Parola alla moda. L’esempio di Simone Antonini

Il giovanissimo Simone Antonini ha scelto di andare controcorrente, non adeguandosi al dilagante conformismo della moda ma affidandosi alle parole per disegnare la sua prima collezione.

Simone Antonini. Fashion Graduate Italia, Milano, novembre 2017. Master of Arts in Fashion & Textile Design, NABA, Milano, photo Daniele Venturelli

La provocazione nella moda è diventata conformismo. Anche i giovani designer pare si preoccupino più di obbedire alle equazioni facili di comunicazione, dove se l’idea iniziale ha forza, le repliche sono svuotate e già stanche. Ci sono però nuovi ragionamenti, nuove riflessioni che partono proprio dal voler sovvertire questo status quo paradossalmente catalizzato dai media, una sorta di rivolta dall’interno spinta da una nuova consapevolezza. C’è chi si vuole riappropriare del design e della progettazione di moda.
Simone Antonini è un giovanissimo designer che ha debuttato con la sua prima collezione in occasione di Fashion Graduate Italia, evento voluto da Piattaforma Moda e che nel novembre scorso ha coinvolto le maggiori scuole di moda italiana. La sua formazione parte dal disegno industriale a Roma, con una specializzazione nel master di Fashion and Textile Design in Naba.

UNA MODA RIFLESSIVA

Cercando di focalizzarsi nuovamente sul design e non sulle tendenze, per la sua prima collezione Simone è partito non solo da una riflessione ma in primis dalla parola. Ha scritto sei racconti estemporanei, poetici e surreali, ciascuno legato a un capo archetipico: “Non racconto la collezione ma parto dalle parole, poi l’esito formale diventa a tratti quasi un pretesto. Credo che la quantità di immagini che possono essere riprodotte in una collezione siano sempre le stesse, proprio come i vestiti. Meglio allora partire da un ragionamento, la mia è una moda riflessiva, e la riflessione in questo progetto è sulla moda stessa. D’altra parte ho appena iniziato e, onestamente, trovo necessario avere prima uno sguardo critico sul presente, per guardare al futuro”.

Simone Antonini. Fashion Graduate Italia, Milano, novembre 2017. Master of Arts in Fashion & Textile Design, NABA, Milano, photo Daniele Venturelli
Simone Antonini. Fashion Graduate Italia, Milano, novembre 2017. Master of Arts in Fashion & Textile Design, NABA, Milano, photo Daniele Venturelli

SERENDIPITY

La collezione è grafica pulita, istantanea come una polaroid, costruita su panelli in colorblock, da dove il capo archetipico incorniciato prende forma, si delinea. Un lavoro che ricorda le sculture tessili di Franz Erhard Walther, pioniere dell’arte minimale, Leone d’Oro all’ultima Biennale di Venezia.
Serendipity va cantata, è una parola che necessita di ritmo. Sarebbe stata l’invenzione del secolo diciottesimo, se solo l’inventore non si fosse affrettato a cercare un significato. E questo, talvolta, non ha senso”. Questo è l’incipit del racconto su uno dei capi che abbiamo scelto di pubblicare, che non vuole certo raccontare il capo né essere uno slogan, ma dice tanto su un approccio poetico e intenso, che ancora la progettazione di moda può avere.

Stefania Seoni

https://fashionisalanguagenaba.wordpress.com/tag/simone-antonini/

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #41

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Stefania Seoni
Stefania Seoni è una giornalista freelance e docente nel corso di Art Direction nel master di Fashion and Texile design in Naba. Dopo le prime collaborazioni con varie testate di moda (Elle Italia, Zero, Cabinet Corea)ha iniziato il suo percorso con Diane Pernet, curando la prima edizione alla Triennale di Milano di ASVOFF, il primo festival itinerante di Cinema e Moda. Con Diane Pernet ha inoltre curato la sezione emergenti di Asvoff, realizzato in collaborazione con Vogue Italia. Reporter per cinque anni in Italia per il blog Asvof, ha seguito e segue i designer emergenti. Si occupa attualmente di copywriting per diversi brand, scrive di moda e arte per il magazine tedesco Zoo.