Alla Biennale di Venezia ci sarà anche l’Hyperpavilion, un padiglione dedicato all’arte digitale

Oltre 3mila metri quadrati, distribuiti in tre ex magazzini all’Arsenale, per una mostra sull’arte nell’era delle nuove tecnologie. Ma la proposta, pur spettacolare, sulla carta suona parecchio ingenua.

Hyperpavilion, Biennale di Venezia
Hyperpavilion, Biennale di Venezia

Tre grandi spazi nella zona dell’Arsenale, per un totale di oltre 3mila metri quadrati, saranno dedicati, durante la prossima Biennale Arte di Venezia, al progetto Hyperpavilion, una mostra di opere inedite che si prefigge di indagare i cambiamenti dell’arte nell’epoca delle nuove tecnologie. 
Annunciata dal curatore Philippe Riss Schmidt durante una conferenza stampa a Hong Kong nei giorni scorsi, l’esposizione includerà un ampio gruppo di opere site-specific commissionate per l’occasione a 12 artisti internazionali: Vincent Broquaire (Strasburgo); Andrea Crespo (New York); Frederik De Wilde (Bruxelles); Ed Fornieles (Montréal); Lab NT2 (Montréal); Lawrence Lek (Londra); Claire Malrieux (Parigi); Théo Massoulier (Lione); Angelo Plessas (Atene); Julien Prévieux (Parigi); Jon Rafman (Montréal); Paul Souviron (Strasburgo).

IL TEATRO DEGLI OLOGRAMMI

La mostra includerà solo lavori inediti: una selezione dinamica che indaga i cambiamenti dell’arte dopo l’arrivo del digitale, e allo stesso tempo sperimenta nuovi modi per esporre queste opere”, ha commentato Riss-Schmidt. E le tecnologie di certo non mancheranno: proiezioni giganti, un cinema immersivo a 360°, un teatro degli ologrammi, opere multischermo e installazioni che ibridano diverse di queste soluzioni. L’intento, che ben si evince dai toni del materiale stampa, è quello di immergere gli spettatori in un contesto grandioso e spettacolare, ammantando così l’elemento tecnologico di un’aura meravigliosa e utopica (“una spettacolare immersione post-techno-umana”, si legge). Una scelta questa, che portata avanti nel 2017, ossia dopo almeno quattro decenni di sperimentazione nel campo della new media art (senza considerare i precursori) , rischia di suonare un po’ ingenua. A completare l’effetto Anni Novanta, ci pensa un’altra dichiarazione del curatore: “L’HyperPavilion non è un padiglione sull’arte digitale, ma sull’arte nell’era digitale. Benvenuti nell’era del Rinascimento elettronico.”

Valentina Tanni

www.hyperpavilion2017.com

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.