RIBA Stirling Prize 2018: annunciati i progetti finalisti

Il prossimo 10 ottobre il Royal Institute of British Architects decreterà il progetto vincitore del prestigioso riconoscimento annuale. Ad uno ad uno, conosciamo i sei interventi selezionati.

Foster + Partners, The Bloomberg Building, Londra. © Nigel Young – Credit: RIBA Stirling Prize

In un recente commento sulla Biennale di Architettura in corso a Venezia, Luigi Prestinenza Puglisi parla della retorica anti star system e di come negli ultimi anni si sia affermato, in maniera sempre maggiore, un certo discorso che separerebbe nettamente l’architettura autoreferenziale e spendacciona da archistar da quella sostenibile ed impegnata socialmente. Una dicotomia questa, sicuramente discutibile, ma alla quale hanno contribuito non poco le ultime Biennali d’architettura di Koolhaas e Aravena, così come altri fenomeni quali i collettivi di architettura, il design sostenibile e altri, più o meno chiari concetti coniati negli ultimi anni da critici ed esperti del settore. Specialmente nel contesto britannico, un tempo patria indiscussa dei grandi nomi – Zaha Hadid, Richard Rogers, Norman Foster, David Chipperfield per citarne alcuni – questo cambio ideologico si è fatto sentire negli ultimi anni in maniera particolare. Nel 2015, con il prestigioso Turner Prize a un giovane collettivo di architetti ed artisti, lo studio Assemble. L’anno scorso, con il RIBA Stirling Prize al sobrio restauro di un molo di provincia, l’Hastings Pier dello studio dMRR. Il premio, conferito ogni autunno dal Royal Institute of British Architects al miglior progetto britannico dell’anno, è diventato una buona cartina tornasole degli andamenti della cultura architettonica d’oltremanica. Ed è per questo particolarmente interessante passare in rassegna i sei progetti finalisti di quest’anno, annunciati dall’Institute nei giorni scorsi.
La selezione è piuttosto varia: l’appariscente sede di una multinazionale nel cuore di Londra, un modesto ampliamento in terra battuta di un cimitero di campagna, residenze universitarie alla periferia della capitale, una galleria d’arte completamente sotterranea e un elegante edificio multifunzionale ad Oxford. Una selezione che, se si esclude il progetto dello studio Foster + Partners, riflette, anche questa volta, la volontà di premiare l’intervento poco appariscente, ridotto in scala e spesso con un carattere sociale. Una selezione che insomma, come espresso da Oliver Wainwright, “celebra il sottovalutato rispetto allo spettacolare”. Sulle pagine del Guardian, il giornalista britannico passa in rassegna i sei progetti finalisti senza certo nascondere le sue preferenze; allo stesso tempo critica la mancanza di interventi particolarmente audaci ed espressivi. A prescindere dai giudizi sulla qualità delle scelte, la shortlist di quest’anno presenta in ogni caso un buon equilibrio tra città e provincia, tra grandi e piccoli studi, tra restauri e nuovi interventi. Creando tuttavia di conseguenza la difficoltà di dover mettere sullo stesso piano edifici dalla scala e dalla natura molto diversa tra loro. Aspettando l’annuncio del progetto vincitore, che sarà proclamato il prossimo 10 ottobre, una presentazione dei sei progetti selezionati.

– Leonardo Lella

www.architecture.com 

1. LONDRA, SEDE CENTRALE BLOOMBERG – FOSTER + PARTNERS

Foster + Partners, The Bloomberg Building, Londra. © Nigel Young – Credit: RIBA Stirling Prize

Il nuovo quartier generale europeo della multinazionale statunitense Bloomberg, firmato dallo studio Foster + Partners, ha aperto lo scorso autunno nel cuore della City di Londra. Formato da due monumentali edifici triangolari uniti da una passerella in vetro, il complesso sorge su un antico sito di epoca romana, l’asse centrale del quale è ricalcato dalla galleria commerciale tra i due corpi. È stato presentato dallo studio Foster come “l’edificio d’uffici più sostenibile al mondo”: per il progetto sono stati sviluppati sistemi di risparmio energetico quali sensori per il controllo della ventilazione naturale, controsoffitti “a petalo” con luci led e controllo acustico nonché recupero delle acque piovane e grigie. I prospetti, scanditi ai piani superiori da una griglia regolare in pietra arenaria e pannelli in bronzo si diversificano al piano terra, dove i pilastri in pietra inquadrano una facciata ondulata. Segni caratteristici dell’intervento sono la monumentale rampa centrale in bronzo e gli ascensori panoramici in vetro.

2. BUSHEY, AMPLIAMENTO DEL CIMITERO EBRAICO – WAUGH THISTLETON ARCHITECTS

Waugh Thistleton Architects, Bushey Cemetery, Hertfordshire © Lewis Kahn – Credit: RIBA Stirling Prize

Nella piccola città di Bushey, nella cosiddetta Green Belt di Londra, si trova dal 1947 uno dei principali cimiteri ebraici del Regno Unito. Nel quadro dell’ampliamento della struttura, lo studio londinese Waugh Thistleton è stato invitato a progettare due nuove sale di preghiera e due nuovi edifici di servizio. I quattro volumi, completati nel 2017, sono caratterizzati da portici in rovere locale, finiture in acciaio corten e massicce murature in terra battuta. La scelta di quest’ultimo materiale risponde, in maniera particolare, a richieste spirituali: le murature, robuste ma completamente biodegradabili, richiamano il concetto ebraico del ritorno del corpo alla terra e conferiscono un’atmosfera di raccoglimento spirituale agli spazi interni. I passaggi porticati sono un chiaro omaggio allo Skogskyrkogarden, il “Cimitero del Bosco” di Gunnar Asplund e Sigurd Lewerentz a Stoccolma (1920-40).

