Aziende e design. L’esempio di Frag

Dal 1921 al 2018, la storia di Frag, l’azienda di arredamento con sede in Friuli Venezia Giulia, tiene fede al suo afflato artigianale. Confermandosi uno dei simboli del made in Italy.

Frag. Argor table (Kensaku Oshiro) + Iki chair (Christophe Pillet), photo Gionata Xerra
Frag. Argor table (Kensaku Oshiro) + Iki chair (Christophe Pillet), photo Gionata Xerra

Quando una realtà imprenditoriale storicamente radicata nel suo territorio, il Friuli Venezia Giulia, riesce a far leva sulla sapienza artigianale consolidata negli anni per rilanciare la sua immagine e il suo made in Italy, ci si ritrova a sfogliare un catalogo, come quello presentato nel novembre del 2017, in cui si respira un’atmosfera contemporanea che sa guardare allo star system del design aggiungendovi una personalità che non lascia spazio ad esitazioni di attribuzione: una vera e propria firma.

CUOIO E MARCAPUNTO

La tradizione da cui attinge Frag è quella della complessa lavorazione del cuoio e in particolare della cucitura da selleria – il marcapunto – che nell’ultima collezione si sviluppa più come un fil rouge che come un vincolo progettuale, declinandosi nelle soluzioni più disparate. Nella seduta Nisida di Calvi Brambilla, come anche nella Lilly di Michele di Fonzo, il marcapunto ne disegna il profilo e diviene quasi texture nel tavolo Dante dello stesso Di Fonzo. Nel suo Argor, il designer giapponese Kensaku Oshiro lavora il basamento in pelle del suo tavolo come se fosse un origami, pizzicata da quello stesso marcapunto che sui profili della Bak Family di Ferruccio Laviani o sulle “bacchette” dell’appendiabiti Woodpecker di Mist-O si trasforma in una linea sottile e delicata.

Gordon Guillaumier, Twain. Prod. Frag
Gordon Guillaumier, Twain. Prod. Frag

TECNOLOGIE E ARTIGIANATO

Lo stesso duo italo-giapponese per Frag sperimenta con l’acciaio e il cemento (tavolo Atelier) o con le architettoniche configurazioni dei profili in legno (tavolo Caribou). Nella delicatissima scrivania Twain di Gordon Guillaumier, o nei tavolini Comb, le cuciture scompaiono e la pelle è la protagonista, come nelle poltrone Sahrai e Square di Christophe Pillet. Geometrie e forme associate a una inequivocabile qualità estetica e funzionale, frutto di minuziosa attenzione e del sapiente abbinamento delle moderne tecnologie con l’artigianalità.

Flavia Chiavaroli

www.frag.it

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #41

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Flavia ChiavarolI
Architetto, exhibition designer e critico freelance. Osservatrice attenta e grande appassionata di architettura ed arte moderna e contemporanea riporta la sua esperienza nell’organizzazione di workshop, collabora con artisti e fotografi e aggiornando i principali social network. Dal 2012 si occupa di progettazione di mostre ed eventi.