Osservatorio Salone. Quattro progetti a scatola chiusa

Al fianco di istituzioni e brand affermati, esistono realtà inedite pronte a raccontare nuove declinazioni della parola design. Abbiamo scelto quattro progetti promettenti che, tra nuovi format espositivi e proposte di arredo, mettono in mostra tutta la freschezza con cui, anche quest’anno, si rinnova il Fuorisalone.

1. ASIAN DESIGN PAVILION

Asia Design Pavilion. West Line Studio, Chetian Cultural Center

Una proposta dal respiro multietnico arriva dall’Asia Design Pavilion. L’hangar del
Megawatt Court si fa indice di creatività: Cina, Giappone, Tailandia, Cambogia, India,
Corea, Singapore, Turchia, Iran, Qatar e Israele traghettano sul palcoscenico globale del Fuorisalone le realtà e gli studi di design che definiscono la composita geografia dell’Oriente. Come NoLo a Milano e Kreuzberg a Berlino, l’hangar si trasforma in un fervido hub multiculturale, pronto a svelare nomi e personalità di un continente ancora tutto da scoprire.

Via Watt 15
www.milanospacemakers.com

2. FUCINA

Fucina, Digest Collection. Maddalena Casadei. Photo Miro Zagnoli

Un processo di destrutturazione scrupolosa è la proposta di Fucina. A firmare la prima collezione del brand, la Digest Collection (in mostra alla Loom Gallery), sono quattro designer internazionali: Sam Hecht & Kim Colin, Pauline Deltour, Jun Yasumoto e Maddalena Casadei, che del progetto è anche direttore artistico. Facendo tesoro dell’esperienza sviluppata nei cinquant’anni di maestranza presso Lidi, azienda della Brianza leader nella carpenteria metallica, Fucina si apre a sfide inedite nel campo della lavorazione dei metalli, abbandonando la parvenza industriale di questo materiale attraverso l’eliminazione di saldature e giunture, alla ricerca di una solida pacatezza.

Via Marsala 7
www.loomgallery.com

3. STIP

Maripaz Méndez & Elia Mangia, Stip

Nato dall’incontro tra Maripaz Méndez, ingegnere spagnolo, ed Elia Mangia, designer italiano, il brand Stip esordisce al Fuorisalone con una nuova linea di arredi. Essenza e funzione sono coesi nella forma di Critter, cucina che restituisce l’importanza della ritualità attorno al cibo. Colore e contaminazione sono uniti nella serie Lunatica, famiglia di lampade camaleontiche liberamente assemblabili. La collezione fa sua una bellezza elastica che non possiede confini, pur restando solidamente aggrappata alla tradizione del design italiano.

Via Santa Marta 21
https://stipbystip.com/

4. DISCO GUFRAM

Disco Gufram. Photo Leonardo Scotti

La stessa spinta internazionale, ma più ritmata, proviene da Gufram. Gioia di vivere e irrefrenabile energia: queste le coordinate del progetto Disco Gufram. Alla Mediateca Santa Teresa si balla in una discoteca visionaria ideata da Charley Vezza, che ha collaborato con gli italiani Atelier Biagetti (Alberto Biagetti e Laura Baldessarri), gli olandesi ROTGANZEN (Robin Stam e Joeri Horstink) e i francesi GGSV per attivare un’esperienza caleidoscopica e fresca, costellata da imbottiti stravaganti, cabinet decadenti e tappeti da ballo ipnotici.

Via Della Moscova 28
http://www.mediabrera.it/

Carolina Mancini

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #42 ‒ Speciale Design

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Carolina Mancini
Carolina Mancini ha 22 anni e vive a Milano. Fa fatica a definirsi. Si è laureata in Letteratura Musica e Spettacolo a La Sapienza di Roma con una tesi in teoria e critica della letteratura, scrivendo una tesi su Tommaso Landolfi e il realismo grottesco. Durante gli studi si è formata come attrice e performer, collaborando con compagnie e attori della scena teatrale contemporanea italiana. Ora frequenta il master in Arti Visive e Studi Curatoriali alla NABA di Milano. Senza abbandonare il mondo del teatro, continua a formarsi e a lavorare a progetti personali.