3. LONDRA, RESIDENZE UNIVERSITARIE CHADWICK HALL – HANLEY HALEBROWN

Henley Halebrown, Chadwick Hall, Londra © Nick Kane – Credit: RIBA Stirling Prize

L’università di Rohehampton, nata nel 2004 dalla fusione di quattro antichi colleges, ha sede in un campus composto da edifici di epoca georgiana in un sobborgo occidentale di Londra. Nel 2012 l’istituzione universitaria ha incaricato lo studio londinese Henley Halebrown di progettare tre nuovi edifici di residenze universitarie per un lotto intorno ad un fabbricato settecentesco in laterizio, a pochi metri di distanza da una serie di torri di appartamenti del dopoguerra. I tre volumi, completati nel 2016, presentano una struttura mista in cemento precompresso e setti in laterizio portanti, richiamando nei prospetti e nei materiali sia la classicità dell’architettura georgiana che le qualità compositive dei brutalisti blocchi novecenteschi adiacenti.

4. ST IVES, AMPLIAMENTO TATE ST. IVES, JAMES FOBERT ARCHITECTS

Jamie Fobert Architects, Tate St Ives Cornwall © Hufton Crow – Credit: RIBA Stirling Prize

Il Tate St Ives è un museo di arte moderna, aperto al pubblico nel 1993 nella cittadina di St Ives, in Cornovaglia; è gestito dalla prestigiosa istituzione londinese Tate Gallery. In risposta all’aumento di visitatori e alla necessità di ingrandimento della struttura originaria progettata da Eldred Evans e Davi Shalev, l’edificio è stato ampliato tra il 2015 e il 2017 dallo studio londinese Jamie Fobert. L’intervento, quasi del tutto invisibile in prospetto, si sviluppa per la maggior parte sotto il livello stradale, inserendo circa 600 metri quadri di superficie espositiva in un’area adiacente alla struttura originaria. Il nuovo spazio espositivo, caratterizzato da un solaio a cassettoni in cemento armato, permette anche la creazione di un vasto giardino pubblico connesso tramite un sistema di percorsi alla spiaggia sottostante. L’opera ha previsto inoltre la creazione di un volume di quattro livelli rivestito con elementi in ceramica che ospita uffici, aree di logistica e servizi per i visitatori.

5. CAMBRIDGE, CENTRO COMUNITARIO STOREY’S FIELD E ASILO EDDINGTON – MUMA

MUMA LLP, Storey’s Field Community Centre and Nursery, Cambridge © Alan Williams – Credit: RIBA Stirling Prize

Nell’ambito dello sviluppo dell’area di Eddington, alla periferia nord di Cambridge, lo studio londinese MUMA è stato incaricato di progettare un edificio che potesse ospitare sotto lo stesso tetto un asilo e un centro comunitario per il nuovo quartiere. Il complesso, concepito come un volume chiuso a pianta quadrata, si sviluppa intorno ad un cortile centrale, pensato come area di gioco sicura per i bambini. I muri dell’asilo, che occupa tre lati del quadrato, sono caratterizzati da aperture dalle forme geometriche e lucernari piramidali. Il centro comunitario, con la sua sala riunioni a tripla altezza sorretta da una struttura in legno, costituisce il quarto lato del quadrato, che chiude sul lato sud. I rivestimenti esterni, interamente realizzati in laterizio, reinterpretano tecniche costruttive locali e creano diversi motivi, differenziando le superfici dei quattro prospetti.

6. OXFORD, CENTRO UNIVERSITARIO SULTAN NAZRIN SHAH, NIALL MC LAUGHLIN ARCHITECTS

Niall McLaughlin Architects, Sultan Nazrin Shah Centre, Oxford © Nick Kane – Credit: RIBA Stirling Prize

Aperto nel 2016, il Sultan Nazrin Shah Centre è l’ultimo edificio costruito nel Worcester College, uno dei principali campus dell’università di Oxford. Il centro multifunzionale è a disposizione di studenti e insegnanti, ma anche dei cittadini. Dal corpo principale più alto, un auditorium con annesso foyer, si sviluppano tre ali laterali più basse, che ospitano rispettivamente un portico e due aule, un’area studio e un locale tecnico, una palestra di danza. Se gli interni sono fortemente caratterizzati dai toni chiari della struttura e dei rivestimenti in rovere, i prospetti sono interamente rivestiti in pietra calcarea, interrotta da superfici vetrate. La doppia altezza dell’auditorium permette l’apertura di una serie di finestre rivolte verso l’edificio centrale del campus, le altre aperture principali affacciano su uno specchio d’acqua e su un campo da cricket antistante. La scelta dei materiali, così come alcune soluzioni compositive, ricordano la Bishop Edward King Chapel, realizzata nel 2013 dallo studio Niall McLaughlin a pochi chilometri di distanza da Oxford.

 

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Leonardo Lella
Leonardo Lella è architetto, curatore e redattore di architettura. Dopo gli studi tra Roma, Amburgo, Monaco e l’America Latina si è trasferito a Venezia, dove dal 2018 lavora per la Biennale di architettura. Fin dai primi anni di università si è interessato all’editoria e alla curatela di mostre di architettura, lavorando per diversi anni nella redazione della rivista tedesca Baumeister e contribuendo a pubblicazioni tra cui “Francis Kéré: Radically Simple” (a cura di A.Lepik, Hatje Kanz, 2017). Ha scritto per Baumeister, Stein, Garten+Landschaft, Restauro e ha curato la mostra “Ritual und Abstraktion” (TUM, Monaco di Baviera, 2018). Dal 2018 scrive per Artribune.