Mostre online. All’incrocio fra Olanda, Brasile e Croazia

Un progetto d’artista. Tutto online. Si chiama “The Phoenix Atlas” e coinvolge personaggi di calibro internazionale. Però forse loro non lo sanno. Vi raccontiamo tutto nel nuovo “Lap Tab” di Alfredo Cramerotti.

Jimmy Robert - Untitled - 2007

Partiamo dalla “mostra” corrente: Mary. Un progetto in tre capitoli che si sviluppa come una detective story, con tanto di plot. E con artisti come Pierre Huyghe. Oppure prendiamo That time you let me in, incentrata sul lavoro del fotografo svedese JH Engström. La mostra presenta 16 fotografie tratte dai libri Haunts (Steidl, 2008) e Sketch of Home (Gun Gallery, 2008). Ma le foto si leggono, non si guardano. La lettura, strutturata attraverso la pagina web in una sorta di costellazione di brevi e incisivi paragrafi da sinistra a destra, non molla un attimo il lettore.
Altri progetti presentano, tra i molti, Pierre Bismuth, Toshiko Okanoue, John Stezaker, Mario Airò, Félix González-Torres, Tino Sehgal, Monika Sosnowska, Fischli & Weiss, Sophie Calle, Thomas Ruff. Magari loro non lo sanno, ma non è questo il punto.
I tre moschettieri della faccenda – Okke De Groot (curatore, Olanda), Ana Laura Ferreira (artista, Brasile) e Jan Karan (scrittore, Croazia) – sembra abbiano fatto tutto online: c’è anche una conversazione email che riporta la genesi del progetto. E si legge chiaramente il progressivo focalizzarsi, da una prima idea generica di combinare narrativa, critica e curatela fino al successivo spazio fisico (discorsivo) che il testo può generare, passando attraverso la scrittura d’arte come formato fisico di una mostra, quasi sostituendo la stessa.

Matthew Stone - Diverse energies - 2011
Matthew Stone – Diverse energies – 2011

Per ‘scrittura’ intendono il saggio critico, il comunicato stampa, lo statement dell’artista. Scrittura d’arte e a proposito di arte, insomma. Quando questo tipo di scrittura non è ancorato a una mostra e a uno spazio o un tempo fisico dell’arte, il tutto si libera e diventa uno strumento generativo. Anche de-generativo, se si vuole. Ma molto interessante da esperire.
Il progetto sembra in continua evoluzione: da sola scrittura si è passati a serie di immagini, non in fila ma sovrapposte. Cosicché c’è da andare a scovarle sotto altre immagini in una serie spontanea di associazioni visive.
Il tutto sembra una serie di draft, bozze per una possibile mostra, conferenza o pubblicazione. Nessuno di questi formati esiste in realtà, ma gli artisti presentati e le opere incluse sono totalmente veri. Una serie di appropriazioni indebite forse, mix di citazioni e “arrangiamenti” critici molto ben congegnati.

Alfredo Cramerotti

www.thephoenixatlas.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #11 

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Alfredo Cramerotti è un critico, curatore e artista di base nel Regno Unito. Il suo lavoro esplora la relazione tra realtà e rappresentazione attraverso una serie di media e collaborazioni tra le quali TV e radio, pubblicazioni, internet, festival mediatici, fotografia, critica e cura di progetti artistici. Nel 2011 Cramerotti è stato nominato Direttore del Mostyn, la principale galleria pubblica d’arte contemporanea del Galles. In passato è stato Co-Curatore di Manifesta 8, la biennale europea di arte contemporanea (2009-10) e Curatore Senior al QUAD di Derby (2008-11). Al di fuori dei suoi impegni istituzionali, Cramerotti e’ Candidato Ph.D. presso il Centro Europeo per la Ricerca in Fotografia, University of Wales, Newport, Co-Direttore dell’agenzia curatoriale itinerante AGM Culture, e Co-Curatore di CPS Chamber of Public Secrets, unita’ di produzione artistica e mediatica. E’ Visiting Lecturer in varie università europee tra le quail NTU Nottingham Trent University, University of Westminster e DAI Dutch Arts Institute, e Curatore della collana Critical Photography per Intellect Books. Sue pubblicazioni recenti comprendono i libri Aesthetic Journalism: How to Inform without Informing (2009) e Unmapping the City: Perspectives of Flatness (2010).