Questione di (t)rame. Due mostre “materiali” alla Triennale di Milano

La materia conquista gli spazi espositivi della Triennale, con due percorsi espositivi interdisciplinari uniti dal fil rouge della trama. Il metallo rosso amato da Kipling e da Giò Ponti e il tessuto made in Italy si fanno oggetti d’indagine, fornendo l’occasione per percorrere territori ibridi tra arte e tecnica, tra ingegneria e design. Fino al 9 novembre.

Veduta della mostra “Trame”
Veduta della mostra “Trame”

Alla Triennale, due mostre prendono le mosse dal concetto di trama, nella doppia accezione di struttura logica che regola e definisce i reciproci rapporti di un insieme di fatti o idee e di complesso dei fili che, passando tra l’ordito ad angolo retto, formano un tessuto. Nel primo caso, si tratta dell’intreccio fra le diverse modalità di espressione e le diverse applicazioni del rame nell’arte contemporanea, nel design, nella tecnologia. Nel secondo, ci si interroga sul ruolo dell’innovazione nel textile design italiano, disciplina nella quale oggi più che mai convivono progettualità industriale, ingegneria dei materiali e contaminazioni artistiche.
Mixando abilmente “alto” e “basso”, arte e tecnica, pezzi unici e oggetti prodotti in serie, i “tagli” di Fontana e lo smartphone, la mostra Trame – dove è la t che va e viene ad essere portatrice di senso, mettendo in relazione oggetto e metodo – si concentra sul metallo rosso, tra i più usati dall’uomo fin dall’antichità grazie alle sue molte virtù, dalla duttilità alla resistenza, dalla malleabilità alla capacità di condurre energia, e per la prima volta lo fa in modo esclusivo.
Il percorso espositivo, ideato da Elena Tettamanti e Antonella Sodaini, si apre con un campione di rame nativo cristallizzato, un frammento di terra nel quale si scorge il metallo nella sua forma più pura, e si chiude con un oggetto tecnologico tra i più avanzati al mondo: il tracciatore di vertice a silici dell’esperimento BaBar, rilevatore di particelle elementari sviluppato da un team internazionale di circa 700 fisici. L’itinerario si snoda attraverso quattro ambiti principali – arte contemporanea, design, architettura e tecnologia – secondo un approccio che è insieme interdisciplinare e trasversale. Di sala in sala, si segue l’evoluzione dell’uso del rame nell’arte degli ultimi cinquant’anni, attraverso i linguaggi dell’Arte Povera e del Minimalismo, fino ad arrivare alle esperienze più recenti, con opere di Laurent Grasso, Tatiana Trouvé e Danh Vo.

Veduta della mostra “Trame”
Veduta della mostra “Trame”

Si osservano icone del design, dalla poltrona Cu29 di Tom Dixon, che coniuga l’imponenza di un trono con linee pure e forme ultracontemporanee, a speciali versioni in rame di lampade come la Berenice di Alberto Meda e Paolo Rizzatto per Luceplan o il Pipistrello di Gae Aulenti per Martinelli Luce. Si scopre quanto rame contiene, per esempio, una lavatrice, prima di perdersi nella flânerie tra plastici e fotografie di edifici emblematici, per i quali architetti del calibro di Herzog & de Meuron o Renzo Piano hanno scelto questo metallo come materiale d’eccellenza. Ad accompagnare le opere, citazioni a tema e pensieri di scrittori, artisti, progettisti, dal Rudyard Kipling di Cold Iron al saggio Il rame nell’architettura di Giò Ponti.
La seconda mostra, Textile vivant, inaugurata a ridosso della settimana della moda e curata da un quartetto di esperti in discipline che vanno dal textile design all’ingegneria dei materiali (Maria Grazia Soldati, Giovanni Maria Conti, Barbara Del Curto ed Eleonora Fiorani), si propone come vetrina dell’innovazione nel tessile made in Italy. Nella prima delle due sale – alla quale si accede attraverso un tunnel interamente occupato da un’installazione di Deda Barattini che riproduce l’oro dei nastri preziosi del Seicento con fibre ottiche abbarbicate attorno a un reticolo di cavi metallici – troviamo una selezione di progetti all’avanguardia condotti da alcune delle più rappresentative aziende italiane in un range temporale che abbraccia gli ultimi dieci-quindici anni, presentati attraverso installazioni, video, disegni.
Ci sono, per esempio, i bozzetti realizzati da Vico Magistretti per l’airbag per motociclisti sviluppato da Dainese all’inizio dello scorso decennio, ma anche esempi molto recenti delle più moderne applicazioni delle nanotecnologie in ambito tessile. La seconda sala dà spazio alle ricerche condotte in territori ibridi da alcuni artisti, dalle stratificazioni di tessuto a realtà aumentata di Ilaria Beretta ai grandi pesci in denim sospesi in un paesaggio lunare di Afran.

Giulia Marani

Milano // fino al 9 novembre 2014
Trame. Le forme del rame tra arte contemporanea, design, tecnologia e architettura.
a cura di Elena Tettamanti e Antonella Sodaini
Textile vivant. Percorsi, esperienze e ricerche del textile design.
a cura di Maria Grazia Soldati, Giovanni Maria Conti, Barbara Del Curto, Eleonora Fiorani
TRIENNALE DI MILANO
Viale Alemagna 6
02 724341
www.triennale.org

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Giulia Marani
Classe 1983, genovese di nascita e di cuore. Dopo la laurea in comunicazione all’Università degli Studi di Milano, soccombe al fascino di Parigi, dove vive per sei anni, lavorando come ufficio stampa in ambito editoriale e nella redazione della rivista di architettura e design Architectures à vivre.