Apre la nuova Kunsthalle di Mannheim. Le immagini dal museo tedesco

Aperta al pubblico lo scorso dicembre, la Kunsthalle di Mannheim sarà inaugurata ufficialmente del 2018. Intanto il pubblico può visitare la struttura che ospiterà la collezione del museo.

Kunsthalle di Mannheim ph. Erika Pisa
Kunsthalle di Mannheim ph. Erika Pisa

Trecento anni dopo la fondazione della città tedesca di Mannheim in Baden-Württemberg, fu istituita la Kunsthalle (1909). Nel 2012, a circa cento anni dall’inaugurazione, un concorso pubblico ha chiesto di reinventare il corpo della casa dell’arte ampliandone gli spazi espositivi, per meglio riorganizzare opere e percorsi intorno alle figure di Edouard Manet, Claude Monet, Camille Pissarro, Vincent van Gogh e Francis Bacon, per citarne alcuni. Nel tempo la collezione è molto cresciuta, ma il pubblico l’ha potuta visitare solo parzialmente a causa dei ritardi che ha subìto il cantiere. L’inizio della regolare attività degli spazi museali è stato perciò posticipato al 2018, permettendo però sullo scorcio del 2017 di visitarne la nuova struttura, quasi vuota, con in mostra solo alcune installazioni di William Kentridge (The Refusal of Time, 2012), Richard Long (The Spring Circle, 1991), Anselm Kiefer (Sefiroth, 2000), tra gli altri autori.

LO SPAZIO E LA SUA STORIA

Lo studio di Amburgo GMP Architekten, con un team composto da Meinhard von Gerkan, Nikolaus Goetze e Volkmar Sievers, ha sviluppato il concept vincente, superando i ventotto studi che hanno concorso per la realizzazione della nuova costruzione. L’esito della competizione ha visto la sostituzione del prolungamento del museo del 1983 progettato da Lange, Mitzlaff, Böhm e Müller e abbattuto nel 2014. Questo riallestimento fu a suo tempo segnato da molte difficoltà legate alla scarsa disponibilità di risorse economiche e alle numerose variazioni apportate in corso d’opera. Anche il nuovo progetto però non riesce a trovare una solida connessione con l’antico impianto e difatti risolve il collegamento semplicemente creando un gioco di incastri tra il nuovo volume e l’edificio originario nato per mano dell’architetto Hermann Billing, visibile solo nel retro del museo nel disegno di stampo Jugendstil. Il regolare assetto urbanistico della città di Mannheim, il Quadrato, ha influenzato profondamente l’idea progettuale dei GMP Architekten che hanno pensato di posizionare i diversi volumi all’interno dell’enorme cubo, rivestito di una pelle metallica scura e traforata, in netto contrasto con la vocazione barocca rossastra del contesto. L’immagine caratterizzante della città europea si trova a fare i conti qui con le nuove regole dell’architettura contemporanea, dove lo strappo nel tessuto urbano è giustificato dalla volontà delle istituzioni museali di pubblicizzare la propria attività a discapito della contestualizzazione. La riconoscibilità di un luogo iconico insieme con la possibilità di rimanere nei limiti di un determinato budget hanno fatto sì che la proposta risultasse idonea agli obiettivi del bando e alle esigenze della committenza.

GLI INTERNI

Gli interni cedono l’attenzione alla funzione per cui sono stati progettati. La disposizione delle sale, dei livelli e dei percorsi rende questo un edificio piacevolmente complesso e amplificato, così come succede per l’architettura barocca. Il salire e lo scendere, i diversi punti di osservazione portano il visitatore in una passeggiata non lineare che attraversa gli angoli dei blocchi museali posti intorno al grande atrio centrale, il quale si estende fino al cielo grazie alle vetrate sulla sommità. In questo l’idea primigenia di una “città nella città” è percepibile fino alla fine della visita della nuova e vecchia Kunsthalle, che nel futuro prossimo potrà definitivamente tornare a essere l’operoso centro artistico di Mannheim.

Nicola Violano

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Nicola Violano
Nicola Violano (1989), laurea in architettura con massima votazione e tesi sui territori di cava e le strategie di rifunzionalizzazione di un comparto lapideo. Opera nell’ambito della progettazione architettonica e contribuisce alla didattica dei corsi di Composizione architettonica presso l’Università degli Studi G. d’Annunzio di Chieti-Pescara. Partecipa a numerosi workshop, tra cui OC International Summer School, le varie edizioni di Marmomacc-Stone Academy tenute in sedi differenti, Favelas con vista e altri. Espone alla Biennale di Venezia (2012) con un progetto sulle stratificazioni di Corinto, al Medi Stone Expo di Bari (2013) curando con Erika Pisa, Domenico Potenza e Marco Ragone la mostra su “Angelo Mangiarotti e la pietra di Apricena”, al MAC-Museo d’Arte Contemporanea di Lissone con il progetto Trita-Sapori selezionato per il Premio Lissone Design. Tra Italia e Germania, collabora con diverse testate, quali Artribune, Domus, Architettura di pietra, Archeologia Viva, AZ marmi e WOOmezzometroquadro, di cui è cofondatore. Oggetto delle ricerche attuali, guida anche per il lavoro condotto con Erika Pisa sull’installazione a Milano-Expo 2015 e i prodotti disegnati per alcune collezioni di design, è la temporaneità dall’archetipo.