Pritzker Prize 2015, doveroso riconoscimento dell’eredità di Frei Otto

Il 10 marzo la giuria del Pritzker Prize, equivalente del Nobel nell’architettura, ha nominato l’architetto tedesco Otto Frei come Laureate del 2015. L’annuncio giunge postumo, il giorno dopo la scomparsa del progettista, famoso per le sue tensostrutture e la ricerca sulle superfici minime.

Frei Otto, Expo 1967 di Montreal. Foto: © Atelier Frei Otto Warmbronn
Frei Otto, Expo 1967 di Montreal. Foto: © Atelier Frei Otto Warmbronn

IL DOPPIO ANNUNCIO

L’architetto tedesco Frei Otto, classe 1925, è morto il 9 marzo a 89 anni. A dare l’annuncio della scomparsa è stata la giuria del Pritzker Prize, che il giorno seguente gli ha ufficialmente assegnato il Nobel per l’architettura di quest’anno. Il comunicato è giunto con due settimane di anticipo, proprio a causa della scomparsa prematura del vincitore.
Frei Otto era già stato messo al corrente del premio ma – da progettista poco incline alla ribalta mediatica qual era – ha finito per mancare proprio alla vigilia del massimo riconoscimento cui un architetto può aspirare. Il New York Times riporta anzi una dichiarazione in cui Frei Otto si dice molto contento del Pritzker Prize, anche se non ha fatto niente per meritarlo: “Vincere premi non è mai stato l’obiettivo della mia vita. Ho cercato di aiutare le classi povere”.

IL LAVORO IN TEAM
Ecco, difficile che leggeremo in futuro dichiarazioni di questo tono, nella nostra epoca di archistar ed edifici “alla Frank Gehry” piuttosto che “alla Zaha Hadid” – giusto per fare due nomi di autori poco conosciuti, e riconoscibili.
Come ha sottolineato la giuria del Pritzker Prize nel suo annuncio, al contrario Frei Otto ha sempre praticato “un approccio olistico e collaborativo all’architettura”: è stato spesso chiamato a lavorare in team e lui stesso si è avvalso per i suoi progetti dell’apporto di biologi e ingegneri, ambientalisti e filosofi. Tanto, che “virtualmente, tutte le opere associate a Frei Otto sono state progettate in collaborazione con altre figure professionali”.

Frei Otto, Padiglione della Musica alla Federal Garden Exhibition di Kassel. Foto: Photo © Atelier Frei Otto Warmbronn
Frei Otto, Padiglione della Musica alla Federal Garden Exhibition di Kassel. Foto: Photo © Atelier Frei Otto Warmbronn

LA RIVOLUZIONE DELLE TENSOSTRUTTURE
I suoi lavori restano a dimostrare, senza possibilità di dubbio, quanto giovi un approccio integrato alla progettazione, anche in termini di estetica dei risultati. Ancora oggi, le coperture reticolari per i Giochi Olimpici di Monaco 1972, o quella del Centro polivalente di Mannheim (1974), costituiscono soluzioni tanto spettacolari quanto semplici dal punto di vista produttivo.
Nella motivazione del premio si riconosce appunto l’attualità per il mondo contemporaneo di quelle tensostrutture – leggere, adattabili, mobili e poco dispendiose in termini di risorse – che l’architetto ha prototipato più di 60 anni fa: Frei Otto ha creato “architetture e spazi memorabili”.

Frei Otto, Otto Residence. Foto: © Atelier Frei Otto Warmbronn
Frei Otto, Otto Residence. Foto: © Atelier Frei Otto Warmbronn

PER UN’ARCHITETTURA ECOLOGICA
Quando si parla delle sue opere, più che definirli edifici ha senso riferirsi ad ambienti.
Che sia il Padiglione della Germania all’Expo 1967 di Montreal, o quello del Giappone nella più recente Expo del 2000 ad Hannover – co-firmato da Shigeru Ban, Pritzker Prize dello scorso anno –, il lavoro dell’architetto prende in considerazione il vuoto quanto le strutture portanti, combinando la funzione primaria – primordiale – del riparo con il rispetto dell’esistente.
Le strutture di Frei Otto dialogano con il contesto, si aggiungono al paesaggio con una leggerezza – e un’umiltà – che l’individualismo di molti progettisti contemporanei ha rinnegato, preferendo imporre segni sempre più evidenti. Su un tessuto sempre più segnato dall’urbanizzazione.
Non stupisce allora che le trasparenze e le filigrane delle coperture di Frei Otto vengano definite oggi “visionarie”: l’architetto tedesco ci lascia in eredità una visione, utopica eppure realizzabile, di un’architettura in dialogo con l’ambiente.

Caterina Porcellini

www.pritzkerprize.com

 

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Caterina Porcellini
Caterina Porcellini è nata a Taranto, si è formata al DAMS di Bologna e professionalmente a Milano. Già durante l'università sviluppa un interesse per l'influenza esercitata dalla tecnologia su pensiero e società, attraverso le tesi di Marshall McLuhan, Walter J. Ong e Lev Manovich. Da allora si mantiene sempre aggiornata sui nuovi media, lavorando come web editor, social media manager e consulente SEO. Dal 2007 ha collaborato con testate specialistiche e non, Exibart e alcuni siti del Gruppo 24 ORE tra gli altri. Continua ad avere un occhio di riguardo per quelle forme d'espressione che hanno una relazione diretta con il pubblico: architettura e design, fotogiornalismo, performance e installazioni. Grazie alla recente collaborazione con Plain Ink Onlus, sta approfondendo l'utilizzo con finalità sociali dei mezzi di comunicazione popolari, come fumetti e storytelling.
  • paolocarniti

    per la serie meglio tardi che mai?