Il dilemma di Tadao Ando su Venezia

Nel 2007 l’architetto giapponese Tadao Ando, prima dell’inizio dei lavori di riprogettazione degli spazi di Punta della Dogana, chiese se antico e contemporaneo potessero convivere a Venezia. La risposta è arrivata, in parte, sette anni dopo. In un libro.

Punta della Dogana - Tadao Ando - ph. Andrea Jemolo

Antico e contemporaneo possono convivere a Venezia? Il quesito fu posto, nel 2007, dall’archistar Tadao Ando prima dei lavori di ristrutturazione di Punta della Dogana. Sette anni dopo, Renata Codello, soprintendente per i beni architettonici di Venezia, ha cercato di rispondere pubblicando un piccolo libro dal titolo Architetture contemporanee a Venezia (scritto a quattro mani con Chiara Casarin).
Per fa luce sulla questione – tema abbastanza caldo in Laguna – la Fondazione Querini Stampalia ha organizzato un breve dibattito in merito, che poi, in realtà, coincideva con la presentazione al pubblico del volume sopra menzionato. Per rispondere alla domanda di Ando sono intervenuti Rem Koolhaas, l’architetto curatore dell’appena conclusa Biennale d’Architettura di Venezia, l’autrice del libro, Renata Codello, lo storico dell’architettura Francesco Dal Co e Massimo Cacciari, ex sindaco della città.
Primo a parlare è stato Koolhaas: “Si è sempre pensato, almeno negli ultimi vent’anni, che la contemporaneità non potesse aver a che fare con Venezia. Questo contrasto, a mio parere, non esiste: Venezia presenta gli stessi problemi architettonici – urbanistici di città come Berlino o Amsterdam. Più che altro”,continua l’architetto, “c’è stata una mal interpretazione del termine conservazione. Nello striminzito intervento, Koolhaas ha accennato anche qualcosa sul Fondaco dei Tedeschi: “È la giusta occasione per dimostrare che antico e contemporaneo possono coesistere. Il palazzo viene trattato come tesoro del passato, ma non ho trovato nessuna traccia dell’originale fondaco.

Cini Manica lunga. Michele De Lucchi - ph.Alessandra Chemollo e Matteo Fina
Cini Manica lunga. Michele De Lucchi – ph.Alessandra Chemollo e Matteo Fina

Per chi non avesse seguito gli ultimi aggiornamenti: il Fondaco dei Tedeschi, antico palazzo affacciato sul Canal Grande e all’ombra del Ponte di Rialto, è stato ceduto da Poste Italiane al Gruppo Benetton per 53 milioni di euro. Era il 2008. Dopo fu chiamato l’olandese Koolhaas per dirigere i lavori di ristrutturazione: “Diventerà una struttura commerciale e culturale”, dichiararono a inizio lavori. Ancor più recente è, invece, la notizia che sarà il gruppo francese Louis Vuitton, in accordo con la Benetton, a gestire gli spazi.
Ma torniamo alla conferenza. Il secondo intervento è stato quello di Francesco Dal Co: “Venezia deve essere pensata come una città normale. E come disse lo storico dell’architettura Manfredo Tafuri: deve essere la prudenza, in questo caso progettuale, la sapienza di Venezia. A concludere l’affollatissimo dibattito è stato uno sferzante Massimo Cacciari: “Venezia è una città dall’anima inquieta, ma che  si presta in maniera ideale ad accogliere l’innovazione, con prudenza. Quello che mi chiedo è che senso ha l’opera architettonica di Koolhaas al centro di un contesto urbano abbandonato? Venezia”,continua il filosofo, “ha bisogno di manutenzione ordinaria e di un flusso economico coerente con gli obiettivi, ma la realtà è che lo Stato non garantisce più questo denaro. Affinché le viscere di questa città non vengano massacrate, è fondamentale che ci sia una conservazione totale del luogo, senza la costruzione di monumenti.
A quanto pare, in conclusione, il problema è più politico che funzionale. Tornando alla domanda di Ando: antico e contemporaneo possono convivere a Venezia? A quanto pare, sì.

Paolo Marella

Renata Codello – Architettura contemporanee a Venezia
Marsilio Editori, Venezia 2014
Pagg. 160, € 25
ISBN 9788831720533
http://marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/3172053/architetture-contemporanee-a-venezia

 

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Paolo Marella
Barese, classe 1987, trapiantato maldestramente a Venezia. Laureando in Economia e Gestione dei Beni Culturali all'Università Ca' Foscari, coltiva da anni una forte passione per l'arte e la scrittura. Gli piace il mondo della comunicazione: quest'anno ha lavorato nell'ufficio stampa del Carnevale di 2012. E' giornalista pubblicista, anche se non lo dice in giro. In passato si è occupato di cronaca giudiziaria per il Quotidiano Puglia. A Venezia ha lavorato, come mediatore culturale, nei maggiori musei d'arte contemporanea e moderna - Palazzo Grassi, La Biennale e Peggy Guggenheim Collection. Ha un blog (anche se ci scrive poco) e gli piace molto il cinema. Fa scherma. O almeno ci prova.
  • Il problema non è tanto se l’antico può convivere con il contemporaneo, ma piuttosto se il globale può convivere senza sopraffare l’identità locale, o meglio se Venezia deve essere un contenitore e subire progetti che hanno ben poco a che vedere con il contesto della città. Mi lascia un pò perplesso l’architetto Koolhaas quando dice che Venezia ha gli stessi problemi urbanistici e architettonici di città come Berlino e Amsterdam, non vorrei che questa affermazione sia frutto di una visione standardizzata dei problemi delle città. In questo senso ci sono state già esperienze di altri interventi in passato alquanto discutibili, e cito in particolare quello di Calatrava.

  • andrea bruciati

    sono pienamente d’accordo con Domenico Ghin