Architetture (con)temporanee

Il fatto che la Mostra Internazionale di Architettura si tenga proprio a Venezia potrebbe suonare come un beffardo scherzo del destino. L’architettura del Novecento, com’è noto, ha infatti avuto difficoltà a inserirsi nel mosaico di stili storici che si specchia nelle acque della Laguna…

Il Palais Lumière
Il Palais Lumière

Il più delle volte, progetti anche importanti pensati per Venezia (dal nuovo ospedale di Le Corbusier al Palazzo dei Congressi di Louis Kahn) sono rimasti sulla carta; e non è detto che sia stato un male, non per il valore dei progetti in sé, ma per la straordinaria delicatezza del contesto.
Con il passaggio al nuovo millennio, le cose non sono migliorate, anzi: si è prodotta una serie di vicende emblematiche, in negativo, purtroppo. Da un mastodonte che resta incompiuto ancora prima di essere iniziato e lascia al suo posto un buco enorme, che deturpa un’area in precedenza splendida (il nuovo Palazzo del Cinema al Lido) alla paventata costruzione di un grattacielo affidata dal committente a un perfetto sconosciuto (suo nipote), il cui progetto forse non troverebbe accoglienza nemmeno nella più anonima delle megalopoli orientali (il Palais Lumière).
Tutto questo contrasta con una cultura architettonica e una riflessione teorica che, in ambito specialistico, toccano a Venezia vette altissime: il pensiero va non solo alla Biennale, ma anche a un’istituzione di primo piano come lo IUAV. Si ha dunque l’impressione che tale cultura stenti a uscire dalle aule universitarie e dai padiglioni dei Giardini e a farsi patrimonio comune della città. Risultato è che l’architettura contemporanea che circola per Venezia è della peggior specie: sono le fiancate delle famigerate e a quanto pare inarrestabili grandi navi che, simili alle facciate di immani condomini, si ergono a momentanei fondali di canali e fondamenta. Senza preoccuparsi di integrarsi nel contesto, e anzi mettendolo in pericolo e miniaturizzandolo.

 

Fabrizio Federici

 

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #19

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Fabrizio Federici
Fabrizio Federici (1978) ha compiuto studi di storia dell’arte all’Università di Pisa e alla Scuola Normale Superiore, dove ha conseguito il diploma di perfezionamento discutendo una tesi sul collezionista seicentesco Francesco Gualdi e il suo inedito trattato Delle memorie sepolcrali. I suoi interessi comprendono temi di storia sociale dell’arte (mecenatismo, collezionismo), l’arte a Roma e in Toscana nel XVII secolo, la storia dell’erudizione e dell’antiquaria, la fortuna del Medioevo, l’antico e i luoghi dell’archeologia nella società contemporanea. È autore, con J. Garms, del volume "Tombs of illustrious italians at Rome". L’album di disegni RCIN 970334 della Royal Library di Windsor (“Bollettino d’Arte”, volume speciale), Firenze, Olschki 2010. Dal 2008 al 2012 è stato coordinatore del progetto “Osservatorio Mostre e Musei” della Scuola Normale.