Il Ministro Franceschini tiene a battesimo il MEIS nella “sua” Ferrara. Tutte le foto.

Quattordici anni dopo l’istituzione da parte del Parlamento, il Museo dell’Ebraismo Italiano e della Shoah entra in attività. Una mostra sui primi mille anni di storia degli Ebrei nel nostro Paese, aperta fino a settembre 2018, anticipa la realizzazione dei nuovi edifici, previsti entro il 2020

MEIS, Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah. ®Marco_Caselli_Nirmal
MEIS, Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah. ®Marco_Caselli_Nirmal

Bisognerà attende il prossimo triennio per la costruzione degli edifici, evocativi dei cinque volumi della Torah, con cui il raggruppamento temporaneo formato da Studio Arco (Bologna) e –SCAPE S.p.A (Roma) si aggiudicò nel 2011 il bando pubblico internazionale per la realizzazione del MEIS – Museo dell’Ebraismo Italiano e della Shoah. Solo allora potrà definirsi compiuto il processo fondativo dell’istituzione voluta nel 2003 dal Parlamento italiano, con una legge votata all’unanimità dalla Camera e dal Senato. A sostenere l’opera, ieri come oggi, è il MiBACT, con un investimento pubblico pari a 50 milioni di euro. L’edificazione dei cinque volumi, per una superficie complessiva di poco inferiore a 8.000 mq, inserirà nel centro storico di Ferrara “innesti di architettura contemporanea di grande qualità”, come il Ministro Dario Franceschini – primo firmatario della proposta di legge per l’istituzione del Museo quattordici anni fa- ha definito i fabbricati che saranno eretti a partire dal 2018. Una volta ultimato, il complesso disporrà di spazi espositivi, di un museum shop, di una biblioteca, di una caffetteria – ristorante e di un archivio e centro di documentazione/catalogazione, di un auditorium e di laboratori didattici. Nell’attesa, il MEIS intraprende il proprio percorso di vita con una triplice apertura al pubblico: dal 14 dicembre, infatti, saranno visitabili la mostra Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni, lo spettacolo multimediale Con gli occhi degli Ebrei italiani e l’edificio delle carceri cittadine, dismesso nel 1992 dopo 80 anni di attività e riqualificato come primo nucleo espositivo. Tre le finalità istituzionali dal Museo diretto da Simonetta Della Seta e presieduto da Dario Disegni: porsi come polo culturale sull’ebraismo di rilievo internazionale; favorire la conoscenza dei caratteri specifici dell’ebraismo italiano; essere un luogo aperto e inclusivo in grado di testimoniare “che cosa significa essere una minoranza”.

Il Ministro Franceschini all’apertura del MEIS, 13 ottobre 2017. ®Marco_Caselli_Nirmal
Il Ministro Franceschini all’apertura del MEIS, 13 ottobre 2017. ®Marco_Caselli_Nirmal

