Ground Zero. Dove ora sorge la Freedom Tower di David Childs

È come quando si ha un parente carissimo sotto i ferri, per un’operazione a cuore aperto: si soffre, lo si aspetta fuori, lo si accudisce, fino a che non si è sicuri di vederlo stare, se non bene, almeno meglio. Cosi i newyorchesi hanno inteso la riqualificazione dell’intera area del World Trade Center, nel Lower Manhattan, ferita a morte nel settembre 2001. Dove ora sorge la torre chiamata “One World Trade Center”.

Freedom Tower, New York City
Freedom Tower, New York City

Quel giorno, l’11 settembre 2001, la storia di New York – e del mondo intero – è cambiata drasticamente. Ad oggi, tredici anni dopo la tragedia, l’America mostra a tutti la sua ben nota capacità di rialzarsi in piedi, andando avanti.
Così, in quello che fu chiamato Ground Zero, ora sorge un grattacielo solo, come un fratello maggiore, invece di due gemelli più piccoli. Una torre imponente, di 1.776 piedi – cioè 541 metri, in una misura che non è casuale, anzi è simbolica: l’anno della Dichiarazione d’indipendenza americana – prevista in quel grande masterplan vinto nel 2002 da Daniel Libeskind, il cui progetto è stato però interamente sostituito. Al suo posto è arrivato – su richiesta di Larry Silverstein, il costruttore – l’architetto David Childs (Princeton, NJ, 1941), da quarant’anni associato emerito di SOM, studio storico fondato a Chicago nel 1936 e attualmente tra le maggiori firme del panorama internazionale.

David Childs
David Childs

Childs, che dopo studi in zoologia decise di laurearsi in architettura a Yale, cambiando radicalmente le sorti della sua carriera, iniziò giovanissimo a collaborare con la sede di Washington di SOM, per poi trasferirsi nel 1984 in quella newyorchese, e ricevendo nel 2004 il prestigioso Rome Prize, assegnato dall’American Academy in Rome. Del suo progetto dice: “Abbiamo esplorato le sfide infrastrutturali perché la soluzione corretta avrebbe dovuto essere convincente, non solo bella. Il progetto ha grandi implicazioni scultoree, e possiamo pienamente comprendere l’importanza iconica della torre, ma deve anche essere un edificio altamente efficiente. Il discorso sulla Freedom Tower è stato spesso limitato agli aspetti simbolici, formali ed estetici, ma ci rendiamo conto che, se questo edificio non funziona bene, se la gente non vuole lavorare lì e visitarlo, allora avremo fallito come architetti”.
La Freedom Tower, che dal 2009, per volontà dell’Autorità Portuale, ha cambiato il nome in One World Trade Centeraffinché fosse per tutti riconoscibile subito come la fenice che resuscita dalle sue stesse ceneri, è ad oggi l’edificio più alto di New York e il quarto grattacielo al mondo. Un prisma ottagonale scandito da enormi triangoli isosceli, con angoli smussati e  innestato su un basamento regolare, alto 56 metri e largo 61 e costituito da calcestruzzo, vetro e pannelli in acciaio inox. Un grattacielo che, più che dimostrare di essere muscoloso, si rivela per la sua, seppur enorme, semplicità stereometrica: 104 piani di mixed use.

One World Trade Center, New York City - © The Durst Organization Port Authority of New York & New Jersey - Miller Hare
One World Trade Center, New York City – © The Durst Organization Port Authority of New York & New Jersey – Miller Hare

Situato nell’angolo nord est del sito (il quale, ricordiamo, ospita anche un transportation hub di Santiago Calatrava, un memoriale di Walker e Arad e un museo commemorativo di Snøhetta), detiene il primato di grattacielo più costoso di sempre, con un valore di 3,9 miliardi di dollari investiti. Niente in confronto all’attacco subìto, al numero di vittime, all’orgoglio di voler ricostruire. Nel 2003 già le prime proposte (molto sentite dai cittadini, a cui è stato espressamente chiesto di partecipare), nel 2005 il progetto definitivo, nel 2006 la cerimonia inaugurale con la posa della prima pietra, nel 2013 il posizionamento dell’antenna, nel 2014 l’inaugurazione.

Giulia Mura

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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.