A cavallo dell’Europa

Misterioso ed elusivo, adorato dalle corti del Nordeuropa e prontamente dimenticato. A Londra, alla National Gallery, una mostra dedicata a un grande innovatore a cavallo tra due mondi, Jan Gossaert.

Jan Gossaert - Ritratto di Enrico III di Nassau - 1520-25 ca. - Kimbell Art Museum, Fort Worth, Texas

Ci sono due tipi di artisti: quelli dai nomi risonanti, che da soli possono sostenere lo splendido isolamento di una retrospettiva. E quelli come Jan Gossaert (Mauberge, 1478 – Anversa, 1532), meno noti e che per questo necessitano di un’introduzione. E Jan Gossaert’s Renaissance, alla National Gallery, con le sue 80 opere, tra disegni e dipinti, incluse numerose incisioni e stampe di Albrech Dürer, Marcantonio Raimondi e Jacopo de’ Barbari, fa esattamente questo.
Jan Gossaert detto Mabuse è il primo artista a introdurre le architetture classiche e i nudi sensuali del Rinascimento italiano nelle Fiandre. Fattosi un nome lavorando per gli stravaganti membri della corte della Borgogna fiamminga, Gossaert lascia Anversa nel 1508 per seguire Filippo di Borgogna a Roma, in missione diplomatica per conto dell’imperatore Massimiliano d’Asburgo.

Jan Gossaert - Studi di sculture antiche - 1509 ca. - Leiden University Library

Filippo è un uomo di mondo. Desideroso di stabilire una corte umanistica nelle Fiandre, incoraggia Gossaert a disegnare rovine e sculture dell’antichità classica, tra cui Lo Spinario, e a fare scorta di motivi classici da riutilizzare poi nei suoi dipinti una volta ritornati nelle Fiandre. Gossaert non si fa pregare. E in Italia colleziona incisioni e stampe degli artisti italiani che ammira di più, tra cui spiccano i nomi di Raimondi e de’ Barbari.
Filippo di Borgogna era anche un grande amante delle donne, e al suo ritorno dall’Italia affida a Gossaert e allo stesso Jacopo de’ Barbari la creazione di una collezione di nudi erotici per il suo castello di Soubourg. Disegni ora perduti, ma di cui una serie dedicata ad Adamo ed Eva (che occupa un’intera sala della mostra) offre un’idea eloquente.

Jan Gossaert - Adorazione dei Magi - 1510-15 - Tha National Gallery, Londra

Pur introducendo corpi scolpiti, architetture classiche e prospettive sfuggenti nei suoi dipinti (come nella splendida Adorazione dei Magi del 1510-15, che unisce nella drammatica composizione il realismo nordico a una profonda conoscenza dell’antico), il dialogo di Gossaert non è tanto con il Rinascimento italiano quanto con il vocabolario iconografico di Dürer e Jan van Eyck. In bilico tra due culture, Gossaert pare destinato a rimanere sempre una figura di transizione, una vittima della geografia europea.

Jan Gossaert - Ercole e Deianira - 1517 - The Barber Institute of Fine Arts, The University of Birmingham

Ma le insicurezze e perplessità presenti in certi suoi dipinti (siano essi nudi erotici o una delle numerose Madonne con bambino) scompaiono del tutto nei ritratti. Qui i toni accesi degli sfondi monocromi e gli elementi architettonici e prospettici italianizzanti si amalgamano felicemente con il naturalismo e l’accuratezza del dettaglio della tradizione nordica. A dimostrare che, nonostante il fascino esercitato su di lui dal Rinascimento, Gossaert resta pur sempre, fondamentalmente, un fiammingo.

Paola Cacciari

dal 23 febbraio al 30 maggio 2011
Jan Gossaert’s Renaissance
a cura di Susan Foister
The National Gallery
Trafalgar Square – London WC2N 5DN
Orario: tutti i giorni ore 10-18; venerdì ore 10-21
Ingresso: intero £ 10; ridotti £ 9/5
Catalogo disponibile
Info: tel. +44 02077472885;
[email protected]; www.nationalgallery.org.uk

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Paola Cacciari
Laureata in Lettere Moderne all’Università di Bologna con una tesi sul costume femminile bizantino nei mosaici di San Marco a Venezia, e con un Master in Renaissance Studies alla University of London, Paola Cacciari è storica dell’arte e ricercatrice, specializzata in Storia dell’Arte Moderna. Ha studiato per il Diploma in Translation all’University of Westminster ed è traduttrice freelance associata all’Institute of Translation & Interpreting (ITI). Ha collaborato con diverse riviste indipendenti, scritto per Exibart e Grandimostre e dal 2011 collabora con Artribune. In qualità di ricercatrice, traduttrice e consulente linguistica ha collaborato alle ricerche bibliografiche e testuali per articoli riguardanti gli oggetti delle collezioni del Victoria and Albert Museum di Londra pubblicate sulla rivista accademica Renaissance Studies e per mostre e cataloghi tenutesi allo stesso museo. Vive a Londra.