I sarcofagi della memoria

La sostanza di Artribune Magazine non cambia, ci mancherebbe. Ma ci piace dare qualche ritocco su ogni numero. Sul #9 avete trovato ad esempio una nuova rubrica, affidata all’esperta di packaging Sonia Pedrazzini. Perché il contenuto è importante, ma pure la presentazione. Ora al via anche online “Pick-a-Pack”.

Donata Paruccini - Sarcophage - 2011 - photo Italo Perna-Polifemo Fotografia

Scavo con lo sguardo tra i resti abbandonati di un cestino della spazzatura: avanzi di cibo, vecchi giornali, ma soprattutto scarti di plastica, bottiglie e cartoni. I residui di quello che furono seducenti confezioni concepite per attrarre errabondi consumatori tra gli scaffali del supermercato. Incipit glorioso e fine miserrima: è la dura vita dell’imballaggio. Ma questa è solo una possibilità. Qualcuno da qualche parte ha già dato una nuova opportunità a questi oggetti che ricoprono, avvolgono, proteggono altri oggetti ed io, come un archeologo del presente, estraggo da questi reperti storie ed emozioni.
Ed è un’emozione particolare quella suscitata dai Sarcophage (2011) di Donata Paruccini, eleganti scatole rastremate che sembrano urne di marmo bianco, e invece son di gesso, realizzate dal calco di imballaggi in plastica. Prima erano contenitori pensati per ortaggi e frutta, leggeri e trasparenti, adesso hanno messo su peso, sono bianchi, opachi e consistenti, possono accogliere bijou, gioielli e piccoli segreti.

Donata Paruccini – Sarcophage – 2011 – photo Italo Perna-Polifemo Fotografia

Donata Paruccini racconta che lo scorso anno, dopo il terribile terremoto in Giappone, era stata invitata alla mostra benefica Charity box in cui si esponevano scatole per raccogliere le offerte: “Inizialmente pensavo di progettare un contenitore ispirandomi agli stampi per la ceramica e ho iniziato a lavorare il gesso per realizzare una scatola. Mi attraeva questo materiale che – aggiungendo solo acqua – da polvere diventa solido e che dopo si può ancora lavorare con estrema facilità. È un materiale che sembra fragile ma può anche essere duraturo. Durante la lavorazione della scatola ho buttato l’eccesso di una colata dentro un contenitore di plastica. Il calco casuale che ne è derivato mi è piaciuto e ho realizzato la prima scatola usando direttamente una vaschetta degli spinaci rovinata e proponendo il gesso come materiale definitivo di un oggetto, non solo come materiale per uno stampo”.

Sonia Pedrazzini

www.donataparuccini.it

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #9

 

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Sonia Pedrazzini
Sonia Pedrazzini, designer. Consulente per l’agenzia Dieter Bakic Design a Monaco di Baviera, si è specializzata in packaging cosmetico. Nel 1996 ha aperto lo studio a Piacenza, un atelier creativo che spazia dal design all'arte, dalla grafica a progetti per l’editoria e la didattica e che oltre a realizzare prodotti per il mercato si occupa degli aspetti culturali e pop della società contemporanea, sviluppando nuovi concept e progetti più sperimentali e di ricerca. Ha ideato e coordinato il Master in Packaging Design per lo IED di Milano e ha svolto lectures, workshop e attività di docenza presso varie accademie e università. Nel 2001 ha fondato, con Marco Senaldi, la rivista Impackt Contenitori e Contenuti (Edizioni Dativo) di cui è stata anche il direttore editoriale. Ha scritto di design e di packaging per riviste quali Ottagono, Interni, Case da Abitare, ItaliaImballaggio e Artlab. Attualmente si occupa di design e autoproduzione e ha realizzato un' edizione limitata di candele ispirate alle nature morte di Giorgio Morandi. Un progetto in cui design, arte e packaging trovano un felice punto di unione.