Riparare il futuro. Alla Biennale di Vienna

Torniamo a parlare della Biennale di Vienna e della progettazione sostenibile che promuove per il futuro. Angelika Fitz, direttrice del Centro di Architettura di Vienna e co-curatrice del progetto “Care + Repair” ci ha accompagnato nella visita degli affascinanti spazi della Nordbanhofhalle. Ecco un resoconto.

Vienna Biennale 2017. Studio Dankl. Photo © eSeL.at – Lorenz Seidler
Vienna Biennale 2017. Studio Dankl. Photo © eSeL.at – Lorenz Seidler

Come possiamo riparare il futuro? E come possono contribuire architettura e urbanistica? Il Centro di Architettura di Vienna ha avviato uno spazio di lavoro pubblico in un’area di grande impatto naturalistico oltre che urbano: l’ex Stazione Nord della capitale austriaca. Questo è il punto di convergenza per i sei team di architettura internazionali impegnati nella realizzazione di prototipi che valorizzino questo luogo in sinergia con attori locali. Come possono differenti competenze in ambito urbanistico unirsi efficacemente in reti di quartiere, per progettare nuovi utilizzi di spazi comunitari e sensibilizzare al riutilizzo delle risorse esistenti?

CURARE E RIPARARE IL TESSUTO URBANO

Angelika Fitz ci racconta: “Questa area è composta da due parti, una è già costruita in blocchi, nel modo in cui si pianifica da circa cent’anni. L’altra parte diventerà un parco naturale urbano, così da mantenere questo stato selvatico della stazione che non è in uso da circa quarant’anni. Questo strano mix è strutturale, infrastrutturale ma anche naturale, in quanto è presente un ricco ecosistema con differenti varietà di fauna e flora. È un paesaggio da fiaba e le persone che vivono qui intorno lo utilizzano già per il tempo libero. Ci saranno molti palazzi a più piani, ma dal nostro punto di vista questa scelta è corretta perché renderà possibile preservare il grande spazio naturale al centro, cercando di riutilizzare le risorse esistenti”.
E questi sono i temi del progetto ‘care & repair’ che ho curato con Elke Krasny”, prosegue Fitz, “il quale si basa sulla ricerca e lo sviluppo, un progetto che durerà tre anni, molto pratico oltre che teorico. La commistione tra natura e paesaggio urbano è una tematica molto importante, indagata negli ultimi anni dalle scienze sociali. La nostra è una società produttiva ma bisogna rinnovare il proprio corpo, l’ambiente circostante, la società, bisogna averne cura e riparare tutto questo, di tanto in tanto. Ci si interroga veramente su una prospettiva generale, il futuro deve essere riparato, non deve essere reinventato continuamente. Bisogna abbandonare l’idea della tabula rasa in architettura, pratica molto in voga in molte progettazioni urbanistiche”.
Ma si può veramente lavorare con ciò che si ha già e trasmetterlo alle generazioni future?, si domanda la curatrice. “Si deve lavorare su molteplici livelli: sul materiale, sulle tracce culturali, sociali, sulla relazione tra natura e cultura. Abbiamo invitato sei team internazionali di architetti con uno speciale approccio riguardo alla cura degli spazi esistenti”.

Vienna Biennale 2017. Care + Repair. Photo Lisa Rastl
Vienna Biennale 2017. Care + Repair. Photo Lisa Rastl

IL CASO ROTOR/BRUSSELS

A questo propostio Fitz cita lo studio Rotor/Brussels, “che realizza progetti che prevedono la circolazione dei materiali d’uso, non solo di riciclo. Il loro team è organizzato su due branche, una legata alla costruzione e l’altra alla decostruzione, e offre consulenza per integrare il vecchio con il nuovo e interessarsi alla provenienza dei materiali: una discussione molto attuale, quella dell’etica della produzione, visto che normalmente non ci chiediamo da dove vengano i materiali da costruzione. Dei Rotor è il progetto ‘Spoor Oost’ ad Anversa che abbiamo selezionato come case history. In un grande parcheggio la città ha chiesto di realizzare l’1% in progetti artistici, ma invece di mettere delle sculture o installazioni, gli architetti hanno cambiato totalmente il piano regolatore inserendo delle sport facilities, così quando il parcheggio è poco utilizzato si trasforma in un campo sportivo”.
Per ‘care & repair’”, prosegue Fitz, “abbiamo chiesto loro di lavorare in tandem con un partner locale all’interno e all’esterno di quest’area nelle due settimane di permanenza qui a Vienna. Hanno realizzato la linea bianca che gira intorno a tutta l’area e mostra il confine tra la parte che verrà costruita e la parte che rimarrà naturale dall’altra. Un altro progetto in collaborazione con l’Università di Arti Applicate di Vienna è consistito nel classificare e catalogare tutti i materiali presenti nell’area che possono essere riutilizzati. Sono stati inseriti in un software e sono disponibili per nuove costruzioni. Spesso si pensa che sia troppo complicato e costoso, ma questo progetto dimostra il contrario, sono in grado di consegnare il materiale in tempo reale. Hanno aperto un dialogo con l’industria delle costruzioni che sembra interessata a questo nuovo approccio e in autunno cercheremo di creare unna tavola rotonda con gli sviluppatori, l’industria edilizia e lo studio Rotor.”

