Non solo Biennale di Venezia: 20 mostre di architettura da vedere adesso

Giappone, Stati Uniti, Messico, Portogallo, Francia, Germania, Regno Unito, Slovenia e Italia: una panoramica sulle mostre di architettura in corso, in 20 tappe. Tra analisi delle identità locali; monografiche su architetti in ascesa o da riscoprire; indagini sull’evoluzione delle modalità di rappresentazione.

MIODRAG ŽIVKOVIÆ – Photograph by VALENTIN JECK, Monument to the Battl of the Sutjeska,Tjentište, Bosnia and Herzegovina 1965 –1971. View of the monument, 2016 Digital reproduction – Commissioned by The Museum of Modern Art, New York

Aperta fino al 25 novembre prossimo, la 16. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia – in questa edizione curata da Yvonne Farrell e Shelley McNamara – si conferma l’appuntamento espositivo imprescindibile per gli addetti del settore e non solo. Tra sostenitori e dubbiosi, tra esordi in grande stile e qualche delusione, la Biennale 2018 include Arcipelago Italia, il padiglione nazionale affidato all’architetto Mario Cucinella. Rivolgendo lo sguardo anche oltre i confini europei, abbiamo stilato una lista di 20 mostre di architettura da visitare durante queste settimane estive. In attesa dell’autunno, quando inaugureranno l’attesa retrospettiva londinese su Renzo Piano, promossa dalla Royal Academy of Arts; la monografica su Alejandro Aravena, al Louisiana Museum of Modern Art di Copenhagen; Architecture Effects, sul rapporto fra arte architettura e rivoluzione digitale al Guggenheim Museum di Bilbao.

– Valentina Silvestrini

1. NEW YORK, ARCHITECTURE IN YUGOSLAVIA AL MOMA

VOJIN BAKIĆ, Architect: BERISLAV ŠERBETIĆ, Architect: ZORANBAKIĆ – Photograph by VALENTIN JECK, Monument to the Uprising ofthe People of Kordun and Banija, Petrova Gora, Croatia 1979 – 1981. Exterior view, 2016 Digital reproduction – Commissioned by The Museumof Modern Art, New York

Per la prima volta gli Stati Uniti ospitano una mostra che prende in esame il lavoro degli architetti attivi nella ex repubblica socialista federale jugoslava nel periodo compreso tra il 1948 e il 1980. Allestita al Museum of Modern Art, Concrete Utopia: Architecture in Yugoslavia getta nuova luce sul loro contributo, a lungo sottovalutato. Oltre 400 pezzi – tra disegni, modelli, fotografie, video -, concessi da istituzioni sorse in seguito alla disgregazione dello stato unitario, ma anche da archivi comunali e da collezioni private, permetteranno ai visitatori di addentrarsi tra luoghi ed edifici di impronta brutalista, tra grattacieli, monumenti e progetti anche visionari. Nelle sezioni tematiche – Modernization; Global NetworksEveryday Life; Identities – sono compresi interventi, tra gli altri, degli architetti Bogdan Bogdanović, Juraj Neidhardt, Svetlana Kana Radević, Edvard Ravnikar, Vjenceslav Richter e Milica Šter.

www.moma.org

2. NEW YORK, BODYS ISEK KINGELEZ AL MOMA

Bodys Isek Kingelez, Kimbembele Ihunga, 1994. CAAC – The Pigozzi Collection, Geneva

A conferma dell’inarrestabile interesse verso gli autori originari dell’Africa, il Museum of Modern Art dedica la prima monografica statunitense a Bodys Isek Kingelez, a tre anni dalla scomparsa. Originario della Repubblica Democratica del Congo, l’insegnante e artista viene ricordato a partire dai suoi utopici modelli urbani, realizzati con una sorprendente varietà di materiali. Oggetti recuperati dalla vita di tutti i giorni, carta colorata, imballaggi, plastica, lattine di bibite e tappi di bottiglia divennero il “punto di partenza” per la costruzione di vibranti sculture, da intendersi come soluzioni alternative rispetto alle difficoltà del vivere nella convulsa Kinshasa. Anticipando temi di grande attualità, consapevole della crescita esponenziale e iniqua della città, Bodys Isek Kingelez iniziò a riflettere sulla funzione sociale dell’architettura. Naturalmente, a suo modo: “Without a model, you are nowhere. A nation that can’t make models is a nation that doesn’t understand things, a nation that doesn’t live”, affermava.

