Il design si reinventa. Anzi, si ricicla

Nella Brianza dei legnamè, culla del mobile di design, un ex mattatoio è diventato la casa di chi vuole arredare rispettando l’ambiente. Correndo il rischio di mollare un lavoro sicuro per ricominciare da zero.

Il negozio di Riciclò

Una scelta di vita, quella fatta da Laura Fontanot e Gioni Cadamuro, fondatori di Riciclò: “Abbiamo messo insieme tanti soggetti che hanno scelto di impegnarsi nel campo dell’ecodesign e così ci siamo ritrovati dei nuovi amici, convinti come noi che si possa ricercare un equilibrio tra consumo e rispetto per il mondo che ci circonda”.
Lei, diplomata all’Accademia di Belle Arti, era già nel settore grazie all’azienda di famiglia, la Fontanot appunto, che oggi produce scale in tecnopolimeri interamente disassemblabili e riciclabili. Lui, formatosi in un istituto d’arte, ha lasciato il lavoro in una multinazionale quando, due anni fa, insieme alla moglie ha deciso di sviluppare un progetto all’insegna della creatività e della sostenibilità ambientale.
“Mi sono licenziato e ho iniziato a prendere contatti con alcune realtà produttive”, racconta Gioni Cadamuro. “Ho conosciuto tutti di persona, ho visitato i loro laboratori, li ho guardati lavorare. L’hobbistica non ci interessava, volevamo prodotti che coniugassero qualità e bellezza. Persone per le quali la vocazione ecologica fosse una scelta di vita”. Oggi sono più di venti i progetti a cui Riciclò dà spazio e visibilità nello showroom di Macherio. Tutti i prodotti esposti nascono da materiali di riciclo o sono pensati per essere disassemblati e riciclati al termine della loro vita. “Ormai siamo circondati da oggetti che, una volta usati, finiscono in discarica e lì ci rimangono”,spiega Cadamuro.“Pensare e progettare in questo modo consente invece di prolungare all’infinito il loro ciclo di vita, risparmiando risorse e materie prime”.

Riciclò – scafuro Nifida

Nell’ex mattatoio fanno dunque bella mostra di sé vecchi telefoni trasformati in orologi, forchette che diventano collier e bracciali, mobili di design e pezzi di modernariato rivisitati, accessori per la casa o per l’abbigliamento realizzati con cinture di sicurezza, giornali, t-shirt vintage e tanto altro.
Da poco è stata avviata anche una produzione con il marchio Riciclò, basata sull’applicazione di tecniche pittoriche al recupero di oggetti comuni: dal bidone del caffè, dipinto e trasformato in lampada, al pacchetto di patatine che diventa un caleidoscopio. Ma non è tutto. Chiunque, infatti, può portare in bottega un proprio mobile da buttare: che sia un vecchio comodino o una sedia fuori moda, diventerà oggetto di un intervento artistico per recuperarlo e dargli nuova vita.
Per chi invece vuol far da sé, imparando a usare i materiali di recupero, in autunno partiranno i corsi che permetteranno ai partecipanti di vivere in prima persona l’esperienza del riciclo: dalla legatoria alla decorazione di elementi di arredo. “Insomma Riciclò non è un progetto statico, chiuso, finito”, sottolineano i fondatori. “Siamo sempre aperti a nuove idee e nuove collaborazioni”. Come la mostra Celle d’artista, che a maggio ha portato, nelle tre celle frigorifere dell’ex mattatoio, gli animali realizzati con pezzi di legno da Marco Belloni, le sculture in ferro di Emanuele Cazzaniga, i fiori e i paesaggi costruiti da Marillina Fortuna con gli oggetti abbandonati in riva al mare.

Riciclò – Celle d’artista

“L’interesse che abbiamo trovato per il nostro progetto è per noi una grande soddisfazione personale”, spiega Cadamuro.“Per l’aspetto economico, invece, ci diamo tempo. Purtroppo in Italia non c’è ancora sensibilità per questo settore: facciamo tutti la raccolta differenziata, ma nessuno ci crede veramente. Ci hanno insegnato che le cose importanti sono far soldi e cambiare il cellulare una volta ogni sei mesi. Ma se continuiamo a vivere così, dove andremo a finire?”. Una domanda a cui Riciclò cerca di dare una risposta alternativa, “che poi è la risposta dei nostri nonni…”.
In pratica, consumare meno (o meglio) per riconquistare qualità della vita.

Elisa Erba

www.riciclovivo.com

CONDIVIDI
Elisa Erba
Elisa Erba, nata a Monza nel 1973, è giornalista e docente. Dopo il Liceo scientifico, si è laureata a pieni voti in Lettere moderne con una tesi di arte contemporanea, premiata dall’Istituto lombardo Accademia di Scienze e Lettere. Dopo aver partecipato ad alcune pubblicazioni in ambito artistico, ha intrapreso la carriera di giornalista, occupandosi di cronaca e cultura per testate nazionali e locali e diventando professionista nel 2002. Dal 2007 insegna Italiano in un Liceo artistico, continuando a coltivare la passione per l’arte e per la scrittura giornalistica.