La moda e il design vanno a lavorare. In Triennale

Una mostra che si presenta come una tavola di farfalle accuratamente allestita da un entomologo con un gas di cui non si conosce la composizione chimica. Sono abiti per lavori ipotetici, inventati, desiderati e immaginari. Ma sono anche indumenti che inventano a loro volta nuovi mestieri per una moderna e diversa società.

Gli abiti di lavoro di Nanni Strada esposti alla Triennale di Milano

Sono i nuovi mestieri creativi, ibridi, tra arti e marketing, quelli esposti nella mostra Abiti da Lavoro presso la Triennale di Milano.Professioni contemporanee che cercano di interfacciarsi oggi con una società che sembra non sapere bene se anelare a un ritorno a ciò che già conosce o a una svolta non ancora futuribile. “L’avvento di una creatività totale diffusa”, afferma il curatore Alessandro Guerriero, “si sta diffondendo in modo capillare. Per rendersene conto basti pensare al do it yourself, all’autoproduzione, all’autofabbricazione, ai fab-lab, alle stampanti 3d, ai designer artisti, ai makers, ai maestri d’arte, alle sarte, agli artigiani tecnologici eccetera”.
Come incanalare tutta questa energia multisfaccettata e dai confini indefiniti? Guerriero continua a illustrarci le chiavi di lettura del suo lavoro di ricerca attraverso delle parole chiave, che già da sole aprono scorci infiniti.
Futurismo: l’idea della modernità che destruttura certezze per dar vita a una ricerca infinita. Metafisica: senso di inquietudine nei confronti del passato e del futuro che, per ragioni opposte, risultano inintelligibili. Radical: prendere esempio dalla nuova linfa generatasi, negli Anni Sessanta, dalle “morti annunciate” delle arti e della politica. La neo-scuola TAM-TAM: affinché l’istruzione non sia un flusso monodirezionale, ma un luogo di comunicazione che generi l’imprevedibile, stimolando l’immaginazione, in gruppo.
“Inevitabilmente la nostra vita è fatta di elementi che vengono alla ribalta e si ritirano, si contrastano e si connettono in una trama sempre mutevole di temi e di episodi. È in questo mondo plurale che la nostra anima trova le fonti da cui trarre significato, direzione e valore”, dichiara Guerriero.“Ma per farlo deve dare ascolto ai diversi sogni che abitano la molteplicità che ci compone, la pluralità che condensa in sé la comunità di molte persone che non siamo, ciascuna con bisogni, paure, desideri, stili specifici, linguaggio”.

Alessandro Guerriero con Gisella Borioli di Superstudio
Alessandro Guerriero con Gisella Borioli di Superstudio

Da queste premesse si è sviluppata l’idea di dare un volto a nuovi mestieri, reali e fantastici, trasfigurandoli in abiti da lavoro che esprimono la personalità dei loro creatori, e al contempo proiettano il visitatore in una “boutique di vite future“, lasciando che sia la loro immaginazione a ipotizzare le infinite possibilità e prospettive che si possono celare dietro al singolo “workwear”. Molti i contributi famosi, da stilisti come Vivien Westwood, Elio Fiorucci, Isssey Miyake e Antonio Marras ,ad Andrea Branzi, Alessandro Mendini, Nacho Carbonell, Coop Himmelb(l)au, solo per citarne alcuni. Il risultato è una varietà di tematiche, texture e analogie che stimolano senza sosta i sensi del visitatore.
L’Atelier Biagetti, che ha curato il progetto d’allestimento, in un’intervista su Elle Decor, descrive l’interpretazione data al concept della mostra come la creazione di un set scenografico. “L’appenderia d’oro, sovradimensionata e simbolica, attraversa tutte le sale della Triennale e presenta gli abiti, che rimangono sospesi. I visitatori, con il loro movimento, favoriscono l’oscillazione dei pezzi che prendono vita. Diventano più vicini e accessibili.” Impongono, inoltre, l’assenza delle didascalie, per strappare alla prima impressione “l’etichetta del marchio”. Un invito a esplorare e liberare la fantasia. Non privi di senso critico.

Flavia Chiavaroli

Milano // fino al 31 agosto 2014
Abiti da Lavoro
a cura di Alessandro Guerriero
Catalogo Silvana Editoriale
TRIENNALE DI MILANO
Viale Alemagna 6
02 724341
www.triennale.org