E il Met celebra il punk

Tra gli eventi più attesi del fashion curating, a maggio va in scena la tradizionale mostra/gala organizzata dal museo newyorchese per la raccolta fondi dell’Istituto del Costume. Tema di questa nuova mostra è il punk, che non rappresenta solo un trend ricorrente, ma anche uno spirito di ribellione e un modo di affrontare la vita che è particolarmente attuale.

Rei Kawakubo per Comme des Garçons - photo Peter Lindbergh

A testimoniare l’attualità del punk, basti pensare alla vicenda delle tre esponenti delle Pussy Riot, gruppo femminista russo, condannate a tre anni di reclusione con l’accusa di “teppismo religioso”.
In mostra al Metropolitan cento creazioni, con abiti punk originali dalla metà degli Anni Settanta che si contrappongono a quelli più recenti: un percorso multisensoriale con video e musiche, per mostrare come l’haute couture e il prêt-à-porter abbiano preso a prestito i simboli del punk, sostituendo quindi le paillette con spille da balia, le piume con lame di rasoio e le perline con le borchie.
Particolare spazio avrà l’influenza di Malcolm McClaren e Vivienne Westwood con la loro boutique Seditionaries a Londra, per capire come i designer abbiano poi arricchito il linguaggio visivo del punk, originariamente articolato dal duo, attraverso la fusione tra il realismo sociale e l’espressione artistica.
Forte la selezione dei fashion designer coinvolti: Miguel Adrover, Thom Browne, Hussein Chalayan, Giles Deacon, Christophe Decarnin (Balmain), Dior, Domenico Dolce e Stefano Gabbana (Dolce e Gabbana), John Galliano, Nicolas Ghesquière (Balenciaga), Alexandre Herchcovitch, Viktor Horsting e Rolf Snoeren (Viktor & Rolf), Marc Jacobs, Christopher Kane, Rei Kawakubo (Comme des Garçons [nella foto di Peter Lindbergh]), Karl Lagerfeld (Chanel), Helmut Lang, Martin Margiela, Alexander McQueen, Moschino, Kate e Laura Mulleavy (Rodarte), Miuccia Prada, Gareth Pugh, Zandra Rhodes, Jeremy Scott, Stephen Sprouse, Jun Takahashi (Undercover), Riccardo Tisci (Givenchy), Gianni Versace, Junya Watanabe e Yohji Yamamoto.

Le Pussy Riot alla sbarra (foto nplusonemag.com)
Le Pussy Riot alla sbarra (foto nplusonemag.com)

Un progetto complesso, che contamina arte, musica, moda e società. Il gala di beneficienza sarà realizzato dal celebre fotografo Nick Knight, da Sam Gainsbury e da Gideon Ponte (scenografo e set designer dei film Buffalo 66 e American Psycho) con Raul Avila. Completa l’ambizioso progetto, la pubblicazione del volume Punk: Chaos to Couture curato da Andrew Bolton e ampiamente illustrato da foto d’epoca per una punk full immersion. Al MET scatta l’ora della ribellione. Una lezione anti-conformista che dovremo forse ricordare nella nostra routine professionale e politica.

Federico Poletti

www.metmuseum.org

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #12

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Federico Poletti
Eclettico, nomade e multitasking: questi sono gli aggettivi che meglio definiscono l’orizzonte creativo e professionale di Federico Poletti. Milanese di adozione, parte da una formazione accademica nell’arte (laureato in Conservazione dei Beni Culturali) per arrivare a una visione della moda come progetto multi-culturale, crossover fluido in cui si mixano estetiche differenti. Giornalista, curatore indipendente e globe trotter instancabile, Federico si aggira per le fashion week più remote a caccia di nuovi talenti e delle più svariate forme di creatività 5.0. Tra le ultime fatiche editoriali, in uscita il suo ultimo libro edito da Skira: Maglifico! 50 anni di straordinaria maglieria italiana.
  • >>> i minimalismi del punk, melodic hardcore punk, anarcho punk ecc… hanno confermato che la melodia può essere una forma espressiva capace di veicolare alterità, rabbia + controcultura giovanile, critica
    >>>> 1 fenomeno musicale inscrivibile nell’ambito del postmodernismo?

  • >>> 1 ragione in + per replicare alle tesi di Pier Luigi Sacco in “Italia Reloaded”.
    Punk, postpunk, dark ecc… dimostrano che la cultura e la controcultura giovanile (che Sacco ed altri chiamano, limitandole, sottoculture) hanno percorso una direzione diversa dall’avanguardia colta, sviluppando alcuni elementi delle controculture dei settanta.
    >>> quando Sacco scrive (pag 125) “Quindi, seguendo questa scansione temporale, possiamo affermare che l’avanguardia non cessa di esistere, ma si estende al terreno delle sottoculture, e attraverso di esse all’intera gamma della produzione culturale” non pone adeguatamente in luce la natura fortemente sociale, esperienziale, formativa, identitaria, aggregativa ed anche contestataria di questi fenomeni, a partire dai luoghi in cui essi si manifestano. La “disturbance” (pag 124) quindi qui, oltre che sinonimo di innovazione-provocazione fine a se stessa, corrisponde all’espressione di emergenze sociali