A pranzo con 18 designer

Macché top five, ora va di moda la top three. Quella di una manciata di designer, alla Naba di Milano. E dopo, tutti a pranzo. Dal design al food design.

Italo Rota e i pantaloni a righe

Vi avevamo anticipato che martedì alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, meglio conosciuta con l’acronimo di NABA, ci sarebbe stata una performance di 18 designer che mostravano la top three dei loro oggetti preferiti, in occasione dell’open day? Bene, siamo andati alla presentazione di questa mostra temporanea, frutto della selezione dei progettisti, per ascoltare le singole motivazioni della scelta.
Gli oggetti, posti su lunghi tavoli bianchi, uno dopo l’altro, con relativo cartellino, sembravano quasi i reperti di una scena del crimine. I designer, come periti tecnici, si sono susseguiti uno dopo l’altro per spiegare utilità e funzione dei prodotti. Alcuni hanno preferito mettere in mostra oggetti da loro stessi progettati, quali sintesi del loro riuscito percorso professionale, altri, spaziando in tutto lo scibile del disegno industriale, hanno scelto oggetti di tutti i giorni che potremmo anche noi avere in casa.

Marco Ferreri e Paolo Rinaldi

Rimangono impressi gli oggetti di Marco Ferreri, tra cui un coltello tirapugni scelto per “la cattiveria e assieme la praticità dell’oggetto stesso”, o Stefano Mirti e la sua trilogia Bic Bic Bic composta da biro, rasoio e accendino, “tutti e tre oggetti che vorrei avere con me su un’isola deserta”; o ancora Angela Rui, che ha portato il libro Nel paese delle ultime cose di Paul Auster, un collage e dei frammenti di riprese, per dimostrare come le immagini del nostro vissuto rimangano scolpite nella mente con la stessa forza di un prodotto.
E terminata un’accaldata presentazione è arrivato l’atteso momento del ristoro. In un’area soppalcata sopra la mensa della NABA, i designer hanno lasciato da parte l’arte della progettazione per dedicarsi a un altro tipo di arte, quella culinaria.

Valia Barriello

www.naba.it

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Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.