Scotch, colla a caldo e stampanti 3D. Ecco i nuovi makers

Negli spazi di Corte a Roma, è andato in scena il primo di una serie di incontri accomunati dal titolo “Archifuture”. Un progetto di contaminazione tra le professioni appartenenti all’architettura e al design attraverso il confronto con alcune realtà del mondo dell’innovazione. L’obiettivo è creare un network, esplorando mondi che ancora pochi hanno approcciato direttamente, ma che stanno velocemente prendendo piede sul territorio. Parliamo dei makers e dei FabLab, accolti nella Capitale con interesse crescente e sorti in quartieri da sempre attenti alla scena culturale in fermento: Garbatella, Trastevere e Pigneto. Sono Officine Creative, Unterwelt e 3dItaly. Ne abbiamo parlato con i rappresentanti di ognuna delle realtà, rispettivamente con Leonardo Zaccone, Antonio Ianiero e Antonio Alliva.

Unterwelt

Quello dei makers e dei FabLab è un fenomeno in grande espansione, il che rende possibile il rischio di trasformarlo in un fatto commerciale, nella sua accezione negativa. Come far sì che questo invece si traduca da moda a nuovo modo di vedere e interpretare le cose?
Leonardo Zaccone: In questi cinque mesi di attività presso il nostro FabLab Roma Makers a Garbatella abbiamo ricevuto la visita di persone molto diverse tra loro. Certamente alcuni si sono affacciati solo per moda, dopo aver sentito il nome in una trasmissione, e senza aver capito fino in fondo lo spirito del movimento. Ma molti altri hanno invece iniziato a collaborare con uno spirito di condivisione che non ci saremmo mai aspettati. Mi sento di dire che il nuovo modo di vedere le cose è già iniziato. Al di là delle mode del momento, alla fine quello che stiamo costruendo, rimarrà a lungo.
Antonio Ianiero: Questo fermento che viene chiamato “movimento makers” ha di bello la spontaneità: persone che hanno un problema da risolvere e si ingegnano per inventare una soluzione. E spesso, nel cercare questa soluzione, imparano tante cose e scoprono di poter realizzare cose prima inaspettate. Quando poi queste invenzioni scoprono anche uno sbocco commerciale non è affatto un rischio, anzi è l’inizio di una nuova opportunità – anche lavorativa – nata spesso quasi per gioco. Per evitare il rischio che si generino aspettative esagerate o mode intorno al fenomeno, bisogna parlare dei tratti culturali del movimento che sono centrati innanzitutto sulle spinte individuali al miglioramento continuo delle proprie abilità e conoscenze, e alla condivisione pubblica delle “scoperte” e delle idee con la speranza che qualcuno possa migliorarle ulteriormente. Bisognerebbe poi evitare di parlare delle tecnologie rese accessibili dal movimento maker come “Terza Rivoluzione Industriale”, e parlarne invece come “Tecnologie abilitanti”, in grado di consentire al singolo di creare a casa propria oggetti con precisione quasi industriale, senza bisogno di pianificare economie di scala (una cosa effettivamente senza precedenti!). Poi uno è libero di usare queste tecnologie per creare solo custodie per smartphone. Pazienza…
Antonio Alliva: C’è molta confusione, spesso i Fablab vengono visti come un mero mezzo per fare business. In realtà la linfa vitale che caratterizza questi fantastici luoghi è la condivisione di conoscenze e di strumenti senza alcun lucro per gli associati. 3dItaly crede però che i nuovi progetti nati all’interno dei Fablab, si trasformeranno in interessantissimi prodotti che cambieranno la vita di molte persone. La difficoltà di accesso alle risorse, ha spento per anni la creatività di migliaia di persone, nei prossimi mesi centinaia di start up fioriranno grazie ai Fablab, questa è la vera rivoluzione!

