Governo blocca Piano Periferie, il Consiglio degli Architetti commenta: “iniziativa sconcertante”

Continua a sollevare polemiche l’emendamento al decreto Milleproroghe con cui il Governo Movimento 5 Stelle – Lega blocca fino al 2020 fondi pari a 2 miliardi di euro destinati al recupero e alla valorizzazione delle periferie italiane. Oltre ai sindaci dei comuni, anche il Consiglio Nazionale degli Architetti contesta l’emendamento votato al Senato

Il Senato
Il Senato

“L’approvazione dell’emendamento 13.2 al ddl n. 717, che comporta il congelamento dei fondi del bando per le periferie fino al 2020 per 96 tra città e aree metropolitane, testimonia e conferma la superficialità e improvvisazione con cui vengono affrontati dai decisori politici, a 360 gradi, temi di rilevanza strategica per il futuro del Paese”. È il commento di Giuseppe Cappochin, Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori all’appena approvato emendamento nell’ambito di Milleproroghe, decreto promosso giorni fa dal Senato con 148 sì, 110 no e 3 astenuti e in attesa di voto da parte della Camera a settembre. L’emendamento cui fa riferimento Capocchin vede protagonista il Piano Periferie, programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie messo su dai precedenti governi di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni e che adesso vede bloccare fino al 2020 fondi pari a 2 miliardi di euro, destinati alle 120 convenzioni firmate con i Comuni interessati al Piano. Il Milleproroghe così continua ad alimentare e a sollevare dibattiti e polemiche, facendo sobbalzare politici, professionisti, esponenti del mondo della cultura e, nel caso specifico del Piano Periferie, non pochi sindaci dei comuni italiani.

Concorso Periferie Urbane 2016, Aprilia Studio Orizzontale
Concorso Periferie Urbane 2016, Aprilia Studio Orizzontale

COSA È IL PIANO PERIFERIE: IL PROGETTO, IL BANDO, LE FINALITÀ…

Dei 120 progetti (dei quali 107 sono stati presentati da Comuni e 13 da Città Metropolitane, per un totale di 445 Comuni interessati), 24 convenzioni sono state firmate nel marzo 2017, 96 tra novembre e dicembre dello stesso anno. Si tratta di progetti presentati dai Comuni italiani attraverso apposito bando, e hanno come scopo non solo la realizzazione di nuove opere nelle periferie, ma soprattutto la rivalorizzazione di queste ultime, attraverso il recupero e il riuso di immobili abbandonati. Lo scorso dicembre, quando è stata ufficializzata la seconda tranche delle convenzioni alla presenza dell’allora Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e i sindaci dei Comuni interessati, è stato presentato un dossier dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attuali condizioni delle periferie italiane, trattando del loro stato di degrado e di sicurezza.  “I progetti presentati dai Comuni italiani a seguito della pubblicazione nel maggio del 2016 del Bando per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie segnano un punto di passaggio nella storia delle politiche urbane in Italia”, scrive Paolo Testa, Capo Area Studi, Ricerche, Banca Dati delle Autonomie Locali dell’ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani nell’introduzione al dossier. “Per la prima volta i Comuni capoluogo e le Città Metropolitane attivano un processo di formulazione di progetti di rigenerazione urbana che integrano interventi fisici di trasformazione e riqualificazione a interventi immateriali di welfare, innovazione, sviluppo economico”. L’oggetto del bando, pubblicato nel maggio 2016, era “la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia”, individuando per le proposte cinque tipologie di azione: progetti di miglioramento del decoro urbano, progetti di riuso e rifunzionalizzazione di strutture e aree esistenti, progetti per la sicurezza del territorio, per il potenziamento dei servizi, del welfare e per la mobilità sostenibile. I primi 24 progetti in graduatoria, che vedono protagoniste le città di Bari, Avellino, Lecce, Vicenza, Bergamo, Modena, Firenze, Torino, Grosseto, Mantova, Brescia, Andria, Milano, Latina, Genova, Oristano, Napoli, Ascoli Piceno, Salerno, Messina, Prato, Roma, Cagliari Bologna, sono stati finanziati con una prima tranche di fondi pari a 500 milioni di euro, dei quali una parte sono già stati spesi dai Comuni per avviare i progetti di riqualificazione.

…E LO STOP DI 2 ANNI. IL DISAPPUNTO DELLE AMMINISTRAZIONI LOCALI

I 24 progetti già avviati sarebbero salvi dal decreto, dato che l’accordo per ricevere i finanziamenti risale a marzo 2017, ma i rimanenti 96 progetti, alla luce del recente emendamento, vedono almeno per il momento slittare la loro attuazione. Tutto rimandato al 2020, con i fondi stanziati per le periferie (ovvero 140 milioni di euro) che intanto potrebbero essere dirottati in un fondo cassa “da utilizzare per favorire gli investimenti delle città metropolitane, delle Province e dei Comuni, da realizzare attraverso l’utilizzo dei risultati di amministrazione degli esercizi precedenti”, come dice il testo approvato al Senato. E i progetti già programmati e in via di attuazione, con i Comuni già pronti a lanciare i bandi di gara per l’affidamento dei lavori? Stando all’emendamento del governo, la rigenerazione urbanistica e lo sviluppo socioeconomico delle periferie possono attendere. “I sindaci potrebbero diffidare la presidenza del Consiglio ad adempiere a quanto deciso e sottoscritto dal governo”, ha dichiarato Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’ANCI. “Non vorremmo essere costretti ad arrivare a tanto, ma pretendiamo chiarezza”. “I nostri tecnici e dirigenti hanno lavorato un anno per rispettare i tempi, siamo passati già in Giunta con tutti i progetti, molti sono esecutivi, stanno per partire le gare e soprattutto abbiamo già firmato la Convenzione che impegna la Presidenza del Consiglio dei Ministri”, commenta in una nota stampa il sindaco di Padova Sergio Giordani. “Non avere questi 18 milioni di euro, significa perdere o rimandare alle calende greche, in una modalità inaccettabile… Perché togliere soldi già stanziati ai territori? Peggio ancora, alle periferie?”.

