Intervista a Merete Sanderhoff, membro dello staff impegnato nello sviluppo digitale dello Statens Museum for Kunst di Copenaghen.

Quanto sono importanti la comunicazione e lo sviluppo digitali per un museo? E quanto allo Staten Museum for Kunst in particolare?
Al giorno d’oggi è importante che ogni museo persegua uno sviluppo digitale, poiché questa dimensione ha sostanzialmente trasformato il modo in cui le persone utilizzano, si relazionano, discutono e creano cultura. È pertanto naturalmente vitale per i musei. Tuttavia, anche se il digitale pervade la nostra vita quotidiana, non è necessariamente sempre la scelta giusta per un museo usare un canale di comunicazione digitale o una tecnologia. Il digitale non riguarda la tecnologia, ma l’attitudine – per parafrasare Jasper Visser. Il digitale ha insegnato al mondo che si può avere una mentalità aperta, dialogare, lavorare insieme, condividere processi, conoscenze e strumenti per andare oltre, più velocemente, insieme. Questa è la mentalità su cui basiamo il nostro lavoro su SMK Open. Stiamo aprendo la collezione digitalizzata del museo a un riutilizzo completamente libero e senza restrizioni, ed è estremamente interessante vedere i modi affascinanti che le persone hanno di utilizzare le nostre collezioni con esiti che non avremmo mai immaginato. La verità è che noi stiamo imparando tanto da questa interazione con il mondo.

Quanto significa la digitalizzazione delle risorse e dei processi in termini di efficacia della comunicazione attraverso i canali social?
Sta diventando sempre più chiaro che una solida infrastruttura digitale con facile accesso a risorse digitalizzate, ben indicizzate e concesse con una licenza chiara, che migliora le procedure interne ed esterne di co-editing e co-produzione di contenuti, è la spina dorsale di un’efficiente organizzazione museale oggi. Consente di cercare, trovare e condividere facilmente le risorse digitalizzate nel formato adatto, senza dover inviare richieste a vari dipartimenti o chiedere il permesso per vie burocratiche. Lo considero un investimento strategico chiave per qualsiasi museo che voglia sfruttare le potenzialità dei canali dei social media.

Per SMK quali attività sono rilevanti e significative? Puoi dirci qualcosa sul tuo progetto di riconoscimento di immagini?
Offrire una versione open delle nostre risorse e conoscenze e mettere il nostro patrimonio culturale condiviso nelle mani del pubblico è uno dei contributi più significativi che possiamo dare alla società democratica nell’era digitale. Ciò consente a partner esterni come la comunità di stampa 3D Shapeways o la start up Vizgu, che lavora al riconoscimento di immagini, di creare nuove esperienze e prodotti per utenti che potrebbero non conoscere mai direttamente SMK: consente di interessarsi al patrimonio culturale, prima di incontrarlo – o senza mai visitarlo – attraverso queste piattaforme.

Al giorno d’oggi è importante che ogni museo persegua uno sviluppo digitale, poiché questa dimensione ha sostanzialmente trasformato il modo in cui le persone utilizzano, si relazionano, discutono e creano cultura”.

Che tipo di metriche usi per valutare un progetto digitale?
Come quasi tutti, misuriamo e analizziamo la portata e l’interazione tra le nostre piattaforme digitali e i social media utilizzando Google Analytics. Ma se da un lato questa è una buona pratica di base da mantenere, dall’altro bisogna essere consapevoli che i numeri non dicono tutto. In questo momento stiamo esplorando gli strumenti proposti da Europeana Impact Playbook per valutare in modo più allargato l’impatto sociale, culturale e innovativo frutto della digitalizzazione del patrimonio culturale. È co-sviluppato dai membri della Rete Europeana; faccio parte della task force che ci lavora. Offre un nuovo approccio alla metrica, in quanto combina dati quantitativi e qualitativi, trasformandoli in storie d’impatto avvincenti che prendono senso per le persone – ad esempio i politici, i finanziatori, i donatori e il pubblico da cui dipendiamo. Il settore culturale davvero necessita di saper raccontare in modo più strutturato quanto contribuisca alla società prospera e dinamica in cui tutti noi vogliamo vivere.

Ci sono due mondi separati là fuori, uno on line e uno off line? O c’è un solo mondo?
Un mondo solo, ma con una nuova dimensione che apporta elementi sia positivi sia negativi. Ogni volta che emerge una nuova tecnologia, cambiano la nostra prospettiva, le nostre condizioni e le nostre abilità. Per il meglio o per il peggio. Ma il mondo è fondamentalmente il mondo, e siamo esseri umani come lo siamo sempre stati, anche se le condizioni riguardo il lavoro, il tempo libero, l’istruzione, la comunicazione e molto altro si sono evolute in nuove direzioni. Detto questo, è evidente che esiste una divisione netta tra aree che hanno avuto uno sviluppo digitale e aree che non lo hanno avuto, e questo è uno dei fattori che impediscono pari opportunità a tutta l’umanità. Dobbiamo lavorare per diventare un mondo in cui tutti abbiano uguale accesso alle conoscenze e alle risorse – anche nelle forme digitali.

Offrire una versione open delle nostre risorse e conoscenze e mettere il nostro patrimonio culturale condiviso nelle mani del pubblico è uno dei contributi più significativi che possiamo dare alla società democratica nell’era digitale”.

Parlaci del tuo rapporto con il museo per cui lavori. Quali sono i tuoi progetti preferiti?
Mi ritengo una donna molto fortunata a lavorare in SMK. Sono qui da undici anni, il che sembra molto, ma in questo lasso di tempo il museo si è evoluto in modo deciso da un’istituzione piuttosto conservatrice a un’istituzione dalla mentalità vivace. Ha maturato davvero uno sguardo aperto e digitale. Sono orgogliosa di questo sviluppo che mi fa andare al lavoro tutti i giorni con la certezza che i musei possano andare avanti e abbracciare il cambiamento. E abbiamo solo da guadagnare durante il processo.

Vuoi consigliare un libro intelligente e utile per i colleghi italiani?
Europeana Impact Playbook, che ritengo sia molto utile per qualsiasi istituzione che si occupi di patrimonio culturale, in qualsiasi parte del mondo. In Italia in particolar modo, dato il patrimonio culturale straordinario e significativo per lo sviluppo delle culture europee e mondiali, nel quale le persone di tutto il mondo possono identificarsi. Non desiderate sapere come e quanto ciò condizioni la prospettiva delle persone rispetto alla storia, alla società e alle loro vite?  Europeana Impact Playbook potrebbe contribuire a rendere ancora più efficace il legame di cuori e menti con il vostro patrimonio culturale in futuro.

Maria Elena Colombo

www.smk.dk

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #44

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