Non solo calcio ai Mondiali di Russia. Design, estetica e tecnologia al servizio dei palloni

Progettato da Adidas e di prossima commercializzazione, il pallone ufficiale di Russia 2018 presenta significative innovazioni tecnologiche e di design. È l’ultimo anello di una lunga storia di sviluppo del prodotto, fatta di soluzioni brillanti e nuovi materiali ma anche di flop inattesi

Alcune immagini del design del pallone mondiali Russia 2018

La sua presenza sulla scena mediatica globale sarà breve per forza di cose – è in uso soltanto dall’inizio della fase ad eliminazione diretta, mentre una nuova versione approntata esclusivamente per la finale è già stata annunciata – ma può vantare un design ipertecnologico. Il Telstar Mechta di Adidas, nuova versione del pallone ufficiale di Russia 2018 preso a calci proprio in questi giorni da Neymar, Mbappé e dalle altre star del Mondiale, contiene come il suo immediato predecessore Telstar 18 (usato nella fase a gironi) un chip in grado di sfruttare la Near Field Communication (NFC), una tecnologia che fornisce connettività wireless bidirezionale a corto raggio. Se l’utilità di un pallone in grado di comunicare con un computer o uno smartphone in un torneo che si appoggia già su altri sistemi di verifica in tempo quasi reale come la VAR rimane da dimostrare, le implicazioni commerciali sono notevoli. Secondo l’azienda tedesca, i futuri acquirenti del pallone rosso e nero (in omaggio ai colori della nazionale russa) potranno usare questa funzionalità per controllare le proprie performance sportive e addirittura programmare piccole sfide personalizzate. Un utilizzo che ben corrisponde al nome del prodotto, se pensiamo che “Mechta” significa “sogno” o “ambizione” nella lingua di Cechov. Anche la sostenibilità è stata un parametro importante nelle fasi di progettazione del pallone, la cui imbottitura, così come il packaging, contiene materiali riciclati.

IL PALLONE TRA STORIA, SPORT E DESIGN

Il design del pallone, che potrebbe a torto essere considerato un dettaglio di colore, è al contrario un elemento centrale nella storia dei mondiali di calcio. Nella finale della prima edizione, quella del 1930 in Uruguay, in mancanza di un accordo su quale pallone usare tra i due pretendenti al titolo, i padroni di casa e la nazionale argentina, si arriva addirittura ad usare due palloni diversi, uno per ciascuno dei due tempi regolamentari. Più tardi, in occasione di Messico 1970, fa la sua prima apparizione il primo pallone ufficiale realizzato da Adidas, il primo Telstar, così battezzato in onore di una serie di satelliti artificiali messi in orbita dalla NASA a partire dal 1962. È anche il primo disegnato per essere più visibile nelle riprese televisive, con 32 pannelli esagonali bianchi e neri, mentre la Coppa del mondo diventa un vero e proprio evento mediatico globale. Con Argentina 1978, per la prima volta il pallone ufficiale viene battezzato in onore di una caratteristica del paese ospitante. Nasce il Tango Rosario, il primo pallone da calcio a diventare un’icona internazionale, il primissimo antenato delle innumerevoli riedizioni economiche con cui generazioni di bambini giocheranno nei campetti di tutto il mondo.

A OGNI MONDIALE IL SUO PALLONE

L’Azteca di Messico 1986, con un pattern ispirato ai motivi ornamentali tipici della civiltà precolombiana, è il primo pallone da calcio completamente sintetico, molto più leggero dei precedenti. L’Etrusco Unico, icona di Italia ’90, è il primo interamente impermeabile, grazie a uno strato interno di schiuma di poliuretano semirigido, mentre il Questra (sigla che allude a “Quest for the Stars”), usato per USA 1994, è reso ancora più morbido e leggero dall’applicazione di uno strato supplementare di polietilene. Il Tricolore di Francia ’98, con un’inedita grafica multicolore, presenta come innovazione tecnologica l’uso di un rivestimento chiamato syntactic foam, composto da un gran numero di microsfere piene di gas che garantiscono morbidezza e responsività. Il suo successore, il Fevernova usato per i Mondiali del 2002 in Corea del Sud e Giappone, inaugura l’uso di un poliuretano più leggero, l’Impranil, innestato su un telaio a triplo strato. Il Teamgeist, con cui la nazionale italiana trionfa a Germania 2006, è il pallone del passaggio dall’ormai tradizionale design a 32 pannelli a una nuova impostazione a 14 pannelli. In questo modo la superficie termosaldata viene ridotta considerevolmente, e meno cuciture corrispondono a un aumento della superficie calciabile. Inoltre, per la prima volta viene creata una versione speciale, dorata, destinata alla finale.

NON MANCANO I FLOP…

Il numero dei pannelli scende ancora, fino a 6, con il pallone del Mondiale 2010 in Sudafrica, il Jabulani (battezzato con un termine in lingua zulù che significa “esultare”). Il risultato è una sfera pressoché perfetta, estremamente liscia alla quale però, in base alle leggi della fisica e a effetti aerodinamici come l’effetto Magnus, il flusso d’aria può imprimere movimenti inattesi e imprevedibili. Pensato per favorire i giocatori più tecnici e rendere il gioco più spettacolare, questo pallone è invece un flop. Il Brazuca, progettato per l’edizione del 2014 in Brasile, avrà invece un numero di pannelli di poco superiore, otto, ma tutt’altra manovrabilità.

– Giulia Marani

 

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Giulia Marani
Classe 1983, genovese di nascita e di cuore. Dopo la laurea in comunicazione all’Università degli Studi di Milano, soccombe al fascino di Parigi, dove vive per sei anni, lavorando come ufficio stampa in ambito editoriale e nella redazione della rivista di architettura e design Architectures à vivre.