I 10 anni di Secondome. Il design a Roma

La galleria capitolina dedita al design compie dieci anni con un’importante mostra antologica, che ne ripercorre la storia e i protagonisti. Abbiamo intervistato la sua fondatrice, Claudia Pignatale.

Sam Baron, Catch the stars - Secondome, Roma
Sam Baron, Catch the stars - Secondome, Roma

Il design è in festa a Roma. Una mostra collettiva e un volume, 10 anni, secondome, presentano tre testimonianze – rispettivamente di Maria Cristina Didero, Stefano Micelli e Giampiero Mughini – con tre punti di vista differenti sul lavoro svolto finora e un’antologia di immagini che ripercorrono la storia di una delle gallerie di settore più attive sulla scena romana e non solo. Uno spazio elegante, a due minuti da Ponte Testaccio, in un’ex palestra, una galleria rivolta al design, attraversata dalle collezioni prodotte e dai progetti espositivi realizzati.

OBIETTIVO: DESIGN
In questi dieci anni, Secondome ha rappresentato anche un marchio con una sua produzione, esposta in istituzioni come la Triennale di Milano, il New Museum di New York o il Vitra Design Museum di Weil am Rhein.
Fondata da Claudia Pignatale, architetto e appassionata di arte e design, Secondome è una struttura portata naturalmente alla scoperta, dedicata alla rivelazione di nuovi designer e a progetti innovativi. Dopo Palazzo della Scimmia e dopo i vicoli della Capitale, la ricerca, fra artisti internazionali e sapere artigiano, ha conquistato uno spazio recuperato, piccoli capannoni industriali oggi territorio di laboratori d’arte, studi di architettura, showroom, agenzie pubblicitarie. 150 mq inattesi e architettonicamente creati per rendere il design un punto di partenza, non una finalità.

Coralla Maiuri, Giara Japonene - Secondome, Roma
Coralla Maiuri, Giara Japonene – Secondome, Roma

LA MOSTRA
Proprio qui viene inaugurata la collettiva Bussare coi piedi, una mostra di inediti. I designer sono quelli che lavorano abitualmente con Secondome e i loro lavori sono stati creati in esclusiva per la galleria. Le edizioni dei pezzi rispettano la tradizione dello spazio romano, presentandosi come limitate e numerate. Ma la mostra ha come unica tematica la presenza dell’oggetto, come dono, come scambio e crescita avvenuti nel tempo. I designer invitati hanno, eccetto qualche eccezione, tutti tra i 30 e i 40 anni e sono: 4P1b, Sam Baron, Giovanni Casellato, Matteo Cibic, Nigel Coates, Dum Dum, Henzel, Lanzavecchia+Wai, Massimo Lunardon, Coralla Maiuri, Stefano Marolla, Marco Raparelli, Servomuto, Gio Tirotto, Giorgia Zanellato e Zaven.
Tra i complementi d’arredo Secondome ha selezionato: il tappeto Untitled Foil di Anselm Reyle, presentato dallo Studio Henzel, in cui la seta è stata applicata per imitare i tipici riflessi dell’alluminio; il lampadario Oblio di Gio Tirotto, uno specchio transitorio, in cui la forma nello spazio perde la memoria di ciò che è; Cerimonia lamp di Nigel Coates, che utilizza un cappello cerimoniale e ne sostituisce il pennacchio con una lampadina simile alla fiamma e anche, ad esempio, Nuova Guinea la lampada esotica di Servomuto. Tre i pezzi unici della collezione Vasonaso di Matteo Cibic e il delicatissimo Petalo di Massimo Lunardon in vetro borosilicato soffiato a mano. Fra gli altri, Sam Baron allestisce Catch the stars, costellazione di cesti intrecciati a mano, mentre Zaven propone due serigrafie fatte a mano della serie Only for friends.
Abbiamo domandato a Claudia Pignatale di raccontarci il percorso esposto in mostra.

Matteo Cibic, Vasonaso A1 - Secondome, Roma
Matteo Cibic, Vasonaso A1 – Secondome, Roma

Come si è modificata, in questi dieci anni, la scena del design romana a livello delle gallerie? Quali sono, a suo modo di vedere, tre caratteristiche che vi hanno contraddistinto?
Roma è una città difficile, poco incline al nuovo, abbiamo cercato in questi 10 anni di proporre collezioni di design contemporaneo, per lo più disegnate da giovani designer, e realizzate artigianalmente in Italia. Abbiamo cercato di fare di Secondome un’officina creativa dove le idee prendono forma, e di mostrare un’altra prospettiva.

I nomi invitati a partecipare a Bussa coi piedi sono trasversali ai vostri dieci anni di attività? Potresti spiegare brevemente la scelta del titolo della collettiva?
La mostra è una collettiva in cui abbiamo invitato i designer che hanno collaborato con noi a realizzare un pezzo che potesse rappresentare tanto il loro quanto il nostro lavoro. Il titolo è un omaggio alla città che ci ospita, Roma. A Roma quando si dà una festa si usa dire “Bussa con i piedi”, cioè porta qualcosa. Ci è sembrato un titolo significativo per un compleanno.

Potresti esprimere un pensiero o formulare un augurio che accompagni i prossimi dieci anni di ricerca?
Siamo in continua evoluzione. Abbiamo fatto della sperimentazione la nostra bandiera, guardando alla tradizione artigianale italiana e alle nuove tecnologie per realizzare i nostri pezzi. Cerchiamo la qualità in quello che facciamo e proponiamo. Speriamo che il pubblico apprezzi e ci dia la possibilità di continuare a sperimentare.

Ginevra Bria

Roma // fino al 27 gennaio 2017
Bussa coi piedi
SECONDOME
Via Giovanni da Castel Bolognese 81
[email protected]
www.secondome.biz

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/58043/bussa-coi-piedi/

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. È specializzata in arte contemporanea latinoamericana.