LE PERIFERIE: NODO CRUCIALE DELL’URBANISTICA E DELLA CULTURA IN ITALIA. LE RIFLESSIONI DELL’ESPERTO

“Dopo aver trascurato per anni la dimensione umana, adesso, all’inizio del XXI secolo, cresce l’urgenza di riportare al centro del progetto di rigenerazione urbana le persone, per le quali il desiderio generale primario è rappresentato dall’obiettivo di vivere in città sicure, sostenibili e sane”, spiega Giuseppe Cappochin, che inoltre argomenta il proprio disappunto e perplessità sull’emendamento che ha bloccato i fondi per l’attuazione del Piano Periferie. “Anche se più volte abbiamo criticato il Piano Periferie, in quanto privo di organicità rispetto a un programma di interventi strutturali indispensabili per competere a livello internazionale con le città in grado di offrire qualità della vita e lavoro e quindi di attrarre investitori, l’emendamento votato nel decreto Milleproroghe è a dir poco sconcertante, in quanto azzera a posteriori, con effetti devastanti, risorse anche di cofinanziamento e impegni già assunti”.

Periferia, Umberto Boccioni. 1909 collezione privata
Periferia, Umberto Boccioni. 1909 collezione privata

RIGENERAZIONE URBANA: UNA QUESTIONE (ANCHE) POLITICA

È grave poi”, sottolinea il Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, “che nel contratto di Governo neanche un paragrafo sia dedicato al tema vitale del futuro delle città in generale e delle periferie in particolare, come pure la mancanza di una organica agenda urbana nazionale incentrata su principi chiari, unitari, olistici in grado di indirizzare e promuovere modalità di intervento strutturale non straordinarie. Al contrario”, continua Cappochin, “le politiche di rigenerazione urbana in Italia continuano a essere gravate da eccessivi pesi di natura procedurale, da conflitti di competenze e di attribuzioni tra diversi livelli di amministrazione e da diversi comparti dello Stato, da disposizioni che rendono gli interventi sulla città tendenzialmente episodici, non inseriti in una cornice normativa e di principi omogenei e di facile utilizzo e, soprattutto, nella gran parte dei casi, senza un impianto di visione strategica su tutto l’organismo urbano”.

I PROGETTI DEL PIANO PERIFERIE

Adesso entriamo in medias res. Cosa prevedono, nel dettaglio, i progetti presentati dai comuni italiani per il Bando Periferie e quali sono quelli a rischio dopo l’emanazione del decreto Milleproroghe? Stando a una nota stampa del Comune di Roma, la Capitale “usufruirà dei 18 milioni di euro previsti per azioni per ricucire il tessuto urbano, quali la riqualificazione e il restauro conservativo dell’edificio Ex Gil di Ostia”; Milano invece, il cui progetto si intitola Welfare metropolitano e rigenerazione urbana. Superare le emergenze e costruire nuovi spazi di coesione e di accoglienza, rischia di dover congelare i piani di sviluppo previsti per il quartiere Adriano, in particolare quelli per la scuola media e la metrotranvia 7. “Non calpestiamo la dignità dei sindaci che si sono spesi e sono andati nei quartieri a parlare dei progetti. Io sono andato nel quartiere Adriano dove abbiamo fatto riunioni infuocate”, ha dichiarato il sindaco di Milano Giuseppe Sala. A Napoli è a rischio il progetto di riqualificazione delle strade di Scampia, mentre potrà essere portato avanti il piano di recupero di una Vela e l’abbattimento di altre tre. “Non ci fermeremo, andremo avanti con la massima determinazione, e questa è l’indicazione che ho dato agli uffici comunali”, afferma il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. “Si continuano a finanziare armi, opere pubbliche mentre si tolgono soldi alle periferie, ai territori e a chi ha più bisogno. Non voglio credere che questa sia l’interpretazione corretta del provvedimento e per questo credo che il Governo debba subito intervenire e chiarire la sua posizione”. E la risposta del Governo non si è fatta attendere: “siamo dalla parte dei sindaci”, ha dichiarato il vicepremier Luigi Di Maio rispondendo alle parole infuocate dei sindaci italiani contro l’emanazione del decreto. “Non stiamo bloccando il fondo, ma stiamo agevolando il suo utilizzo. Sbloccheremo i fondi, tutti quanti, che potranno essere utilizzati. Questa norma ci serve proprio per andare incontro ai sindaci e alle loro esigenze”.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.