www.moma.org

3. WASHINGTON, 10 ANNI DI SNARKITECTURE AL NATIONAL BUILDING MUSEUM

Alex Mustonen, Daniel Arsham, Benjamin Porto. Photo by Noah Kalina

Salda presenza nel territorio di confine tra arte e architettura, volutamente restio alle definizioni univoche, lo studio newyorkese Snarkitecture punta da sempre a scavare un solco nella memoria dell’osservatore. Una volontà perseguita combinando meraviglia e interazione, secondo un mix sperimentato anche alle nostre latitudini. A dieci anni dalla fondazione, Alex Mustonen e Daniel Arsham – ai quali si è aggiunto, nel 2014, Benjamin Porto come terzo partner – si sono affidati alla curatrice italiana Maria Cristina Didero per la prima antologica museale. Così, dopo Hive di Studio Gang, Icebergers di James Corner Field Operations, BIG Maze di Bjarke Ingels Group e The BEACH, opera proprio di Snarkitecture, quest’estate la tradizione del Summer Block Party del National Building Museum di Washington prosegue con Fun House. I visitatori sono invitati ad attraversare una vera abitazione, per misurarsi con una dimensione architettonica nota, perché conosciuta fin dall’infanzia, oltre che con quella più “convenzionale”. Eppure, le stanze interattive poste in successione, con la riproposizione di lavori e installazioni del primo decennio di Snarkitecture – tra cui Dig, del 2011, e Drift, del 2012 -,contribuiranno a sgretolare le certezze acquisite attorno al concetto di “casa”.

www.nbm.org

4. TOKYO, JAPAN IN ARCHITECTURE AL MORI ART MUSEUM

Japan in Architecture: Genealogy of Its Transformation, The Mori Art Museum. Ando Tadao, Chapel on the Water (Hoshino Resorts Tomamu), 1988, Hokkaido, Japan Photo courtesy: Hoshino Resorts Tomamu

Mentre i lavori per i Giochi Olimpici del 2020 procedono a tambur battente, la capitale giapponese ospita un’ampia ricognizione sui più influenti architetti locali e sulla generazione emergente, già in larga parte nota – e attiva – oltre i confini del Paese. Yoshio Taniguchi, Tadao Ando, Kengo Kuma e Kazuyo Sejima sono le figure eminenti al centro di Japan in Architecture: Genealogies of its Transformation, ma come sottolineato dall’advisor della mostra – lo storico e architetto Fujimori Terunobu -, a lanciare il Giappone verso le posizioni più alte della scena architettonica globale fu “l’arrivo sulla scena di Kenzo Tange”. Nelle nove sezioni, attraverso 400 pezzi – cui maquette, installazioni interattive ed eccellenti ricostruzioni – vengono nel complesso presentati 100 progetti.

5. CITTÀ DEL MESSICO, ARCHIPAPER AL CENTRO CULTURALE DE ESPAÑA

Alejandro Resendi @CCEMx

Messi a dura prova dalla crisi economica del 2008, gli architetti attivi in Spagna continuano a riconoscere nel disegno uno straordinario strumento di ricerca, analisi e lavoro. Questa la tesi avanzata dalla collettiva Archipaper. Dibujos desde el plano, che dopo il debutto a Buenos Aires fa tappa nella capitale messicana. Le oltre 100 opere esposte – rappresentazioni digitali, acquarelli, collage, disegni a matita, persino fumetti – intendo dimostrare come, indipendentemente dal supporto impiegato e dell’evoluzione della tecnica, “Si no puedo dibujarlo, es que no lo entiendo”. Tra i partecipanti anche RCR Arquitectes, vincitori del Premio Pritzker 2017 e protagonisti della 16. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, con il sognante allestimento per il padiglione catalano.

http://ccemx.org/

6. PUEBLA, TATIANA BILBAO ESTUDIO AL MUSEO AMPARO

View of Perspectives. Tatiana Bilbao Estudio, Museo Amparo, Puebla, Mexico, 2017. Fonte: museoamparo.com

Mentre Frida Escobedo è sotto i riflettori in Europa – suo il Serpentine Pavilion aperto per tutta l’estate ai Kensigton Gardens di Londra – con Perspectives. Tatiana Bilbao Estudio, il Museo Amparo di Puebla si concentra su un’altra progettista messicana nota a livello internazionale. Curata da Gonzalo Ortega, in collaborazione con la stessa Bilbao, la mostra riunisce i progetti più rappresentativi dell’architetta. In particolare, si concentra sulle connessioni con discipline come l’arte, la filosofia, il design e la sociologia, in un’ottica di “superamento delle convenzioni”. Gli interventi selezionati sono estremamente recenti – a partire dal 2004 – e sono stati realizzati o sviluppati non solo per il paese centroamericano.

