Non basta dire artigiano. La creatività si riunisce grazie a CNA

Una chiave, un passepartout che ha sdoganato tanti di quei prodotti da diventare quasi sinonimo di ambiguità: artigianale, sartoriale, su misura… Aggettivi legati a ogni tipo di prodotto senza nessuna giustificazione reale.

Bruce Sterling a CNA Next

Perché siamo diventati tutti artigiani? Perché ci siamo messi tutti sotto il tetto sicuro del fatto a mano, anche essendo in grado di usare meravigliosi strumenti di produzione industriale? Sicuramente in un momento di crisi abbiamo giocato la carta vincente, quella davanti a cui si inchina tutto il mondo, il genio creativo italiano: Leonardo da Vinci ma anche Valentino e la pasta fatta in casa, come la tiravano le nonne facendola diventare quasi trasparente, proprio come un tessuto.
Un timbro di prodotto artigianale su ogni cosa genera una bella confusione, tanto che, quando parliamo di vero e falso, non intendiamo la borsa venduta per strada ma il falso artigiano, il creativo che confonde il proprio lavoro con quello di un altro e spesso rinuncia a evolversi pur di rientrare in una categoria sicura e riconosciuta.
Il trionfo dell’ibrido, figura fino a ieri osannata ma oggi osservata con attenzione, soprattutto per salvaguardare l’identità creativa. Siamo nell’epoca dell’open source: la Rete ci consente di comunicare cercando soluzioni, oltre che di creare. Abbiamo superato l’esperimento di Luther Blisset della metà degli Anni Novanta, la comunicazione creativa carbonara, quando si pensava di poter produrre solo prodotti “anomali” di disturbo creativo.
Chi ha saputo concentrare l’attenzione su questi dati è stato il convegno organizzato dalla CNA a Roma, al Teatro Palladium.

Massimo Banzi – photo blibbox

CNA Next, con il titolo di Motori. Festival dell’intelligenza creativa, ha saputo delineare un panorama chiaro, dove hanno fatto il punto personalità in grado di parlare di artigianato in modo sincero, efficace e contemporaneo.
Conservando l’attenzione all’archetipo, al valore della tradizione, si sono delineate chiaramente strade nuove per generare prodotti nuovi, diversi, su misura in quanto frutto di nuove tecnologie e nuove logiche di divisione del lavoro, che superano i limiti della produzione di massa. È emerso il modello ipotizzato dalla cosiddetta “terza rivoluzione industriale”, ovvero il modello dell’autosufficienza produttiva (come quella energetica propostada Jeremy Rifkin): una manifattura distribuita grazie all’open innovation, alla condivisione dei saperi, anche rischiando di pregiudicare l’identità culturale del prodotto.
Il Re-Made in Italy – come titola l’ultimo numero di Wired – guidato dal guru dei maker, Massimo Banzi, ideatore del processore open source Arduino, è un fenomeno che ha determinato la filosofia everyone design for everyone.

Robotica 2012

Nell’intervento di apertura al Palladium, Bruce Sterling dice che “il futuro non è più quello di una volta” e mostra le immagini di una mostra a Londra dove oggetti cult artigianali come un vaso Wedgwood vengono realizzati con stampanti 3D: un metodo di produzione del XXI secolo si fonde con l’archetipo della fine del Settecento.
Per ora basti dire che tutto ciò è possibile, che si può produrre in un altro modo, che sta nascendo una nuova estetica legata al rapporto fra l’analogico e l’arte. Verranno stravolti i concetti di falso e autentico, andrà ridisegnato il percorso del diritto di autore, andrà fatta chiarezza su cosa siamo in grado realmente di fare in una nuova comunità creativa.
I sistemi tradizionali continueranno a esistere come enorme fonte di ricerca ed esperienza, ma oramai è chiaro: non andranno proposti come la soluzione alla crisi del futuro.

Clara Tosi Pamphili

www.cnanext.it

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Clara Tosi Pamphili
Clara Tosi Pamphili si laurea in Architettura a Roma nel 1987 con Giorgio Muratore con una tesi in Storia delle Arti Industriali. Storica della moda e del costume, ha curato mostre italiane e internazionali, cataloghi e pubblicazioni. Ideatrice e curatrice di A.I.artisanal intelligence, evento che si svolge due volte l'anno per promuovere nuovi designer di moda in collaborazione con gallerie di arte contemporanea. Svolge attività di ricerca delle arti applicate nella moda collaborando con le più importanti sartorie teatrali e di moda italiane e internazionali. Ha diretto didatticamente l'Accademia di Costume e di Moda dal 2005 al 2007. Ha insegnato Storia del Design di Moda e Tecniche di Ricerca all'Accademia di Costume e di Moda e alla Facoltà di Architettura di Roma Ludovico Quaroni fino al 2011. Attualmente è consigliere di amministrazione di Altaroma, dove si occupa di progetti di ricerca e sviluppo delle nuove tendenze con particolare attenzione al legame fra moda e arte. Collabora con il Maxxi e altre istituzioni per la creazione di eventi culturali sulla moda. Risiede e lavora a Roma.