Un premio per la disobbedienza civile. Lo lancia il MIT di Boston

250mila dollari a fondo perduto. Questa la cifra che verrà assegnata il prossimo luglio dal MIT Media Lab di Boston. Verrà premiato il più potente e simbolico atto di disobbedienza civile.

Mit Media Lab - photo by Andy Ryan
Mit Media Lab - photo by Andy Ryan

Il mondo non si cambia facendo quello che ti dicono di fare”. Si apre con questa citazione di Joi Ito, direttore del famoso Media Lab del MIT (Massachussets Institute of Technology) di Cambridge (Boston), il sito web del Disobedience Award. Un premio di ben 250mila dollari che verrà assegnato il 21 luglio 2017 a un individuo oppure a un gruppo che si sarà distinto per un importante atto di disobbedienza civile: “ci sono tante persone che stanno facendo cose importanti infrangendo delle regole, oppure restando fedeli ai propri principi pur sapendo che verranno punite per questo”, ha commentato Ito in un’intervista rilasciata al New York Times.
Il premio, che è stato reso possibile grazie alla generosità di Reid Hoffman, imprenditore, co-fondatore e presidente di LinkedIn, il social network dedicato al mondo del lavoro, era stato in realtà già preannunciato lo scorso luglio, quando il Media Lab aveva espresso la necessità di individuare i migliori atti di disobbedienza, dandogli visibilità e sostegno economico, oltre che morale.

CALL APERTA FINO AL 1 MAGGIO

Ora però le submission sono aperte e le segnalazioni possono essere fatte, fino al 1 maggio, attraverso il sito web: “con questo premio vogliamo onorare quelle pratiche che impattano sulla società in modo positivo, rispondendo a una serie di principi chiave: la non violenza, la creatività, il coraggio, la capacità di assumersi le responsabilità delle proprie azioni. Questo genere di disobbedienza non è specifica di una disciplina: può avvenire nella ricerca scientifica, nell’ambito dei diritti civili, della libertà di parola, dei diritti umani e riguarda in generale la libertà di innovare”.
Nonostante lo staff del MIT abbia ribadito che l’iniziativa non costituisce in nessun modo una reazione alla Presidenza Trump, è indubbio che l’ondata di proteste degli ultimi mesi costruisca attorno questo premio un contesto particolarmente calzante, rendendo ancora più evidente la sua potente carica simbolica grazie a un tempismo eccezionale.

– Valentina Tanni

www.media.mit.edu/disobedience

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.
  • Evviva un premio per valorizzare chi sa guardare il mondo in modo diverso, son proprio curioso di vedere a chi sarà assegnato.