7. LONDRA, SOU FUJIMOTO ALLA JAPAN HOUSE

Architect Sou Fujimotoat his FUTURES OF THE FUTURE exhibition at Japan House London

Non occorre essere esperti di architettura – o appassionati del Paese del Sol Levante – per comprendere e apprezzare il lavoro e il linguaggio di Sou Fujimoto. Scorrendo le foto del suo profilo Instagram, tra poetiche viste del Monte Fuji e nuvole immortalate nei frequenti viaggi aerei, si può già iniziare a cogliere il senso della sua ricerca. “Architecture, I think, is something that is first foundand then made”, sostiene il progettista classe 1971, dal 2000 a capo della società Sou Fujimoto Architects. E ancora, “Architecture could come into being from anywhere”. Di visioni di edifici che saranno pronti nel prossimo futuro si nutre Futures of the Future, la personale con cui la Japan House London Gallery – aperta lo scorso 22 giugno – ha avviato la propria attività espositiva, focalizzandosi proprio su una delle figure di punta della nuova generazione di architetti giapponesi. Dopo l’esperienza del Serpentine Pavilion, nel 2013, per Fujimoto si tratta di un “ritorno in grande stile” nella capitale inglese, associato a una sorta di “esperimento di osservazione”. All’attenzione dei visitatori, infatti, l’architetto sottopone alcuni progetti in corso, chiedendo di applicare l’immaginazione per comprendere quelli ancora in progress. In uno sforzo di anticipazione delle tracce del domani.

www.japanhouselondon.uk

8. LONDRA, ZAHA HADID ARCHITECTS AL BUILDING CENTRE

Digital Turn – The Building Centre, London. Photo Chris Jackson

Il lavoro dello Zaha Hadid Architects’ Computation and Design Research Group (ZHCODE) è esposto al Building Center di Londra. Un’opportunità per avvicinarsi all’attività di uno speciale team di ricerca – fondato da Nils Fischer, Shajay Bhooshan e Patrik Schumacher, nel 2007 – che opera nel campo della sperimentazione architettonica e impiega la programmazione computazionale per generare strutture sperimentali, modular housing concept se prototipi successivamente assemblati anche con il ricorso alla robotica. Lo sguardo, dunque, si rivolge con vigore verso il futuro della progettazione, mantenendosi nel solco tracciato dalla progettista anglo-irachena prematuramente scomparsa nel 2016.

www.buildingcentre.co.uk

9. PARIGI, JUNYA ISHIGAMI ALLA FONDATION CARTIER

Junya Ishigami. Freeing Architecture. Exhibition view at Fondation Cartier pour l’art contemporain, Parigi 2018. Photo ©Giovanni Emilio Galanello

Per la prima volta nella sua storia, la Fondation Cartier pour l’art contemporain di Parigi si apre all’architettura contemporanea. Nel farlo, indirizza lo sguardo verso Oriente e, rinunciando a ogni tentazione autoreferenziale, punta sul giapponese Junya Ishigami. Insieme, i trenta modelli della monografica Freeing Architecture, – realizzati in carta, acqua, pellicola d’alluminio, legno, elementi vegetali, cemento e altri materiali – costituiscono “un progetto di architettura a sé, un’esposizione su misura, che utilizza l’edificio di Jean Nouvel come il proprio contesto”, come ha raccontato ad Artribune in una lunga intervista la curatrice Isabelle Gaudefroy.

www.fondationcartier.com

10. ORLEANS, ARISTIDE ANTONAS AL FRAC CENTRE-VAL DE LOIRE

©Aristide Antonas, Vue de l’exposition The House For Doing Nothing, 2018 ©Martin Argyroglo

A qualche mese di distanza dalla conclusione dell’edizione d’esordio della Biennale d’Architecture d’Orléans, della quale è stato co-curatore Luca Galofaro, insieme al direttore del Frac Centre Abdelkader Damani, l’istituzione culturale di Orléans accoglie la prima personale dedicata all’opera dell’architetto e filosofo Aristide Antonas. In The House for Doing Nothing confluiscono i paradossi della condizione domestica “nell’era dell’iperconnettività”. Trovarsi fisicamente a casa, infatti, equivale a essere collegato al mondo: una nuova condizione, nella quale l’individuo non è più isolato dalla sfera pubblica “esterna”.

