Avanguardia e passato

Il successo della Biennale, giunta alla sua 14esima edizione e, dunque, con un passato relativamente recente, nasce da un percorso di costante rinnovo in tensione tra passato, presente e futuro; e, soprattutto, dalla capacità di dialogare con il territorio e far dialogare quest’ultimo con il pubblico dei professionisti nazionali e internazionali.

La façade di Hans Hollein per Strada Novissima

Entrata in punta di piedi nella Biennale di Venezia grazie a Vittorio Gregotti, che nel 1975 gli dedica uno spazio nell’ambito della rassegna Arti Visive, l’esposizione di Architettura acquisisce autonomia solo qualche anno più tardi, nel 1980. Sin dalla prima edizione, di pari passo con la riconquista degli spazi nella città, inaugurata con la scelta delle Corderie dell’Arsenale, prima di allora inaccessibili, come ambientazione per la mostra Strada Novissima, va l’attenzione al panorama internazionale. E se nella seconda edizione lo sguardo volge all’architettura dei Paesi islamici, è nel corso della terza edizione del 1985, Progetto Venezia, che la sinergia fra il territorio e la Biennale è massima, con la città di Venezia che diviene carta bianca da reinterpretare e l’ampia adesione di professionisti provenienti da tutto il mondo.
Un incontro di culture, saperi, materiali, prospettive e percezioni che divengono dato costante a partire dalla quinta edizione del 1996, anno in cui, grazie all’opera di Dal Co, entrano stabilmente a far parte della Biennale i padiglioni nazionali e si assiste al progressivo espandersi della mostra nel cuore della città, divenendo essa stessa oggetto di esposizione per coinvolgere i visitatori in modo sempre nuovo e intenso. L’invito a confrontarsi con temi attuali, come quello della settima edizione Less Aestethics, More Ethics, il proporre inedite prospettive, come quella offerta dalla direzione di Kazuyo Sejima in occasione della 12esima edizione, e il confrontarsi con una città tradizionalmente votata al passato e carente di spazi per ospitare nuovi momenti architettonici fanno della Biennale Architettura un’istituzione di avanguardia senza tuttavia rinunciare al suo passato.

Stefano Monti

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #19

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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, insegna Management delle Organizzazioni Culturali alla Pontificia Università Gregoriana. Con Monti&Taft è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisory, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.