Musei e digitale. Intervista a Darren Milligan

La rubrica dedicata ai legami tra ambito museale e universi digitali stavolta cede la parola a Darren Milligan, della Smithsonian Institution di Washington.

Darren Milligan
Darren Milligan

Negli ultimi dieci anni Darren Milligan ha guidato la strategia di sensibilizzazione digitale presso il Centro per l’apprendimento e l’accesso digitale della Smithsonian Institution di Washington, D.C. Qui ricerca e sviluppa strumenti e servizi per rendere accessibili le risorse del patrimonio culturale online utili a educatori e studenti.

Quanto sono importanti la comunicazione e lo sviluppo digitale per un museo?
Tutti i musei dovrebbero prendere in considerazione il loro potenziale impatto oltre le loro mura. A chi potrebbe essere utile usare le loro collezioni e conoscenze? È tempo di ripensare e possibilmente ridefinire le priorità. Ciò non significa che tutti i musei possano o debbano passare alla digitalizzazione o a progetti digitali all’avanguardia. Questi, per essere realizzati bene, richiedono esperienza e risorse alle quali purtroppo non tutti i musei, almeno in questo momento, hanno accesso. E questo è lo stato dell’arte. Ciò che è vero ora, tuttavia, è che gli strumenti delle comunicazioni digitali (anche semplici siti web e social media) non sono affatto al di là della portata dei musei più piccoli. Queste tecnologie, strumenti per la distribuzione, la comunicazione e la conoscenza, anche se usati nei modi più basilari, possono aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi.

E per quanto riguarda lo Smithsonian?
Essendo il complesso museale, educativo e di ricerca più grande del mondo, lo Smithsonian considera l’outreach un obiettivo primario (la nostra dichiarazione di intenti, risalente al 1846, è “l’aumento e la diffusione della conoscenza”). Abbiamo obiettivi ambiziosi per raggiungere un miliardo di persone l’anno, molte di più di quelle che vivono negli Stati Uniti o persino nell’emisfero occidentale. Ciò significa che dobbiamo necessariamente servirci della tecnologia per garantire che tutti, ovunque, abbiano accesso alle nostre risorse. Finora abbiamo digitalizzato circa 3 milioni di oggetti dalla nostra vastissima collezione, che ne comprende oltre 150 milioni.

Collecting the World: Inside the Smithsonian from Great Big Story on Vimeo.

Quanto significa la digitalizzazione delle risorse e dei processi in termini di efficacia della comunicazione attraverso i canali social?
Può significare tutto! Avere accesso ai contenuti multimediali consente ai professionisti dei social media di coinvolgere nuovi segmenti di pubblico, creare conversazioni e promuovere opportunità di apprendimento al di là delle sole parole. Le immagini sono e continueranno a essere ponti potenti.

Per la rete Smithsonian, quali attività sono rilevanti e significative?
Per un posto grande come lo Smithsonian (ci sono più di 6mila persone che lavorano qui) ci sono sempre esempi entusiasmanti di come le nostre istituzioni abbiano un impatto crescente. Uno dei miei preferiti è lo Smithsonian Transcription Center, una piattaforma online in cui quasi 10mila volontari hanno trascritto un testo fra le oltre 300mila pagine di oggetti del museo digitalizzati (la trascrizione dei testi consente la ricercabilità!). È proprio la tecnologia che ha consentito la collaborazione di persone da tutto il mondo per aiutare lo Smithsonian a raggiungere i propri obiettivi. Con una collezione così ampia siamo costretti a pensare a sempre nuovi metodi per digitalizzare: uno di questi è “digitalizzazione rapida delle acquisizioni” eseguita dallo Smithsonian Digitilization Program Office. Immaginate un nastro trasportatore, installato in una stanza sul retro di uno dei nostri musei, in cui gli oggetti tolti dal magazzino scorrono e vengono fotografati in pochi secondi. Questi oggetti, di solito accessibili solo ai ricercatori che fisicamente vengono a Washington, D.C., così sono disponibili online per tutti.

Che tipo di metriche usi per valutare un progetto digitale?
Cerchiamo di fare un’analisi ampia e approfondita, il che significa che i grandi numeri sono sempre utili per mostrare la portata che un progetto potrebbe avere; sfortunatamente, non ti dicono molto sull0impatto. Per capire questo, devi andare più a fondo. È necessario comprendere a chi stai fornendo un servizio e come. Spesso questo lavoro di interpretazione è più difficile, ma anche più gratificante.

Ci sono due mondi separati là fuori, online e offline? E poi: una sola strategia o due?
Il “mondo digitale”, il “mondo fisico”… queste locuzioni stanno diventando sempre più irrilevanti. Ora è importante capire che entrambi sono, insieme, un mondo creato dall’uomo. E che, in quanto musei, con la missione di documentare e preservare il patrimonio culturale fisico e immateriale condiviso, il nostro ruolo è di educare e ispirare in questo mondo. Quindi dobbiamo pensare al nostro pubblico nella totalità della loro possibile esperienza.

Peter Lunenfeld, The Secret War Between Download and Uploading. Tales of the Computer as Culture Machine (The MIT Press, 2011)
Peter Lunenfeld, The Secret War Between Download and Uploading. Tales of the Computer as Culture Machine (The MIT Press, 2011)

Parlaci del tuo rapporto con il museo per cui lavori. Quali sono i tuoi progetti preferiti?
Lavoro per l’ufficio centrale e l’ufficio di sensibilizzazione dello Smithsonian, chiamato Centro per l’apprendimento e l’accesso digitale. La nostra missione è garantire che tutti, ovunque, possano usufruire delle risorse digitali dei musei, delle biblioteche, degli archivi e dei centri di ricerca dello Smithsonian, avendo come fine ultimo l’apprendimento. Ciò significa che spesso ci rivolgiamo a insegnanti o studenti, ma chiunque può avere un’esperienza di apprendimento grazie alle nostre risorse. Lo facciamo principalmente attraverso una piattaforma che abbiamo sviluppato e che si chiama Smithsonian Learning Lab. The Lab è un’applicazione web, un toolkit che garantisce la scoperta di quasi tre milioni di risorse digitali; fornisce anche metodologie e strumenti che consentono a tutti di usarle, mescolandole con le immagini della propria vita per ricavarne nuove cose, e infine condividere ciò che si crea con gli altri.

Puoi consigliare un libro che ritieni sia interessante e utile ai colleghi italiani?
Uno dei miei preferiti sui modi in cui le persone interagiscono e creano cultura è The Secret War Between Download and Uploading: Tales of the Computer as Culture Machine, di Peter Lunenfeld, critico e teorico dei media digitali presso l’UCLA. Il libro descrive in modo intuitivo il potenziale culturale che le tecnologie digitali hanno abilitato: da quello del consumo a quello della creazione. Non dimentichiamo che la parola ‘cultura’ deriva dalla medesima radice di ‘coltivazione’ e ‘agricoltura’, quindi dire che la macchina della cultura è cresciuta e si è evoluta attraverso l’uploading è incoraggiante e non è un ossimoro.

Maria Elena Colombo

www.si.edu

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #43

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