www.frac-centre.fr

11. LUBIANA, STANKO KRISTL AL MAO

Splošna bolnišnica Izola, Izola, foto: Tomaž Gregorič, MAO

Con quattro focus tematici – Living; Education; Health; Memory – la mostra Stanko Kristl, architect. Humanity and Space, in corso al MAO – Museum of Architecture and Design, nella capitale slovena, ripercorre la carriera di uno dei più influenti architetti del Paese. Progettista, professore, ricercatore, accademico, innovatore, umanista e influente voce critica locale, Kristl ha progettato asili nido, scuole, ospedali, case e monumenti. A unificare tutti questi interventi è la centralità assegnata alle persone e alla loro percezione dello spazio, carattere peculiare della sua ricerca progettuale.

http://mao.si/

12. WEIL AM RHEIN, NIGHT FEVER AL VITRA DESIGN MUSEUM

Nigh-Fever. Installation view at Vitra Design Museum Weil-am-Rhein, 2018. Photo Mark Niedermann

Che cosa hanno in comune Arata Isozaki, Rem Koolhaas, Konstantin Grcic e Superstudio? Sono alcuni dei protagonisti di Night Fever. Designing Club Culture 1960 – today, la mostra con cui il VitraDesign Museum di Weil am Rhein, in Germania, invita i visitatori a intraprendere un’esplorazione nei più iconici “epicentri della cultura pop” degli ultimi cinquant’anni. Nel periodo preso in esame, infatti, nightclub e discoteche hanno fornito ai progettisti continue occasioni di sperimentazione. Tra architettura di interni, design, new media e stili di vita alternativa.

www.design-museum.de

13. PORTO, WHERE ALVARO MEETS ALDO ALLA FAUP EXHIBITION GALLERY

Neighbourhood. Where Alvaro meets Aldo, Faculty of Architecture Gallery – University of Porto (FAUP). Project by COR Arquitectos(Cremascoli Okumura Rodrigues) and Nuno Grande. Photo©Rita Burmester

Svincolandosi dai limiti temporali di norma associati ai progetti espositivi, Neighbourhood: Where Alvaro meets Aldo “ha conquistato” la terza tappa. Dopo l’esordio alla Giudecca, durante le 15. Biennale di Architettura di Venezia, e la successiva presentazione a Lisbona, nel 2017, la mostra curata da Nuno Grande e Roberto Cremascoli quest’estate ha infatti raggiunto Porto. È un edificio progettato da Siza a ospitarla, all’interno di un allestimento site-specific sviluppato da COR arquitectos. Del resto, la “propensione dinamica” sembra appartenere alla natura stessa dell’operazione Neighbourhood: come vi abbiamo raccontato, nel 2016, a ridosso dell’apertura del Padiglione Portogallo, i curatori invitarono Álvaro Siza a tornare nei quattro “social neighbourhoods” in mostra, dando così vita a una serie di incontri tra il pluripremiato architetto e i residenti dei complessi di Porto, Venezia, L’Aia e Berlino.

www.corarquitectos.com

14. ROMA, GLI ARCHITETTI DI ZEVI AL MAXXI

Gli architetti di Zevi. Storia e controstoria dell’architettura italiana 1944 2000. Exhibition view at MAXXI, Roma. Photo Musacchio Ianniello. Courtesy Fondazione MAXXI

Con Gli architetti di Zevi. Storia e controstoria dell’architettura italiana 1944-2000 il museo capitolino omaggia l’architetto, saggista, politico e instancabile comunicatore della disciplina nel centenario della nascita. La scelta compiuta dai curatori – Pippo Ciorra e Jean Louis Cohen – include un focus su 38 architetti che Zevi “promuoveva” – da Carlo Scarpa a Pier Luigi Nervi, da Piero Sartogo a Renzo Piano, da Franco Albini a Maurizio Sacripanti -, con una digressione anche di carattere biografico.