GLI SVILUPPI DI “CARE+REPAIR”

Ma quali sono stati i temi di discussione in questa prima fase del progetto? “In questo periodo si è discusso molto su come sia possibile cambiare l’attitudine nella progettazione urbanistica. Nei prossimi anni di ‘care & repair’ non lavoreremo esclusivamente con gli stessi partner. Parte del progetto continuerà e alla fine mostreremo i risultati in una mostra al centro di architettura nel MuseumsQuartier di Vienna. Andremo avanti nella ricerca di progetti internazionali, nuovi esempi di eccellenza nella direzione delle nostre ricerche. Questo è giusto l’inizio della ricerca. Siamo un grande team composto dal centro di architettura, TU, il Politecnico di Vienna e gli sviluppatori di social housing. Il fine comune è di portare differenti fruitori in quest’area. Qui si creano eventi insieme, ci sono spazi per il co-working e il co-making per diffondere idee e pratiche nel nuovo quartiere. È uno spazio veramente aperto”.

Vienna Biennale 2017. Photo MAK
Vienna Biennale 2017. Photo MAK

I DEMONSTRATORS DI VIENNA

Anche la mostra City Factory: New Work, curata dall’IDRV – Institute of Design Research Vienna (Martina Fineder, Harald Gruendl, Ulrike Haele), punta i riflettori sull’utilizzo innovativo delle risorse urbane. Si articola sul lavoro del futuro attraverso tre temi socialmente rilevanti: il nuovo approccio creativo e la co-creatività interdisciplinare; nuovi lavori sociali, compresi quelli per il bene comune (Commoning); e il nuovo lavoro sostenibile nel senso dell’economia circolare e l’utilizzo innovativo delle risorse urbane.
Parte integrante del progetto sono i Demonstrators, soluzioni sperimentali sostenibili nello spazio urbano come il progetto Space Enabler di Paradocks che invita i visitatori a partecipare attivamente attraverso progetti creativi collaborativi.
Anche il progetto We Make, Give AI. Don’t waste AI sensibilizza al riciclo dell’alluminio. Durante il periodo della Biennale sarà possibile prendere parte a interessanti workshop, tour e walkshop insieme ai Demonstrators.
La designer Kathrina Dankl si interroga sulle seguenti domande: “Perché ci aggrappiamo a certe cose? Quanto è importante l’attaccamento emotivo agli oggetti?”. Attraverso un workshop di trenta minuti la designer propone di realizzare la replica in argilla di un oggetto del quale ci si vuole disfare. Un atto liberatorio che la designer ci racconta essere spesso non facile. Saranno tanti e vari gli oggetti in cerca di un nuovo proprietario e di una nuova storia alla “festa degli oggetti” prevista il 24 settembre.
Sempre a settembre prenderà vita anche il progetto Team Wien Park, in un parcheggio a margine del popolare mercato di Vienna Naschmarkt. Il Team Wien Park, composto da molteplici designer e creativi, propone degli spazi modulari in legno che possono essere prenotati su una piattaforma digitale a condizioni comunali d’uso vantaggiose al fine di sviluppare e presentare idee e progetti. Come offerta concreta e luogo informale per la collaborazione creativa, il progetto accende i riflettori sui cambiamenti nell’ambiente del lavoro.

Giorgia Losio

Vienna // fino al 1° ottobre 2017
Vienna Biennale 2017
MAK – ÖSTERREICHISCHES MUSEUM FÜR ANGEWANDTE KUNST
Stubenring 5
UNIVERSITÄT FÜR ANGEWANDTE KUNST WIEN – ANGEWANDTE INNOVATION LABORATORY
Franz-Josefs-Kai 3
KUNSTHALLE WIEN KARLSPLATZ
Treitlstraße 2
AZ W – ARCHITEKTURZENTRUM WIEN (NORDBAHNHOF)
Nordbahn-Halle beim Wasserturm, Ecke Leystraße/Taborstraße
www.viennabiennale.org

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Giorgia Losio
Giorgia Losio, nata a Milano, è storica dell’arte e appassionata di design. Ha studiato storia dell’arte presso l’Università degli Studi di Milano e si è specializzata in storia e critica dell’arte contemporanea all’Université Sorbonne Paris-IV e in museologia e museografia all’École du Louvre. Ha collaborato alla realizzazione di progetti espositivi con istituzioni internazionali quali MACBA, Cittadellarte-Fondazione Pistoletto Biella, MAMAC Nizza, Pinacothèque de Paris, Palais de Tokyo Parigi, Le Fresnoy-Studio national des arts contemporains Tourcoing. Ha pubblicato articoli su Artribune, Exibart, Tema Celeste e Corriere della Sera.