UNA MOSTRA DI PREFIGURAZIONE, APERTA FINO A SETTEMBRE 2018

Curata da Anna Foa, Giancarlo Lacerenza e Daniele Jalla e allestita nel cosiddetto Corpo C della ex struttura carceraria di via Piangiopane, la mostra Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni è “un’opera collettiva”. È stata sviluppata prendendo in esame un arco temporale anziché un tema specifico, in modo da poter “valutare l’impatto cognitivo e la soddisfazione del pubblico” in attesa dei prossimi fondamentali passaggi. Ad aggiudicarsi il concorso nazionale a inviti per la realizzazione del progetto museografico e allestitivo sono stati gli architetti Giovanni Tortelli e Roberto Frassoni – studio GTRF Tortelli Frassoni Architetti Associati. Già artefici, tra gli altri interventi, del Museo di Santa Giulia a Brescia, dell’allestimento delle mostre in occasione di Genova 2004 – Capitale Europea della Cultura, della musealizzazione dei mosaici del complesso della basilica Patriarcale di Aquileia e attualmente impegnati a Gerusalemme, nei Musei della Custodia della Terra Santa, a Ferrara gli architetti si sono misurati con una spazialità complessa, frazionata in micro ambienti disposti su due livelli. Nei mille metri quadrati disponibili, hanno agito nel segno dell’omogeneità del linguaggio, impiegando fondali in metallo, pannelli dipinti di grigio e vetrine in cristallo fissate a parete. Circa duecento le opere esposte, che insieme a un robusto impiego di testi, mappe e proiezioni immersive ricostruiscono il primo millennio di storia dell’ebraismo italiano. In larga parte si tratta di manufatti autentici concessi da istituzioni culturali italiane, alcuni dei quali mai esposti prima d’ora, ma sono presenti anche repliche elaborate per l’occasione; ricostruite, inoltre, alcune porzioni decorate di catacombe ebraiche di Roma in scala 1:1. L’orizzonte temporale si spinge fino al Medioevo, mentre un’articolazione in cinque “macro quadri”, suddivisi a loro volta in unità narrative, punta i riflettori anche sulla diffusione geografica delle comunità ebraiche nelle diverse aree del Paese. In questo senso ad acquisire rilievo è il ruolo attivo svolto nel tempo da Ferrara che, come ha sottolineato il Ministro Franceschini motivando la scelta di collocare il MEIS proprio in questa città, “ha accolto con solidarietà gli ebrei quando venivano cacciati dalla Spagna. La comunità ebraica qui è ancora così forte e radicata: l’ebraismo a Ferrara è nelle pietre e nelle persone.”

MEIS, Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah. ®Marco_Caselli_Nirmal
MEIS, Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah. ®Marco_Caselli_Nirmal

UN FUTURO NEL SEGNO DELLA SINERGIA TRA PUBBLICO E PRIVATO

Sebbene resti ancora da sciogliere il “nodo” della costituzione di una collezione permanente del MEIS – una delle questioni che, verosimilmente, sarà al centro dell’azione della Fondazione cui è affidata la gestione del Museo – in occasione della conferenza stampa il Ministro ha voluto chiarire alcuni dettagli sullo scenario dell’immediato futuro. “Proprio in queste ore – ha dichiarato – sta andando in votazione alla Commissione Bilancio della Camera un emendamento che aumenterà in modo consistente le risorse per il MEIS, per consentire al Museo di vivere nei prossimi anni, di mantenere un’attività scientifica, culturale, espositiva e di conservazione della memoria di altissimo livello”. Esplicito, infine, l’invito ai partner privati, già colto da Intesa Sanpaolo: “bisogna unire risorse pubbliche a risorse private, e questa integrazione è oggi favorita anche da strumenti legislativi come l’Art Bonus per le donazioni delle aziende”, ha concluso il Ministro.

– Valentina Silvestrini

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Valentina Silvestrini
Architetto con specializzazione in allestimento e museografia, si è formata presso l’Università La Sapienza e la Scuola Normale Superiore di Pisa, dove ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia". Ha intrapreso il proprio percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi.​ ​È stata assistente alla progettazione di mostre presso lo studio “Il Laboratorio srl” (Roma, 2004/2007); ha svolto un internship all’ufficio Eventi Speciali di Pitti Immagine srl (Firenze, 2008). All’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero (Roma, 2008/2010) ha ricoperto il ruolo di assistente alla progettazione di layout espositivi e alla direzione lavori, recandosi in centri espositivi ​in Giappone, Russia e Germania. ​Ha curato il coordinamento eventi e ​la​​​ comunicazione​ della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura (Perugia, 2011)​.​ ​​​​​Ha scritto e scrive per ​Abitare, ​abitare.it, ​domusweb.it, ​Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa e Cosebelle Magazine, di cui è caporedattrice design.​ ​Dal 2012 collabora con Artribune​.​