla rovescia, va a culminare verso il basso. Scesi nel piano interrato Ondák abbandona infatti gli interventi discreti per approdare alla scala ambientale e sferrare un colpo di sicuro effetto. Con Eclipse il rovesciamento diventa letterale e nel luogo più profondo del museo fa capolino un grande tetto appeso al soffitto, con la punta indirizzata verso il basso. L’intervento lascia volutamente scoperti gli elementi funzionali del museo, sottolineando come lo spazio espositivo, così puro e algido, sia anch’esso fatto di cemento, ferro, cavi e tubi.

Gabriele Salvaterra

dal 18 febbraio all’8 maggio 2011
Roman Ondák – Eclipse
a cura di Andrea Viliani e Elena Lydia Scipioni
Fondazione Galleria Civica
Via Cavour, 9 – 38122 Trento
Orario: da martedì a domenica ore 10-18
Ingresso libero
Info: tel.
+39 0461985511; [email protected]; www.fondazionegalleriacivica.tn.it

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Gabriele Salvaterra
Gabriele Salvaterra (Trento, 1984) è scrittore e mediatore culturale. Si laurea in Gestione e Conservazione dei Beni Culturali presso l’Università di Trento con la tesi “Internet e nuove tecnologie nel settore museale. Ipotesi e strumenti per un approccio immateriale alla creazione del valore”. Lavora come collaboratore presso istituzioni museali e come redattore freelance per diverse riviste d’arte. Dopo aver collaborato con Exibart, attualmente scrive per Artribune e Espoarte. Ha curato e contribuito alla realizzazione di diverse mostre sia presso musei pubblici sia come curatore indipendente. Appassionato di storia dell’arte e della critica, equilibra le escursioni nel mondo artistico-culturale con una eterogenea militanza chitarristica nell’underground musicale tridentino.