Moda. La nuova estetica redneck

Che tipo di abbigliamento piace ai supporter di Donald Trump? E quanto può influire l’estetica sulla politica? Aldo Premoli affronta questi temi sullo sfondo degli Stati Uniti, portando l’esempio di John Binder, “critico di moda” della campagna Trump.

Melania Trump in Dolce & Gabbana a Taormina
Melania Trump in Dolce & Gabbana a Taormina

Il sito di Steve Bannon, il consigliere razzista e bombarolo della campagna di Donald Trump ha ora un critico di moda. Va così: Breitbart News ha deciso di esercitarsi anche nel soft power, definendo la nuova estetica dei lettori redneck. John Binder, 25 anni, è stato assunto lo scorso aprile per dare ai fan della nuova amministrazione qualcosa di divertente da leggere a fianco dei post rabbiosi, brutti, sporchi e cattivi che lo caratterizzano.
Binder scrive di moda, ma le sue opinioni sono perfettamente in linea con lo spirito di Breitbart News. “Uno dei principi che ci governa”, spiega Alex Marlow, il capo redattore della piattaforma, “è quello secondo cui la cultura è superiore alla politica. La cultura influenza l’atmosfera politica in cui viviamo più di quanto faccia la politica con la cultura”.
Ma torniamo a Binder. Il suo riferimento di stile assoluto è Melania Trump. Tra i membri della famiglia presidenziale è alla first lady che Binder rivolge le maggiori attenzioni. Con la sua apparizione sulla scena, secondo Binder, sta cambiando tutto. Non è possibile tradurre questa frase di suo pugno, perché il tutto verrebbe rovinato. Ma eccola: “She is transitioning us into a kind of bitch-goddess ultra-femininity”. Bitch-goddess? Da non credere!

Melania Trump con un abito di Dior
Melania Trump con un abito di Dior

TUTTI I LOOK DELLA FIRST LADY

Secondo Binder la first lady si è imposta un’etichetta vestimentamentaria da cui raramente si discosta: un guardaroba da giorno costituito da pezzi sartoriali o abiti croccanti e preferibilmente longuette. Non importa se Melania a Taormina per il G7 ha indossato uno spericolato soprabito Dolce&Gabbana da 51mila € o se a settembre alla Casa Bianca ha posato per i fotografi mentre faceva giardinaggio con una camicetta di Balmain da 1.300 dollari. Non importa se ha indossato le immancabili stiletto shoes a punta per recarsi in visita a Houston sulle rovine lasciate dal passaggio dell’uragano Harvey. Non importa nemmeno che a Parigi si sia presentata alle cerimonie ufficiali indossando rigidi due pezzi Dior, a Roma sia apparsa in Valentino e che mostri una vera predilezione per il marchio spagnolo Delpozo, esibendone le spericolate creazioni a più non posso. L’ultimo colpo di scena è stato l’accappatoio fantasia”( evitiamo la definizione kimono) sfoggiato durante la visita in Giappone il 5 novembre scorso. Per Binder non importa proprio: Melania è sempre e comunque unapologetic and fabolous”, l’unico e solo riferimento per una vera donna americana.

Ashley e Mary Kate Olsen nel 2011
Ashley e Mary Kate Olsen nel 2011

DALLA MODA ALLA POLITICA

Quando non si occupa di Melania, Binder riserva la sua ammirazione a Victoria Beckham. Ascoltiamolo: “Ha i capelli sempre perfettamente in ordine, quasi sempre indossa un maglione oversize, pantaloni e una borsa di pregio a mano. Non puoi immaginarla in altro modo. E in questo è molto simile a Melania”. Tra i primi posti della sua personale classifica c’è pure Nicole Kidman, che secondo Binner, rocked Hollywood” supportando – ma solo dopo le elezioni – il nuovo presidente eletto. La Kidman “stunned ”gli Emmy Award “con un abito rosso alla caviglia sostenuto solo da laccetti argento intorno al collo”. Altro riferimento certo sono le Olsen sisters, Mary-Kate e Ashley, attrici, stiliste e gemelle apparse in televisione e al cinema sin dall’infanzia. Sempre insieme appassionatamente in programmi televisivi, film, interviste e pubblicità. Perché piacciano così tanto a Binder resta un mistero.
Binder, in realtà, ha due vere passioni: le celebrities e i problemi legati all’immigrazione. Stridono? Non importa. Lui li coltiva insieme e non gli sono piaciute per niente alcune affermazioni concilianti rilasciate durante un gala di beneficenza dalla figlia di Melania, quella Ivanka che pure vanta una linea di moda che porta il suo nome. Da quel momento di lei Binder cerca di occuparsi il meno possibile.

Aldo Premoli

www.breitbart.com

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive tra Catania e Cernobbio. E poi New York e Londra, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze di comunicazione ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di Huffington Post e Artribune, ha fondato a Catania, con Maurizio Caserta ed Emma Averna, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e a Noto il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige inoltre la piattaforma on line SudStyle.it.