L’esposizione dedicata alla maison Dior ha registrato un successo di pubblico eccezionale. File di ore a lambire le mura del Musée des Arts Decoratifs in rue de Rivoli, prenotazione esaurite settimane e settimane prima. Ma qual è la vera storia di un marchio noto in tutto il mondo?

La precedente retrospettiva parigina dedicata a Christian Dior si era tenuta nello stesso museo nel 1987, ma prendeva in considerazione solo le creazioni del designer dal 1947 al 1957. Quella appena conclusa ha celebrato invece per intero i settant’anni della maison parigina, del suo fondatore e dei sei direttori artistici che si sono succeduti: Yves Saint Laurent, Marc Bohan, Gianfranco Ferré, John Galliano, Raf Simons e Maria Grazia Chiuri.
Il comunicato ufficiale dell’esposizione recitava così. “La permanenza dello spirito di Christian Dior è dovuta anche ai vari direttori artistici che hanno preso il posto dello stilista dopo la sua scomparsa nel 1957…. Alla scelta rischiosa del giovane Saint Laurent segue la reazione razionale di Marc Bohan. C’è stato poi l’esuberante arrivo di Gianfranco Ferré, a seguire quello del fashion punk John Galliano, sino all’affermazione “minimalista” di Raf Simons e, infine, la scelta di una donna, Maria Grazia Chiuri, e la sua impegnata visione della femminilità. Presentazioni come queste sono spesso enfatiche, devono “vendere” e quindi si capisce.
Ma queste righe sono anche decisamente reticenti, perché ignorano una cesura fondamentale e per niente trascurabile. Nel 1987 il marchio Christian Dior viene acquistato dal CEO e Presidente di LVMH Bernard Arnault con una manovra finanziaria spericolata. Arnault riesce a mettere le mani su Dior acquistando (e in seguito rivendendo in alcune sue parti) il gruppo Boussac, di cui Dior fa parte. È questo uno snodo fondamentale per il settore e non solo per la storia di questo marchio: perché è questo l’inizio del connubio moda-finanza che da allora cambia tutto in questo settore.

Christian Dior, couturier du rêve. Les Arts Décoratifs, Parigi 2017. John Galliano, HC, 1998
Christian Dior, couturier du rêve. Les Arts Décoratifs, Parigi 2017. John Galliano, HC, 1998

DA BOHAN ALLA CHIURI

Immediatamente Arnault annuncia a Marc Bohan la sua estromissione e alla direzione artistica della maison viene chiamato Gianfranco Ferré. In quel momento il marchio non naviga in buone acque ma Arnault è il secondo uomo più ricco di Francia e tra i primi dieci al mondo. Qualcuno può dirgli di no? Sulla base di quale ragionamento il CEO di LVMH abbia affidato un atelier d’alta moda a un architetto nato a Legnano che ha esordito disegnando cinture e ha poi raggiunto la fama disegnando sontuose camicie bianche non lo sapremo mai. In ogni caso Ferré resta in carica ben dieci anni e solo nel 1997 al suo posto arriva da Londra John Galliano.
Galliano, nel comunicato riportato qui sopra, viene liquidato con il termine “fashion punk”. Una definizione che bisognerebbe capire da quale sentimento è stata innescata: scarsa conoscenza del suo lavoro? Invidia per un talento che si è bruciato volteggiando come una farfalla intorno al fuoco? Galliano è uno straordinario couturier oltre a essere un creativo come se ne sono visti pochissimi negli ultimi vent’anni. È con lui che il marchio di Arnault riprende il volo. Non è esagerato dire che per alcuni anni l’intera haute couture parigina (diciamo pure quella mondiale) si regge sulla straordinaria ricaduta di immagine delle sue presentazioni.
Poi Galliano si brucia. Inutile rivangare quanto è successo: è successo ed è cosa passata. Nel 2011 al suo posto arriva da Anversa Raf Simons. Che è un talento straordinario. Però è noto per le sue raffinate intuizioni minimaliste e soprattutto per le sue collezioni uomo. Che c’entra la permanenza dello spirito di Christian Dior con una raffinata sensibilità minimalista nella moda uomo? Forse è perché quel che vuole vendere Arnault sono profumi, occhiali, orologi e borsette… e non vestiti? In ogni caso Raf Simons getterà la spugna nel 2015. Al suo posto ora c’è Maria Grazia Chiuri, che non è amatissima dalla critica internazionale (in Italia è diverso, qui basta essere in un posto di potere per assicurarsi applausi a scena aperta), ma pare vada meglio in negozio. Abbiamo saltato qualcuno? Certo, Saint Laurent. Ma lui, proprio come Christian Dior, non lo abbiamo conosciuto. Magari…

Aldo Premoli

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive tra Catania e Cernobbio. E poi New York e Londra, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze di comunicazione ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di Huffington Post e Artribune, ha fondato a Catania, con Maurizio Caserta ed Emma Averna, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e a Noto il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige inoltre la piattaforma on line SudStyle.it.
  • Gloria Trevisani

    Bello, ho imparato aspetti della Maison che non conoscevo. Grazie.