Come liberarsi dal carbone. L’esempio polacco

La Polonia basa la maggior parte della propria economia energetica sul carbone: suona strano, considerando l’impegno profuso dall’Unione Europea nel promuovere politiche green e incentivare l’utilizzo di fonti rinnovabili, puntando sull’efficienza energetica. Ma anche qui qualcosa si muove…

FAAB Architektura, Fondazione per la scienza polacca, Varsavia - photo Bartlomiej Senkowski
FAAB Architektura, Fondazione per la scienza polacca, Varsavia - photo Bartlomiej Senkowski

L’articolo 5 della Costituzione polacca ribadisce l’importanza dello sviluppo sostenibile, per salvaguardare il patrimonio nazionale e garantire la tutela dell’ambiente naturale. Al tempo stesso, lo Stato ha sviluppato programmi che premiano le aziende virtuose che contribuiscono a diffondere una coscienza “verde”, anche tramite campagne di sensibilizzazione rivolte sia ai dipendenti che ai cittadini e alle istituzioni. Nel 2013 è inoltre entrato in esercizio Green Unit, il più grande impianto al mondo interamente alimentato a biomassa (legno e scarti provenienti dall’agricoltura) situato a Połaniec, nel sud-est del Paese. A pieno regime, la centrale sarà in grado di ridurre le emissioni annue di CO2 polacche di oltre 1,2 milioni di tonnellate e garantire l’approvvigionamento energetico da fonti diversificate.

Hampton by Hilton Warsaw City Centre
Hampton by Hilton Warsaw City Centre

Per quanto riguarda il settore dell’architettura, il Green Builindg Council nazionale è molto attivo nel promuovere la realizzazione di edifici sostenibili, attraverso l’adozione dei protocolli Leed e Breeam. Anche qui c’è da segnalare un’eccellenza: l’albergo Hampton by Hilton Warsaw City Centre, situato nel centro della capitale polacca. Si tratta della più grande struttura ricettiva della catena al di fuori degli Stati Uniti, e ha ottenuto la certificazione Leed Gold nel 2013.
Inaugurata più recentemente, la nuova sede della Fondazione per la scienza polacca è ubicata in un edificio di Varsavia costruito negli Anni Trenta, che ospitava una casa plurifamiliare su tre piani gravemente danneggiata dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Oggetto di un attento restauro da parte dello studio FAAB Architektura, che ha consentito di restituirlo alla città modificandone l’affaccio sulla strada e favorendo il ricorso all’illuminazione naturale, l’edificio presenta un giardino verticale, il primo di questo tipo in Polonia, irrigato tramite l’acqua piovana che viene raccolta in una vasca di accumulo.

Elisabetta Biestro

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #23

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Elisabetta Biestro
Laureata in Architettura per il restauro e la valorizzazione dei beni architettonici e ambientali, dal 2009 scrive per il mensile "Il Giornale dell'Architettura". Ha collaborato tra gli altri con Green Building Council Italia (GBC Italia), associazione no profit che promuove il protocollo per edilizia sostenibile certificata LEED®. Si è specializzata in corsi post-laurea legati alla gestione e controllo di progetti complessi, e nella divulgazione di tematiche quali conservazione del patrimonio architettonico e ambientale, interventi nei Paesi in via di sviluppo a basso costo e sostenibili. Attualmente cura le attività dell'ufficio comunicazione di una multiutility con sede in Piemonte, che sviluppa progetti legati alle energie rinnovabili e all’ambiente.