Chi si veste d’effimero. COS lancia per il Salone del Mobile e invita Azusa Murakami

Per una settimana gli spazi in disuso del Cinema Arti saranno abitati da una grande scultura di elementi modulari in alluminio che, imitando il mutare delle stagioni, fiorisce con boccioli di vapore acqueo

Nell’aprile 2012 il brand di moda COS, all’epoca prossimo al lancio sul mercato italiano, debuttava al Fuori Salone con un negozio pop-up firmato Gary Card. Minimal, funzionale, geometrico, l’essenziale cubo di legno di quattro metri che, aprendosi, si trasformava in guardaroba sintetizzava meglio di qualsiasi slogan l’ethos del giovane marchio del colosso svedese H&M. Da quella prima opera-manifesto, l’installazione con cui ogni anno un creativo si fa ambasciatore della filosofia di COS è diventata una tappa imperdibile della Design Week milanese. Dopo il padiglione modulare di Bonsoir Paris, il tributo di Nendo all’iconica camicia bianca del brand, la caverna di nastri di Snarkitecture e la spettacolare foresta di luci di Sou Fujimoto, quest’anno il testimone passa al duo di base a Londra Studio Swine.
Promuovendo un approccio sostenibile al design, l’architetto giapponese Azusa Murakami e l’artista inglese Alexander Groves indagano come l’uso di materiali non convenzionali possa offrire alternative al consumo di risorse naturali: un’attenta e paziente ricerca sul campo, in cui tradizione locale e storia moderna ispirano le forme dei prodotti finali.

NUOVI MATERIALI E FORME COLORATE

Così a Shanghai i capelli uniti a resine diventano pettini art déco, mentre dalla plastica dispersa negli oceani nascono sgabelli multicolore per le spiagge brasiliane. Cortocircuiti fra tradizione e innovazione, natura e tecnica, che accomunano le sperimentazioni di Studio Swine alle creazioni di COS.
Per la loro collaborazione a Milano, Murakami e Groves volevano “creare qualcosa che esistesse solo per la durata del Salone del Mobile. Un’esperienza da vivere e allo stesso tempo un oggetto da toccare, che sarebbe poi scomparso nell’aria senza lasciare traccia”, hanno dichiarato ad Artribune. Lavorando con risorse elementari, la coppia di designer ha quindi elaborato un’installazione effimera che ottiene il massimo risultato visivo con il minimo impatto ambientale. E la cui estetica, ispirata all’architettura moderna di Milano e ai lampadari in vetro di Murano che ne adornano i palazzi storici, combina insieme naturale e industriale. Così, per una settimana gli spazi in disuso del Cinema Arti saranno abitati da una grande scultura di elementi modulari in alluminio che, imitando il mutare delle stagioni, fiorisce con boccioli di vapore acqueo.
Un’esperienza multisensoriale, immersiva e gioiosa. “Il 2016 è stato un anno di cambiamenti, caratterizzato dalla crisi in diversi settori, ed è per questo che abbiamo voluto creare un’installazione in grado di offrire un momento di contemplazione”. Un’oasi di pace per sottrarsi anche solo per un attimo alla frenesia del Fuori Salone.

– Marta Atzeni

via mascagni 8
cosstores.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #36 – Speciale Design

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Marta Atzeni

Marta Atzeni

Interessata alle intersezioni fra l'architettura e le arti, si è laureata in Architettura presso l’Università degli Studi Roma Tre con una tesi teorica sui contemporanei sviluppi delle collaborazioni fra artisti e architetti. Collabora con l’AIAC nell’organizzazione di eventi, mostre e…

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