Ooho: contenitore uguale contenuto

C’è chi l’ha fatta più sottile, chi biodegradabile, chi l’ha utilizzata per realizzare pezzi di design riciclato. Ma nessuno è riuscito a fare a meno della bottiglia di plastica, almeno fino ad oggi. Fino all’invenzione di Ooho.

Ooho

Ooho è una bolla che funge da contenitore per l’acqua senza l’utilizzo di polimeri, inventata da tre giovani designer (Rodrigo García González, Pierre Paslier e Guillaume Couche) e che è valsa loro il prestigioso Lexus Design Award 2014. È una sottile membrana gelatinosa che idealmente prende spunto dall’uovo – all’interno del quale un sottile strato mantiene separato il tuorlo dall’albume – e tecnicamente si ispira al procedimento della sferificazione. Questa tecnica, scoperta dalla Unilever negli Anni Cinquanta, consiste nel solidificare la superficie di un liquido mediante la sua miscelazione con un alginato e la successiva immersione in acqua e calcio. Un procedimento tornato in auge grazie allo chef catalano Ferran Adrià e alla cucina molecolare, che consente di ottenere per l’appunto molecole di aceto, ravioli e perfino spritz sferificati, per piatti e cocktail dall’insolita esperienza sensoriale.
Per quanto riguarda Ooho, l’acqua viene congelata e incapsulata nella sottile membrana a doppio strato composta da alghe brune e cloruro di calcio, completamente biodegradabile e perfino commestibile, anche se gli stessi designer non assicurano un ottimo sapore. Come un qualsiasi packaging che si rispetti, l’etichetta è importante, ma non sarà un problema, perché la membrana a doppio strato ne permette l’inserimento all’interno, senza compromettere la qualità dell’acqua. Altro punto a favore è la possibilità di realizzarla a casa propria a un costo di 2 centesimi, una sorta di fai-da-te che ridurrebbe il dominio delle grandi aziende sulla produzione di bottiglie di plastica e abbasserebbe drasticamente la produzione di rifiuti.
Bottiglie, buste e packaging di plastica: è giunto il momento di farsi da parte.

Sebastiano Tonelli

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #19
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Sebastiano Tonelli
Classe 1990, Sebastiano Tonelli è un designer nato in Trentino ma milanese d’adozione. Curioso, testardo e inguaribile perfezionista, ama il design essenziale e la cura del dettaglio, lavorando a stretto contatto con i materiali. Si laurea in product design alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano ed espone i suoi progetti in varie città fra cui Milano, Torino, Firenze e Parigi. Interessato anche ad altre sfaccettature del mondo del progetto, si occupa della veste grafica di alcune mostre e collabora con la rivista Artribune dal 2014.