Forme di pensiero. Intervista con Shozo Michikawa

Le ceneri di pino, bruciate per quattro giorni nelle fornaci e poi cosparse sulle sue sculture in fase di cottura, rendono la superficie lucente. Mentre le fiammate fulve dei forni segnano l’esterno di volumi ai quali sono state impresse una torsione ascensionale e una trazione orizzontale. Abbiamo intervistato il maestro giapponese, in mostra alle Officine Saffi di Milano.

Fino al 16 marzo, alle Officine Saffi, le sculture di Shozo Michikawa (Hokkaido, 1953; vive a Seto) sono visibili a Milano. I suoi lavori sono stati inseriti all’interno di una collettiva di scultori fittili dal titolo Yugen. Yugen in giapponese indica un sentimento misterioso di bellezza inafferrabile che affonda le radici nell’antica tradizione nipponica, dove la ceramica è un’arte primaria e che nella ricerca dell’equilibrio di forma materia e colore esprime la sua massima essenza.
Tra gli antropomorfismi di Keiji Ito, le forme piene e come scolpite dal vento di Koyhama, le sculture ermetiche di Takeuchi, fino ai misteriosi contenitori di ricordi di Nagasawa, Shozo Michikawa mostra la propria tecnica, come effetto di forme di pensiero.

Potresti brevemente illustrare il tuo percorso formativo? Dove e in quale momento la pratica ceramica si è inserita nella tua vita?
Ho studiato Scienze Economiche all’Università di Tokio e ho lavorato come manager per circa due anni. Ma nel frattempo, durante il tempo libero, continuavo a frequentare lezioni di ceramica, sempre a Tokio.
Poi ho deciso di diventare un vasaio e mi sono a trasferito a Seto che, storicamente, in Giappone è considerata la città per eccellenza della ceramica, avendo 1.300 anni di tradizione nelle lavorazioni fittili. Così ho cominciato a seguire corsi alla scuola di Seto per circa un anno e ormai è stato quasi quarant’anni fa.

Shozo Michikawa, Tanka Sculptural Form, grès, 2015

Shozo Michikawa, Tanka Sculptural Form, grès, 2015

Quali sono i tuoi maestri visivi, i maestri ceramisti tuoi punti di riferimento? Inoltre, quali forme solitamente ti ispirano: artificiali o naturali?
Non ho speciali maestri ceramisti di riferimento. Devo inoltre ammettere che ho solo approfondito le tecniche fondamentali, ma che non appartengo all’associazione dei maestri ceramisti, perché ritengo che l’artista debba agire e creare rimanendo indipendente.
L’unico elemento a ispirare i miei lavori è la natura.

Quando plasmi l’argilla, come e perché, a un certo punto del processo di scultura, cessi di usare le mani?
Se plasmo oppure penso all’argilla, solitamente imprimo la materia. L’argilla, che è un materiale naturale, per me rappresenta una sorta di passaggio, di soglia che si può, in maniera del tutto particolare, allungare, plasmare, rompere e restringere. Io medito sempre su queste diverse caratteristiche.
Il mio processo scultoreo consiste nell’usare il tornio adagiandovi un triangolo d’argilla o un blocco squadrato, per poi applicare tagli verticali e orizzontali, utilizzando un piccolo asse di legno mosso dalle mani a partire dal centro verso il basso, rendendo i lavori in sé frammentati e attorti. Io non tocco mai l’esterno del lavoro.

Shozo Michikawa, Kohiki Tea Bowl, grès, 2015

Shozo Michikawa, Kohiki Tea Bowl, grès, 2015

Parlando invece dei colori e del rivestimento brillante che marchiano la superficie dei lavori, potresti spiegarci come ottieni questo effetto?
Il mio lavoro è molto dinamico e il movimento che l’ha creato deve rimanere impresso. Questo significa che, in un certo senso, non è del tutto necessario il colore per sottolinearlo. In una serie dei miei lavori, Natural Ash Sculpture, ogni scultura ha una superficie rilucente che si è formata dalla cottura negli altoforni delle ceneri di pino.
Io brucio il legno nelle fornaci per quattro giorni e i lavori prendono, traggono colore dalla forma del fuoco che i tizzoni creano. E anche questo significa trattenere un movimento.

L’insegnamento ad altre persone ha modificato il tuo approccio alla materia?
Quando devo insegnare a qualche allievo, ritengo che la lezione sia l’ambito migliore nel quale dimostrare cosa significa creare una scultura dal tornio. È semplice comprendere, guardandolo, il mio processo realizzativo. Ho tenuto conferenze e laboratori in oltre venti Paesi nel mondo.

L’Italia, fra arte e architettura, è stata d’ispirazione per te?
Sì, moltissimo. Ho visitato molte volte il Duomo di Pisa e la sua eredità storica. Ma rimango sempre molto attratto, incuriosito a camminare in piccole, strette viuzze per trovare qualche oggetto interessante, o qualche piccolo supermercato, per trovare cibo tradizionale, o per un caffè, o semplicemente per parlare con la gente, immergendomi nell’ordinarietà delle cose quotidiane.

Ginevra Bria

Milano // fino al 16 marzo 2016
Yugen. Contemporay Japanese Ceramics
OFFICINE SAFFI
Via Saffi 7
02 36685696
[email protected]
www.officinesaffi.com

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/50826/yugen-contemporay-japanese-ceramics/

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Ginevra Bria

Ginevra Bria

Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. È specializzata in arte contemporanea latinoamericana.

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