La critica e gli shorts

Partiamo dalla polemica generata quest’estate da un “infelice” articolo pubblicato su Il secolo XIX. L’autore è stato rapidamente sanzionato dall’hating sul web. Perché non si dà la medesima dinamica, ad esempio, nella critica architettonica? Il punto di vista di Luca Diffuse.

Gli shorts che impazzavano nell'estate 2013

In estate, un testo di Luca Molinari [1] su Il Post smuove i sentimenti di quella ricerca creativa in architettura che si esprime attraverso il web. Molinari usa una ricostruzione per veloci sequenze dell’evoluzione della critica di architettura in Italia per arrivare a un invito a espressioni dure e personali, attraverso magari un uso sperimentale della Rete. Le risposte migliori – Valerio Paolo Mosco [2] su zeroundicipiu.it di Davide Tommaso Ferrando [3] – collaborano alla ricostruzione, meno alla campionatura di possibili approcci critici.
Nel frattempo, la bassa qualità (dei progetti, della loro comunicazione, del dibattito, dei formati del dibattito…) in cui si è adagiata la ricerca creativa in architettura offrirebbe il fianco ad attacchi spietati. Una spietatezza che potrebbe essere una buona strategia di marketing personale se modellata – ad esempio – sulla carriera critica di Matteo Lenardon [4]. E invece permane un timore espressivo sottomesso e inspiegabile. Una insicurezza che ha esaurito almeno due generazioni di possibili critici nella ricerca del consenso di personaggi in posizioni di incerta visibilità o vago potere. Un avvilimento che ha avuto pure una evidente conseguenza estetica.

Mario Bellini
Mario Bellini

Abbiamo visto diversi approcci critici imbolsirsi, ingrassare, iniziare a ripetersi e poi pensionarsi, costruendo un’immagine anziana di sé già attorno ai trent’anni. Un processo di invecchiamento parallelo a una certa perdita di presa sulla realtà. La Rete ha tristemente amplificato diversi processi personali di isolamento. Le reali relazioni altrui sono diventate uno dei pochi bersagli critici condivisi in una espressione di rancore che è sempre un indizio di irrilevanza. Rancore inevitabile quando si avverte che ci si è relegati in una posizione isolata senza neppure cogliere le possibilità corsare di una tale posizione.
Questo ambiente imbarazzante potrebbe essere aggredito sul costume prima che sui contenuti. Purtroppo si tratta di un problema di narrativa. E la ricerca creativa in architettura tollera (e premia) addirittura una scrittura come quella di Mario Bellini Architects su Europaconcorsi, quando invece per questioni minime – la moda estiva degli shorts (?) – le dinamiche web dell’hating correggono violentemente e in pochi passaggi qualsiasi uscita di bassa qualità.
Il campo è aperto e disarmato. Chi volesse allenarsi criticamente facendo a pezzi questi smarrimenti personali legati alla ricerca creativa in architettura può iniziare dove vuole. Alcune indicazioni sull’approccio possono arrivare da una piattaforma che ha testato una certa aggressività critica: Archleaks Italia [5], uno strumento da e per stagisti per condividere informazioni sulle atmosfere che si respirano nei vari studi. Una esperienza di narrativa reale e urgente, ma che immagino sulla soglia del giudice di pace.

Luca Diffuse

Testo di Luca Molinari su Il post
Mario Bellini Architects su Europaconcorsi
Shorts 1
Shorts 2
Shorts 3
Archleaks Italia

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #15

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Luca Diffuse
Sono un architetto e scrittore. Nel 2010 ho aperto Writing extended explanations, la mia agenzia di architettura con base a Roma. Mi piace lavorare a piccoli progetti. Architetture capaci di diffondere nella città un approccio poetico alla vita negli spazi publici. Un approccio che definisco a partire dai comportamenti che mi colpiscono di più, come quando le persone sognano ad occhi aperti. Scrivo delle brevi storie su questi momenti che mi capita di osservare e queste storie poi diventano progetti, attraverso cui introdurre in modo delicato nella vita quotidiana delle persone alcune delle sensibilità che mi sembrano più preziose della ricerca architettonica contemporanea. L’uso delle illustrazioni e del disegno mi aiuta molto a trovare il carattere evocativo e sospeso che mi interessa. Questo è il modo in cui ho scritto e disegnato alcuni miei progetti di ricerca come Greenhouse Outtakes o Headphones Park, concorsi come A Lo-fi Nature e workshop come Wild Grass ed anche alcune delle gallerie d’arte che ho realizzato a Roma. Ho ricevuto diversi riconoscimenti per il mio lavoro (vedi link al cv) e sono stato premiato in numerosi concorsi. Partecipo ad alcune piattaforme di ricerca come ad es. Lo-fi architecture, producendo libri, mostre, workshop. Ci sono degli estremi che mi interessano come: intimo/esposto, ambiguo/normale, nitido/confuso, alta/bassa definizione, stanze/parchi. Questi estremi mi interessano non tanto in se quanto per le dinamiche che sono capaci di innescare. Allo stesso modo ricerco per la mia vita ed il mio lavoro una alternanza tra periodi di concentrazione e produzione e periodi di apertura e comunicazione.