Il diritto alla pigrizia. Artista si fa sostituire da un software di intelligenza artificiale

Lui si chiama Guido Segni ed è una personalità nota nel campo della new media art. Fondatore del collettivo Les Liens Invisible e insegnante all’Accademia di Belle Arti di Carrara, ha appena lanciato un progetto che rivendica il diritto dell’artista di non fare niente. Un software produrrà opere al suo posto per cinque anni.

Guido Segni, Demand Full Laziness, 2018
Guido Segni, Demand Full Laziness, 2018

Negli Anni Settanta Gustav Metzger invitò tutti gli artisti a fermare la propria attività per tre anni, dal 1977 al 1980, in occasione di quello che passò alla storia come il primo Art Strike, lo sciopero dell’arte. Non furono molti i colleghi che accolsero l’appello, ma l’idea di rifiutare qualsiasi genere di produttività come radicale strategia anti-sistema gettò un seme destinato a germogliare più volte. Il neoista Stewart Home ripropose lo sciopero nel 1987, plagiarizzando il manifesto di Metzger; la Biennale di Alytus in Lituania tornò sugli stessi temi nel 2008; nel medesimo filone di pensiero possiamo inserire anche l’attività del collettivo Claire Fontaine, che da anni lavora sull’idea di Human Strike, teorizzando la pratica del rifiuto come fonte di autoderminazione e liberazione dalle costrizioni sociali ed economiche del tardo capitalismo.

PRETENDI LA PIENA PIGRIZIA

La questione dei rapporti tra arte e lavoro è stata affrontata dagli artisti in varie occasioni nella storia, seppure con sfumature e accezioni differenti. Basti pensare che già nel 1959 il situazionista Giuseppe Pinot-Gallizio scriveva, nel Manifesto della Pittura Industriale: “coll’automazione non ci sarà più lavoro nel senso tradizionale e non ci sarà più dopolavoro ma un tempo libero per libere energie antieconomiche”, proponendo la così realizzazione di una società “poetica, magica, artistica”. Oggi il tema della negazione della produttività torna prepotentemente alla ribalta connesso con un altro argomento altrettanto scottante: l’intelligenza artificiale. Nel suo ultimo progetto, Demand Full Laziness, l’artista italiano Guido Segni annuncia l’inizio di “un piano quinquennale per la completa automazione della produzione artistica”, realizzato servendosi di un algoritmo di deep learning.

TEORIE ACCELERAZIONISTE

In un periodo storico in cui l’etica del lavoro sembra aver fagocitato il tempo umano, e in cui, contemporaneamente, serpeggia il timore per un futuro dominato dalle macchine, il progetto di Segni tocca una serie di punti caldi. Ispirandosi, nel titolo e nelle premesse teoriche, al saggio accelerazionista Inventing the Future. Postcapitalism and a World Without Work (2015) di Nick Srnicek e Alex Williams (recentemente tradotto in italiano per i tipi di Nero Editions), Demand Full Laziness è una “performance automatizzata”, che non solo rivendica il diritto alla pigrizia, ma delega la realizzazione di una parte della produzione artistica, dal 2018 al 2023, a un software di intelligenza artificiale. Durante il primo anno, secondo il piano, un algoritmo programmato ad hoc si limiterà ad osservare l’autore mentre si riposa. La macchina non sarà dunque progettata per imparare a replicare un determinato stile, come è successo in passato, ma realizzerà ritratti dell’artista mentre dorme, legge e si gode il tempo libero.

UNA SOTTOSCRIZIONE PER SOSTENERE IL PROGETTO

Tutto quello che verrà prodotto dall’algoritmo durante questi cinque anni andrà a ricompensare i mecenati disposti a sostenere il progetto tramite la piattaforma di crowdfunding Patreon, che prevede la possibilità di accedere al lavoro degli artisti sottoscrivendo un abbonamento: “collezionisti d’arte, simpatizzanti, amici, artisti e chiunque lo desideri potrà sostenere economicamente il mio personale tentativo di essere produttivamente pigro attraverso sottoscrizioni periodiche e volontarie. Quindi, in base allo sforzo economico, ognuno sarà ricompensato con edizioni uniche e certificate delle opere prodotte dagli algoritmi e dai processi di automazione”.

– Valentina Tanni

http://demand-full-laziness.today

 

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AutoreGuido Segni
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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.