Design contro la povertà

Il design continua a toccare tematiche sociali, dalla povertà al volontariato. Se ne occupa un’associazione di Terni chiamata Utilità Manifesta. Lo fa con il graphic design, ma anche con la progettazione di oggetti. Siamo andati a scoprire come.

Anna Münchmeyer - Are you blind?

Vi ricordate l’editoriale di design del primo numero di Artribune Magazine, dedicato al social design? Pensavate, leggendolo, che fosse un tema tanto toccante ma, ahimé, altrettanto distante dalla realtà e dalle effettive possibilità di impegnarsi come progettisti in questo campo? Beh, vi sbagliavate.
Lo dimostra Utilità Manifesta, associazione di promozione sociale di Terni, che dal 2004 si impegna a difendere e diffondere i diritti umani con progetti di graphic design come unica arma. L’obiettivo è proprio quello di progettare comunicazione per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle tematiche sociali e di tutela della persona.
La scelta vincente è di non utilizzare una comunicazione classica, ma sfruttare il valore aggiunto che può dare un progetto di design per arrivare in maniera diretta al maggior numero di persone possibili. L’AIAP (Associazione Italiana Progettazione per la Comunicazione Visiva), insieme a Comune e Provincia di Terni, supportano e patrocinano Utilità Manifesta nelle sue campagne di sensibilizzazione. I risultati si sono visti sin dai primi anni: nel 2007 con il riconoscimento del Premio Sappi per la campagna Multicultura, un tassello per la nuova società, studiata per agevolare l’inserimento nella società degli immigrati, e nella tragica occasione del terremoto in Abruzzo, quando l’associazione ha progettato la segnaletica per le tendopoli. Ogni anno un nuovo tema e un nuovo slogan che, sotto la forma di poster grafico, segnava un passo avanti nella lotta della difesa dei diritti umani.

Kim Jinsik

Dal 2010 l’associazione ha deciso che può fare di più e ai grafici ha aggiunto i designer, grazie anche al coinvolgimento di ADI (Associazione per il Disegno Industriale), delegazione Umbria. Accomunati da un bando di gara, un contest internazionale e un unico tema riassunto dal claim “meno sprechi più diritti”, progettisti di tutto il mondo si sono adoperati per ideare un oggetto o un poster sensibile al tema. L’argomento trattato è stato anche un modo per rispondere alle Direttive Europee del 2010 sulle forme di povertà, da qui il nome del bando, Fight Poverty. Sembra un paradosso, ma il catalogo di progetti sul tema della povertà è davvero ricco. Ricco di idee, di immagini e soprattutto di riflessioni, grazie anche al supporto degli sponsor Fedrigoni e Graphic Masters.
I dieci progetti finalisti ex-aequo per la categoria graphic e altrettanti per la categoria prodotto trattano tutti lo stesso argomento, ma da punti di osservazione differenti. Per capire di cosa stiamo parlando, partiamo dalla grafica e dall’immagine essenziale del croato Ivan Dilberovic, la sagoma di un bambino di colore con una fetta di pane al posto del cervello, e a seguire il titolo What’s on your mind today?. O ancora, il test del daltonismo ishishara che al posto di numeri riporta la scritta “povertà” e il sottotitolo “are you blind?” dell’irlandese Anna Münchmeyer. Oppure il bidone dei rifiuti del canadese Vincent Tourigny dal titolo Food Supply.

Ivan Dilberovic - Poverty

Passando alla categoria industrial design, troviamo progetti che vanno dalla confezione in cartone per fetta di torta che diventa cucchiaino (Cake Eco Tray di Juhyun Lee e Insik Chung), evitando così l’utilizzo della plastica e la sua successiva dismissione, al biberon 3times a day a week, progetto rivoluzionario di Sung yong Ryu, Soo jung Lee e Sung hoon Jung, che contiene tre pasti al giorno per una settimana destinati ai bambini dei Paesi in cui la povertà dilaga.
E non è ancora tutto, perché oltre ai vincitori c’è anche la categoria dei meritevoli. Per scoprirli vi invitiamo a visitare il sito di Utilità Manifesta, anche perché c’è un’altra importante segnalazione da non perdere: il bando del concorso dell’edizione 2011 dedicato al volontariato, che scade il 30 ottobre.
Dalla povertà al volontariato, il design riesce ad abbracciare più settori di quanti se ne riescano a immaginare, e il contributo che riesce a dare è un valore aggiunto da non sottovalutare. Un buon progetto di graphic design può sensibilizzare e riportare alla luce problemi sopiti; un buon progetto industriale può davvero migliorare situazioni difficili. Il design può dare molto e il vittorioso risultato è leggere nomi internazionali non solo tra i giurati, ma anche tra i canditati.
Il social design è sempre di più, sotto tutti i punti di vista, una progettazione che non ha confini.

Valia Barriello

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www.utilitamanifesta.it

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Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.