Nell’edificio progettato da Frank Gehry all’interno del Vitra Campus di Weil am Rhein, una mostra curata da quattro architetti delinea passato, presente e futuro dell’habitat collettivo. Una “rivoluzione silenziosa” che cambierà il modo di concepire lo spazio urbano.

Militante è l’aggettivo chiave per descrivere la nuova mostra Together! The New Architecture of the Collective, allestita al Vitra Design Museum di Weil am Rhein, insolita ma non sorprendente in uno spazio che ha fatto del progetto a tutto tondo il suo campo di indagine prediletto. L’assunto di partenza – incontestabile, come dimostrano la crescita esponenziale della popolazione di megalopoli come Dacca o Shanghai, ma anche la questione del mantenimento della varietà sociale nelle nostre città gentrificate – è che lo spazio, specie in ambito urbano, sia una risorsa limitata e perciò preziosa. A questo dato strutturale si somma la miriade di configurazioni nelle quali si è disciolto il modello della famiglia nucleare, dai single con o senza figli agli anziani autosufficienti ma bisognosi di compagnia.
La risposta dei curatori, un team di architetti di area svizzero-tedesca composto da Ilka e Andreas Ruby, quest’ultimo neo-direttore del Swiss Architecture Museum di Basilea, e da Daniel Niggli e Mathias Müller dello studio EM2N, è la trasposizione dei principi della sharing economy in architettura con la costruzione e l’abitazione in collettivi, il “vivere insieme” che dà il titolo alla mostra e che rappresenta, sempre secondo i curatori, una rivoluzione silenziosa in grado di cambiare il volto delle nostre città. La riflessione sul tema è cominciata, racconta Ruby, durante la preparazione di una proposta, poi respinta, per il Padiglione svizzero in occasione dell’ultima edizione della Biennale di Architettura, quando i quattro si resero conto che il loro Paese di origine ospita alcune delle architetture cooperative più innovative al mondo e che queste non sono conosciute come meriterebbero all’estero.

Together! The New Architecture of the Collective. Exhibitin view at Vitra Design Museum, Weil am Rhein 2017. Photo Mark Niedermann
Together! The New Architecture of the Collective. Exhibitin view at Vitra Design Museum, Weil am Rhein 2017. Photo Mark Niedermann

LA MOSTRA

La mostra si apre con una panoramica storica sugli ideali abitativi a ispirazione sociale che spazia dal Falansterio di Charles Fournier alle soluzioni nate nell’ambito dei movimenti squatter degli Anni Ottanta del Novecento, passando per le Città Giardino del primo modernismo. Gli esempi selezionati sono decisamente, forse troppo, eterogenei: alcuni di essi vedono una messa in comune degli spazi domestici, come nell’edificio sorto a Boston nel 1884 su iniziativa della Cooperative Housekeeping Association di Melusina Fay Peirce, in cui si decise di escludere la cucina dai singoli appartamenti con il duplice scopo di incoraggiare la socialità e di liberare le donne dal carico domestico che Peirce definiva “un gravoso e innaturale sacrificio” o nel complesso residenziale Ansonia di New York, inaugurato nel  1904, nel quale solo 140 delle 340 unità abitative erano fornite di cucina, mentre in altri, per esempio nell’Unité d’habitation di Le Corbusier a Marsiglia, la condivisione è limitata ad alcuni servizi accessori, negozi, sale comuni e scuole. Anche la partecipazione degli abitanti alla concezione di questi progetti è variabile: se gli abitanti della Cité Radieuse ricevettero presumibilmente il loro appartamento “chiavi in mano”, quelli del Freidorf Housing Estate di Basilea, il primo esempio di architettura cooperativa su larga scala in Svizzera disegnato da Hannes Meyer pochi anni prima di migrare in Germania per diventare il secondo direttore del Bauhaus, poterono partecipare alla concezione del loro complesso abitativo rispondendo a una serie di sondaggi sulle loro abitudini e desideri.

Together! The New Architecture of the Collective. Exhibitin view at Vitra Design Museum, Weil am Rhein 2017. Photo Mark Niedermann
Together! The New Architecture of the Collective. Exhibitin view at Vitra Design Museum, Weil am Rhein 2017. Photo Mark Niedermann

MODELLI E CO-WORKING

Nella seconda sala, un’installazione raggruppa ventuno modelli di grande formato di progetti contemporanei di edilizia residenziale cooperativa, provenienti da Zurigo e Berlino ma anche da Los Angeles, Tokyo o Seul, facendoli dialogare tra loro a formare una città irreale eppure possibile. Un escamotage che permette ai visitatori di interrogarsi su come sarà il tessuto urbano di domani, mantenendo l’attenzione sull’aspetto sociale dell’operazione più che sui nomi di richiamo – su tutti, Ryue Nishizawa, Micheal Maltzan Architecture, einszueins architektur, ON design partners – o sull’estetica innovativa degli edifici, e fornisce in particolare a noi italiani l’occasione per gettare uno sguardo onnicomprensivo sulle ricerche in corso, uscendo dalla nostra prospettiva nazionale un po’asfittica. Dalla maquette si passa poi al reale, nel terzo spazio, con il modello in scala 1:1 di un appartamento di un collettivo allestito in modo da illustrare l’alternanza tra spazi condivisi e ambienti privati. Una soluzione già vista, che però ha il pregio di lasciar immaginare la quotidianità di ipotetici abitanti, mentre gli scatti del fotografo di moda Daniel Burchard testimoniano le condizioni di vita dei residenti di otto progetti realizzati. A parlare più concretamente di fattibilità e di numeri è l’ultima parte del percorso: messa in scena come uno spazio di co-working, presenta una serie di schede dettagliate dedicate a cinque operazioni recenti: la Sargbfabrik a Vienna, il Zwicky-Süd a Zurigo, La Borda a Barcellona, R50 a Berlino e Apartments with a Small Restaurant a Tokyo.

Giulia Marani

Weil am Rhein // fino al 10 settembre 2017
Together! The New Architecture of the Collective
VITRA DESIGN MUSEUM
Charles-Eames-Str. 2
www.design-museum.de

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Giulia Marani
Classe 1983, genovese di nascita e di cuore. Dopo la laurea in comunicazione all’Università degli Studi di Milano, soccombe al fascino di Parigi, dove vive per sei anni, lavorando come ufficio stampa in ambito editoriale e nella redazione della rivista di architettura e design Architectures à vivre.