Heaven or Hell? Il Cube Design Museum di Kerkrade mette in mostra scarpe da sogno

Paradisiache o infernali (per i nostri piedi), le scarpe rivelano molti aspetti della personalità di chi le indossa. Un museo olandese rende loro omaggio esponendo 100 modelli straordinari, con la curatela dell’italiana Elisabetta Pisu.

Heaven or Hell?
Heaven or Hell? Extraordinary Shoe Design © Kenneth Tan Fotografie

Rasoterra come un paio di ballerine Repetto oppure vertiginose come quelle indossate da Lady Gaga nel videoclip di Marry the Night, realizzate in laboratorio o firmate da progettisti di grido, le scarpe non sono semplici accessori ma veri e propri pezzi di design. Icone contemporanee che, oltre ad avvolgere e proteggere il piede, raccontano chi siamo. “Le scarpe dicono tutto di noi” racconta Elisabetta Pisu, curatrice italiana della mostra Heaven or Hell? che al Cube Design Museum di Kerkrade, nel sud dell’Olanda, passa in rassegna 100 modelli straordinari “Lo status sociale, la personalità, uno spirito convenzionale o anticoncezionale…in poche parole sono mezzi per affermare se stessi”.

Kobi Levi
Kobi Levi Chewing gum, 2009, photo credit Ilit Azoulay min

NON SOLO MODA

Coprodotta da IMF Foundation, la mostra non è solo pane per fashion victim. Il discorso si articola intorno a sei nuclei tematici: la tecnologia, dal rinforzo in metallo introdotto all’interno del tacco nel 1954 dallo stilista Roger Vivier alle tecniche di produzione più recenti come la stampa 3D usata dal designer Ross Lovegrove per ottenere l’effetto di leggerezza che è la cifra stilistica delle sue Ilabo (United Nude, 2015); l’iconicità di modelli vecchi e nuovi, che devono la loro fama a una firma prestigiosa – Yves Saint Laurent, Coco Chanel, Ferragamo – o alle celebrità che le hanno calzate (ricordiamo per esempio la caduta di Naomi Campbell in passerella, ai piedi un paio di platform spropositate di Vivienne Westwood, o ancora le Manolo Blahnik indossate da Sarah Jessica Parker in Sex & The City, diventate oggetto del desiderio per milioni di donne nel mondo); i materiali, a volte sorprendenti, dalle alghe utilizzate dall’azienda britannica Vivobarefoot per produrre le sue Ultra 3 alla porcellana scelta dalla designer Laura Papp per rendere sulle sue Porcelain Shoes i dettagli della Sagrada Familia di Gaudi; la sostenibilità, con modelli interamente riciclabili (la Vacuum Forming Shoe dell’israeliana Lou Mouria, realizzata a partire da un unico foglio di plastica) e altri realizzati a partire da scarti alimentari, per esempio le bucce di banana del prototipo presentato dalla designer olandese Lotte de Boer; la capacità di fare il salto da underground a mainstream vestendo i piedi di intere generazioni di giovani come le Dr. Martens o le Converse; gli intrecci tra arte e shoe design che spesso danno vita a modelli-scultura assai poco portabili.

SCARPE COME SCULTURE

A quest’ultima categoria appartengono le Nova Shoes disegnate dall’archistar Zaha Hadid nel 2013 per il marchio United Nude, emblema della scarpa destrutturata e ricche di suggestioni magmatiche ma certamente non comode con il loro tacco a sbalzo alto ben 16 centimetri.
Qualità scultorea e performance sono i due estremi opposti verso i quali tende la maggior parte dei progetti, in una dialettica sempre più polarizzante. “La ricerca sta andando in due direzioni” conferma la curatrice “da una parte un’estremizzazione estetica con dei modelli che diventano difficilmente calzabili, dall’altra si va verso una tecnologia votata al comfort, alla prestazione sportiva e allo studio di materiali ecosostenibili”.

– Giulia Marani

Heaven or Hell? Extraordinary Shoe Design //  fino al 2 settembre 2018
a cura di Elisabetta Pisu
Cube Design Museum
Museumplein 2, Kerkrade
tel. 045 – 5676010
www.cubedesignmuseum.nl

Dati correlati
AutoriZaha Hadid, Vivienne Westwood
CuratoreElisabetta Pisu
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Giulia Marani
Classe 1983, genovese di nascita e di cuore. Dopo la laurea in comunicazione all’Università degli Studi di Milano, soccombe al fascino di Parigi, dove vive per sei anni, lavorando come ufficio stampa in ambito editoriale e nella redazione della rivista di architettura e design Architectures à vivre.