I makers a Corte, Roma 2014
I makers a Corte, Roma 2014

I makers costituiscono un movimento culturale contemporaneo, intimamente legato all’open source e al libero accesso dal basso alle tecnologie. Spiegateci pro e contro del vostro contributo e il virtuosismo di innescare un meccanismo così democratico… 
Leonardo Zaccone: Guarda, mi limito a raccontare un episodio che secondo me dice molto: da noi viene un sedicenne, figlio di un pizzaiolo egiziano, che ha dovuto persino ripetere un anno all’istituto tecnico che frequenta. Quasi ogni pomeriggio trascorre il tempo insegnando ad altri makers più adulti, tra cui un simpaticissimo settantenne che ha deciso di fare del FabLab l’hobby della sua pensione, come progettare e costruire i circuiti, o come saldare perché è davvero bravo. Certo, capita anche che venga qualcuno geloso del proprio lavoro poco disposto a condividere, o che qualcuno “rubi” il lavoro altrui anche a scopo commerciale, ma alla fine la ricchezza della condivisione è tale da poter trascurare questi piccoli inconvenienti.
Antonio Ianiero: Open source vuol dire essenzialmente: se ho bisogno di qualcosa che non esiste, forse c’è qualcuno in giro per il mondo con le mie stesse necessità oppure altri obiettivi simili. Decido quindi di pubblicare in rete il frutto del mio lavoro, cercando di incoraggiare un rapporto di collaborazione. Quando qualcun altro integrerà il mio lavoro con il suo contributo, avremo tutti e due un prodotto migliore. Il principale progetto open source sviluppato in ambito Unterwelt è Slic3r, il software che fa funzionare quasi tutte le stampanti 3D open source al mondo.
Antonio Alliva: 3DiTALY nasce come azienda maker, quotidianamente cerchiamo soluzioni e le facciamo (make)! I nostri feedback quotidiani, la sperimentazione continua di materiali e di tecniche di stampa è un apporto notevole al mondo open source. Utilizziamo blog e social network per condividere le nostre esperienze. Il confronto in questo mondo è il vero punto di forza. E’ grazie all’ open source che 3dItaly è nata ed è proprio per questo che non potrà mai riconoscersi in un’azienda vecchia scuola, che brevetta le proprie idee. Noi puntiamo tutto sulla ricerca, sulla creatività e sull’innovazione continua.

FabLab Roma
FabLab Roma

Dal punto geografico, i Fab lab sono arrivati in Italia con un discreto ritardo rispetto alla realtà americana, ma ormai si stanno diffondendo in modo piuttosto capillare sul territorio, con punte di grande eccellenza ( l’ultimo numero di Wired Italia ne citava 43, ndr). Qual è il vostro rapporto con il quartiere e la città? Pensate che Roma sia sensibile a questa trasformazione?
Leonardo Zaccone: Quando la scorsa estate abbiamo pensato di aprire finalmente il primo FabLab a Roma, ci siamo a lungo interrogati su quale fosse il quartiere migliore in cui aprire. La scelta è caduta sullo storico quartiere della Garbatella nonostante nessuno di noi abitasse neanche lì vicino. Garbatella è oggi in città il quartiere più aperto alla condivisione, un quartiere molto vivo e sempre in fermento, attento alle spinte sociali e culturali. Non credo che avremmo potuto aprire in un altro quartiere. E ad oggi la risposta del quartiere è stata enorme. Pensa che un commerciante è venuto e ci ha chiesto di realizzare la stampa 3d di uno storico altorilievo del busto dell’ostessa “garbata” che avrebbe dato il nome al quartiere. Abbiamo fatto la scansione 3d, abbiamo realizzato il modello, e lo stesso commerciante ha contattato gli altri commercianti del quartiere per finanziare la realizzazione. Già quattro negozi ora espongono il busto della “Garbatella” ed uno lo regaleremo al Municipio.
Antonio Ianiero: Unterwelt non è un FabLab. È un laboratorio privato dove nascono idee e sperimentazioni, spesso per gioco o per progetti personali, altre volte su commissione. La strada dove ha sede il nostro laboratorio a Trastevere, la famosa via Bertani, raccoglie una comunità di artisti, artigiani, illustratori, gioiellieri, fotografi, videomaker. È il vicinato migliore che potremmo avere.
Antonio Alliva: I Fablab come fenomeno nascono oltre oceano, ma sarà solo nel nostro Paese, grazie al bagaglio culturale legato all’artigianalità, alla ricerca, al design ed alla moda che saranno lo strumento per un nuovo rinascimento culturale ed economico.

Giulia Mura

www.3ditaly.it
www.unterwelt.it
www.officine.romamakers.org
www.waspproject.it

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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.