www.maxxi.art

15. VICENZA, DAVID CHIPPERFIELD ALLA BASILICA PALLADIANA

David Chipperfield Architects Works 2018 ©Mario Carrieri

Dopo 12 anni di chiusura, per lavori di restauro architettonico e funzionale, la Basilica Palladiana è tornata ad accogliere l’architettura contemporanea. Con David Chipperfield Architects Works 2018, l’imponente sede vicentina riattiva la fortunata serie di mostre dedicate ai grandi progettisti internazionali. “Abbiamo provato a offrire di più penetrando all’interno del processo progettuale mostrandolo non come la manifestazione del genio individuale, ma piuttosto come un metodo di interazione e collaborazione che è disordinato e non prevedibile. Un processo che ha lo scopo di trovare idee attraverso una conoscenza approfondita del luogo e del suo significato piuttosto che l’imposizione di idee che confermano i pregiudizi formali dell’architetto, del committente o persino dell’opinione pubblica”, ha raccontato Chipperfield, motivando la scelta di assegnare ai rispettivi gruppi di progettazione del suo studio – a Londra, Berlino, Milano e Shanghai – la presentazione degli interventi selezionati. “La nostra speranza – ha aggiunto ancora l’architetto inglese che solo pochi mesi fa, a Londra, ha inaugurato la New Royal Academy of Arts,- è di esporre in maniera più aperta, non una presentazione patinata di una panoramica del nostro lavoro, ma una spiegazione più diretta del lavoro dell’architetto.”

chipperfield.abacoarchitettura.org/

16. VENEZIA, WRIGHT E L’ARCHITETTURA ORGANICA ALLO IUAV

Tra paesaggi e storia. Wright e l’architettura organica allo Iuav. Una vista dell’allestimento. Ph. Luca Pilot, Umberto Ferro, Enrico Caldo

Dopo Frank Lloyd Wright – Tra America e Italia, ospitata alla Pinacoteca Agnelli di Torino, l’Italia continua a dichiarare il proprio interesse verso uno dei maestri statunitensi della disciplina. La nuova occasione è Tra paesaggi e storia. Wright e l’architettura organica allo Iuav, la mostra che esaminala comprensione della lezione del noto progettista e della sua concezione“organicista” all’interno dell’istituto universitario veneziano. Tra le condizioni che agevolarono la diffusione delle sue idee, viene ricordato l’incarico ricevuto dallo stesso Wrigh per la progettazione dell’Angelo Masieri Memorial, sul Canal Grande. A conferma della “fatale attrazione” verso la sua architettura ci sono anche una sezione fotografica,dedicata al viaggio negli Stati Uniti di Bruno Morassutti, tra il 1949 e 1950, e un robusto corpus di disegni, fotografie,filmati, pubblicazioni e materiali didattici relativi ai corsi Iuav. A concludere il progetto espositivo sarà la giornata di studio in programma il prossimo 9 ottobre.

www.iuav.it

17. VENEZIA, ARCHITETTURA IMMAGINATA A PALAZZO CINI

Architettura Immaginata. Disegni dalle raccolte della Fondazione Giorgio Cini, ph Matteo De Fina

Visibile, abitabile, attraversabile, concreta, ma anche illusoria, fittizia, effimera, pura scenografia destinata a resistere allo scorrere del tempo aggrappandosi allo “status di disegno”: perché, in fondo, quante forme può assumere l’architettura? “Con Architettura Immaginata vogliamo mostrare al grande pubblico capolavori in parte mai esposti, opere rare e affascinanti che rappresentano al meglio un’epoca effervescente in cui l’architettura come inganno, cioè l’architettura disegnata e dipinta, rappresentava il cuore dell’espressione artistica”, ha commentato Luca Massimo Barbero, Direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini e curatore, insieme agli studiosi dell’Istituto stesso, della mostra che raggruppa 126 disegni di “architettura illusiva e di ornato”. Tra sezioni dedicate alla quadratura, alla decorazione per gli interni e alle scenografie, non manca neppure un focus sull’architettura ‘reale’, restituita attraverso progetti per edifici riferibili dell’età neoclassica e mediante un confronto tra Andrea Palladio e l’architetto lombardo Giacomo Quarenghi, del quale sono ricorsi, nel 2017, i duecento anni dalla scomparsa.

www.cini.it

18. COMO, GIUSEPPE TERRAGNI ALLA PINACOTECA CIVICA

Giuseppe Terragni, Asilo Sant’Elia, Como. Veduta esterna, 1938. Credits: Archivio Terragni

