L’iniziativa del MOMA di San Francisco. Manda un sms al museo e ricevi la foto di un’opera

Un servizio innovativo permette di esplorare la collezione del Museo d’Arte Moderna di San Francisco utilizzando i messaggini del cellulare. Un modo divertente per connettere gli utenti con le istituzioni artistiche e divulgare il loro patrimonio.



Il MOMA di San Francisco courtesy moma.org
Il MOMA di San Francisco courtesy moma.org

La maggior parte dei musei possiede una collezione molto vasta, impossibile da mettere in mostra tutta in una volta. E nonostante le opere vengano spesso fatte ruotare nelle sale, in alcuni casi è impossibile farle conoscere tutte al pubblico. È per questo che molte istituzioni, aiutate dai mezzi di riproduzione e comunicazione offerti dalle nuove tecnologie, stanno immaginando nuovi sistemi per divulgare una conoscenza più approfondita delle proprie collezioni.

MANDA UN SMS ALLO SFMOMA

Il Museo d’Arte Moderna di San Francisco ha da poco lanciato un nuovo servizio telefonico chiamato Send Me SFMOMA che sfrutta gli sms per connettersi direttamente ai propri utenti. Come funziona? Basta inviare un messaggio di testo dal proprio cellulare al 572-51 (si tratta di un numero statunitense) chiedendo di poter ricevere un’opera e utilizzando la seguente sintassi: le parole “send me” seguite da un aggettivo, un nome o addirittura un emoji. Il sistema, messo a punto dal team di comunicazione digitale del museo guidato dal Creative Technologist Jay Mollica, invierà in automatico l’immagine di un lavoro scelto tra i quasi 35mila conservati nelle sale e nei depositi. Commenta Mollica sul blog dello SFMOMA: “In un mondo sommerso dalle informazioni, ci siamo chiesti: in che modo possiamo creare delle connessioni personali tra i diversi tipi di persone e le opere in collezione? In che modo possiamo offrire un’esperienza più completa del nostro patrimonio?

Send Me Sfmoma
Send Me Sfmoma

UN RAPPORTO INTIMO TRA MUSEO E PUBBLICO

L’esperimento è interessante e possiede due particolarità da non sottovalutare: prima di tutto instaura un rapporto intimo e diretto tra museo e fruitore, utilizzando un canale di comunicazione informale e familiare come il messaggino di testo. In secondo luogo sfrutta l’effetto randomness che  si genera dall’incontro tra la richiesta umana e le capacità di comprensione del software, che in tempo reale “interpreta” la richiesta a suo modo e cerca di rispondere meglio possibile all’interrogazione di turno. L’utente, insomma, non può mai essere sicuro di cosa riceverà, aggiungendo così un divertente effetto sorpresa che rende l’esperienza sempre diversa e stimolante.

– Valentina Tanni

www.sfmoma.org/read/send-me-sfmoma

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.
  • http://doattime.blogspot.it/ doattime

    Mi piacerebbe sapere quali sono le parole più gettonate, sarà uno spasso per i “selezionatori” delle opere d.o)

  • Alessandro Busoni

    Si crea davvero un “rapporto intimo e diretto tra museo e fruitore”… a rispondere alle richieste c’è un bot, non un umano! È dov’è l’intimità? E che dialogo si crea?
    “un divertente effetto sorpresa”… pari alla consultazione di una lista di Pinterest.
    Ma di cosa stiamo parlando?
    Su musei, digitale, costruzione del pubblico e logiche di fidelizzazione c’è ancora molto da ragionare…