Sabotando l’interfaccia

Troppo spesso gli strumenti tecnologici con cui interagiamo vengono dati per scontati. Ma l’interfaccia non è un dato precostituito. Ecco un artista che la decostruisce e la trasforma. Si chiama Constant Dullart e si muove tra net art e concettualismo.

Sono lontani i tempi in cui si guardava a Internet con stupore e meraviglia, come a uno strumento vergine dagli enormi potenziali tutti da scoprire, o a uno spazio sconfinato da esplorare e modellare a proprio piacimento. Una volta scemata l’euforia iniziale, all’infatuazione subentra rapidamente l’abitudine, con conseguente drastica diminuzione di curiosità e attenzione per la forma e la struttura dei luoghi frequentati e degli strumenti utilizzati. In un web dominato da interfacce standardizzate e pronte all’uso, il rischio è che la forma più diffusa venga considerata l’unica possibile. I lavori online di Constant Dullaart si inseriscono in questo scenario manipolando le interfacce per indagarne il potenziale sociale intrinseco, attraverso operazioni tanto semplici e banali quanto potenti ed esplosive.
Significativa è la serie di opere che ha per soggetto Google: in thecensoredinternet.com i testi vengono sostituiti da una lunga serie di x, rendendo pressoché inutile ogni ricerca; therevolvinginternet.com impone alla homepage del motore di ricerca un movimento rotatorio continuo, con l’aggiunta di una colonna sonora; thedoubitinginternet.com fa oscillare la pagina come fosse il braccio di una bilancia, mentre thesleepinginternet.com introduce il ciclo del giorno e della notte calando la pagina nel buio.

YouTube as a Subject è invece un gruppo di lavori che analizza il format di presentazione dei video imposto da YouTube. YouTube as a Sculpture trasforma l’animazione di caricamento del file video in una scultura composta da otto palle di styrofoam disposte a cerchio su fondo nero e illuminate in sequenza. Nel video Falling Youtube, Dullaart gioca con il bottone del play facendolo cadere verso il basso; lo stesso bottone che in YouTube Strobe appare e scompare in modo intermittente ad altissima velocità.
Piccoli interventi che sono come lampi improvvisi in grado di scardinare la visione annebbiata e abitudinaria del quotidiano.

Matteo Cremonesi

www.constantdullaart.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #3

 

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Matteo Cremonesi
Matteo Cremonesi (Brescia, 1984) si occupa di arte e nuovi media, interessandosi in particolar modo delle implicazioni sociali e politiche che le nuove tecnologie producono nel mondo contemporaneo. E' docente di “Cibernetica e teorie dell'informazione” presso l'Accademia di Brera e collabora attivamente con il Link Center For the Arts of the Information Age in qualità di coordinatore del settore educativo. E' membro del collettivo artistico IOCOSE con il quale ha presentato i propri lavori in diverse sedi nazionali e internazionali. Nato nel 2006, il gruppo organizza azioni liminali volte a sovvertire le ideologie, le pratiche e i processi di identificazione e costruzione del significato, concependo le strade, Internet e il passaparola come terreni di battaglia.