Maison&Objet: la Parigi del design

Una luminosa Maison&Objet anticipa il Salone del Mobile milanese e segnala in anteprima le nuove tendenze del complemento di arredo. Report dalla rassegna parigina.

Lanzavecchia + Wai, Biophilia - prod. Exnòvo

Prima grande novità di quest’anno: la fiera francese della decorazione per la casa e dell’interior design diventa internazionale e propone due nuovi appuntamenti annuali, Maison&Objet Asia a Singapore dal 10 al 13 marzo, e poi Maison&Objet Americas nel 2015 a Miami.
Oltrepassando i padiglioni – sempre più barocchi e sfarzosi, protetti da pareti e imponenti bodyguard – dei grandi brand della moda che da anni si occupano anche di arredo (Armani casa, Ralph Lauren, Ungaro, LLadrò ecc.) e superando il sempre affollato padiglione dedicato all’etnochic, il cuore pulsante dell’esposizione è now! Design à vivre, il cui omonimo riconoscimento è stato vinto quest’anno da Philippe Nigro, per anni al fianco di Michele De Lucchi, premiato in questa edizione come designer emergente.
Un padiglione, now! Design à vivre, aperto a giovani emergenti e aziende senza novità sensazionali, ma con un’innovazione diffusa su materiali e tecnologie, soprattutto nel settore illuminotecnica, e con alcune mostre tematiche sulle tendenze del futuro prossimo. Un intero spazio del salone, Talents à la carte, è stato dedicato ai giovani designer turchi (la Turchia è il Paese partner di M&O 2014). Sono stati esposti i nuovi stimolanti lavori di sei designer emergenti, ognuno con un progetto particolare: Burcu Büyükünal, con i suoi gioielli realizzati in plexiglas, silicone e titanio; Ceren Başgöze, che modifica e nobilita vecchi mobili e lampade con dorature e inserti di altra provenienza; Meriç Kara, che con i suoi vasi in Corian realizzati con macchine a controllo numerico e finiture artigianali – il suo progetto si chiama A Domestic Schizophrenic Project – ha affrontato il tema della vegetazione nel contesto urbano e proposto un dialogo diverso fra il verde, l’acqua e l’ambiente domestico o urbano con; e poi gli altri: Deniz Buru, Şule KoçUmut Demirel.

Patrick Jouin, Ester - prod. Pedrali
Patrick Jouin, Ester – prod. Pedrali

Alcuni padiglioni – come Craft, lo spazio dei mestieri d’arte – sono stati quasi interamente dominati dai francesi, ma la presenza di aziende e designer italiani è stata importante. Pedrali, azienda 100% made in Italy, che nonostante la diffusa ansia da delocalizzazione mantiene le sue sedi produttive a Mornico al Serio (Bergamo) e Manzano (Udine), ha presentato la nuova seduta Ester progettata da Patrick Jouin, premiato nel 2013 con il Good Design Award.
L’azienda Exnòvo di Trento, specializzata in prodotti realizzati con Professional 3D Printing, ha proposto la sua nuova collezione di lampade progettate da giovani designer italiani. Come da dichiarata mission aziendale, si tratta di prodotti che coniugano lo sviluppo tecnologico e la cultura artigianale. Ad esempio la lampada Afillia disegnata da Alessandro Zambelli, ispirata alla botanica, frutto dell’estro progettuale del designer ma soprattutto, in questo caso, della capacità di ingegnerizzazione basata su tecnologie proprie dell’azienda. Merito anche alla felice intuizione di Ignazio Pomini, fondatore con Fabio Ciciani di Exnòvo, di utilizzare il legno di cirmolo per la base della lampada. Altro esempio, la lampada Biophilia di Lanzavecchia + Wai, un prodotto industriale frutto di un procedimento di sinterizzazione progettato come un organismo vivente, fra la pianta e l’animale, e con un particolare aspetto che riporta a oggetti noti e tradizionali.

Alessandro Zambelli, Afillia - prod. Exnòvo
Alessandro Zambelli, Afillia – prod. Exnòvo

Suggestiva e straordinaria per la coniugazione di tecnologia sofisticata e poesia, la maestosa installazione luminosa Peau d’âne progettata da Thierry Gaugain per l’azienda francese Blackbody. Ispirata al mondo delle fate, è una declinazione di I.Rain – un sistema di illuminazione basato sulla tecnologia OLED sviluppata da Blackbody in base al principio di conversione diretta dell’energia elettrica in luce tramite molecole invece di cristalli – che consente di modificare la superficie luminosa rendendolo simile a una magnifica e sconfinata sala da ballo.

Monica Scanu

http://www.maison-objet.com/

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Monica Scanu
Monica AG Scanu, architetto, si occupa di design e architettura. Dal 2012 è titolare del corso di Design Management alla sede IED di Cagliari. È membro del CDA della casa editrice dell’Ordine degli Architetti di Roma, Prospettive Edizioni. Dal 2007 è responsabile delle relazioni esterne e della comunicazione di Insula architettura e ingegneria. Tra il 2007 e il 2009 è direttore a Roma del Master in Cultural Experience Design and Management di Domus Academy e IRFI. È stata docente sino al 2008 presso il corso di Disegno Industriale alla Seconda Facoltà di Architettura Ludovico Quadroni alla Sapienza, dal 2002 al 2007 presso il corso in Disegno Industriale e Ambientale, Facoltà di Architettura di Ascoli, e fino al 2009 presso il Design Culture and Management Program della Bilgi University di Istanbul. A Istanbul ha organizzato, in collaborazione con l’azienda Moleskine, il progetto Detour My Detour. Dal 2009 al 2011 ha fatto parte dello staff dell’Assessore alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma, con competenze su design, architettura e cultura internazionale.