Punto di avvio del “graduale ridisegno” della Pinacoteca Civica di Como – destinata ad accogliere spazi dedicati all’arte e all’architettura del moderno, con particolare riguardo per le Avanguardie razionaliste Comasche del Novecento -, la mostra Giuseppe Terragni per i bambini: l’Asilo Sant’Elia intende accendere i riflettori sulla “modernità del progetto di Terragni, profondamente sensibile alle esigenze dei ‘piccoli uomini’, e anche la particolare valenza sociale dell’Asilo Sant’Elia, concepito in una zona periferica e particolarmente povera di Como e destinato a bambini le cui madri, oltre al pesante lavoro casalingo (di fronte all’asilo è ancora visibile uno dei tanti lavatoi comunali dove le donne si recavano a lavare i panni), erano impegnate come operaie negli opifici della zona, per lo più tessili”. Ha dichiararlo sono stati i curatori della rassegna comasca, Paolo Brambilla e Roberta Lietti. Nel percorso di visita, documenti storici, materiale fotografico, testi d’epoca, arredi per i bambini – tra cui tre tipologie di seggioline, i banchetti delle aule, gli armadietti spogliatoi – e per l’infermeria sono associati al contributo sonoro che il regista Mario Pagliarani ha composto a partire dalle registrazioni delle voci dei bambini che oggi frequentano l’Asilo Sant’Elia.

www.comune.como.it/it/servizi/cultura/musei-civici/

19. FIRENZE, GIANLUCA PELUFFO AL MUSEO NOVECENTO

GianlucaPeluffo&Partners,Moschea a Sokhna, Egitto.Modello di Danilo Trogu (La casa dell’Arte, Albisola Superiore), Gianluca Peluffo, Antonio Lagorio

A un anno dalla sua fondazione, dopo la conclusione dell’esperienza ultraventennale dello studio 5+1AA, la nuova società Gianluca Peluffo&Partners si presenta a Firenze: è stata infatti scelta per il secondo appuntamento del ciclo Paradigma. Il tavolo dell’architetto, il format ideato da Sergio Risalitie curato da Laura Andreini per il nuovo corso del Museo Novecento. Il focus della mostra, accompagnata anche da un conferenza dello stesso Peluffo a Firenze, sono l’Egitto, dove lo studio sta lavorando su tre fronti. Nel dettaglio: la fondazione di una città – “Il Monte Galala” presso Sokhna, sul Mar Rosso – e della sua nuova Moschea, commissionati entrambi dalla società egiziana Tatweer Misr -; il Museo della Battaglia di El Alamein, su incarico del Ministry of Housing and New Urban Communities of Egypt. Concepita come una sorta di “capsula di Petri”, la mostra attiva un dialogo fra le foto di Ernesta Caviola, l’intervento artistico di Adriano Bocca, il modello in terracotta di Danilo Trogu e i disegni tecnici ed evocativi delle tre opere. La prossima protagonista di Paradigma. Il tavolo dell’architetto Benedetta Tagliabue.

www.museonovecento.it

20. VERSO L’OMAGGIO A LEONARDO RICCI

Leonardo Ricci, Casa Ricci a Monterinaldi, Firenze

A partire dallo scorso 8 giugno ha preso il via l’omaggio, lungo quasi un anno, all’architetto Leonardo Ricci, del quale nel 2018 ricorre il centenario della nascita. La giornata di apertura RICCI100. Leo Ricci tra scrittura, pittura e architettura a un secolo dalla nascita, che si è svolta alla Palazzina Reale di Firenze SMN, va interpretata come il primo passo verso le iniziative che coinvolgeranno Firenze, Milano, Roma e Parma. L’appuntamento conclusivo, previsto per il 2019, sarà una retrospettiva sull’architetto scomparso a Venezia nel 1994, finalizzata a una rilettura della sulla sua opera e della sua visione: dall’architettura all’urbanistica, dalla pittura alla scrittura, fino all’insegnamento.

www.leonardoricci.net

 

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Valentina Silvestrini
Architetto con specializzazione in allestimento e museografia, si è formata presso l’Università La Sapienza e la Scuola Normale Superiore di Pisa, dove ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia". Ha intrapreso il proprio percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi.​ ​È stata assistente alla progettazione di mostre presso lo studio “Il Laboratorio srl” (Roma, 2004/2007); ha svolto un internship all’ufficio Eventi Speciali di Pitti Immagine srl (Firenze, 2008). All’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero (Roma, 2008/2010) ha ricoperto il ruolo di assistente alla progettazione di layout espositivi e alla direzione lavori, recandosi in centri espositivi ​in Giappone, Russia e Germania. ​Ha curato il coordinamento eventi e ​la​​​ comunicazione​ della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura (Perugia, 2011)​.​ ​​​​​Ha scritto e scrive per ​Abitare, ​abitare.it, ​domusweb.it, ​Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa e Cosebelle Magazine, di cui è caporedattrice design.​ ​Dal 2012 collabora con Artribune​.​