Roma. Studiare in un mattatoio

Avere a disposizione spazi di pregiata quanto rara archeologia industriale, in una città come Roma, è un privilegio non da poco. Saperli poi riqualificare con semplicità ed eleganza, per renderli funzionali a un nuovo, diversissimo utilizzo, è occasione ancor migliore. Così l’ex Mattatoio di Testaccio, oggi sede – tra le altre cose – della facoltà di Architettura dell’Università di Roma Tre.

Insula Architettura e Ingegneria con Francesco Cellini , Ex Mattatoio di Testaccio - photo Stefano Cerio

Il Mattatoio di Testaccio, a Roma, è un complesso costruito tra il 1859 e il 1890 per mano dell’architetto e ingegnere Gioacchino Ersoch, che lo pensò come un insieme di padiglioni dalla morfologia regolare e dal sistema costruttivo tutto sommato essenziale ma altamente tecnologici per il loro scopo e per questo considerati tutt’oggi un ottimo esempio di ingegneria civile ottocentesca.
Rientrato in un Piano di Utilizzazione voluto dal Comune di Roma nei primi Anni Zero (che ne è proprietario dagli Anni Settanta, periodo di dismissione dal suo precedente ruolo), il complesso sta subendo – lentamente ma con costanza – un’importante opera di riconversione e restauro, in un ben riuscito equilibrio fra intervento e conservazione. Allo studio Insula Architettura e Ingegneria (Eugenio Cipollone, Paolo Orsini e Roberto Lorenzotti) con Francesco Cellini il compito di elaborare il primo blocco di lavori da eseguire su un’area di circa 4.300 mq. Ottenuto nel 2001 l’incarico tramite gara, lo studio da oltre dieci anni si occupa di seguire tutte le fasi dell’operazione: dallo studio di fattibilità al progetto preliminare, all’esecutivo, alla direzione lavori e al coordinamento generale.

Insula Architettura e Ingegneria con Francesco Cellini , Ex Mattatoio di Testaccio - photo Stefano Cerio
Insula Architettura e Ingegneria con Francesco Cellini , Ex Mattatoio di Testaccio – photo Stefano Cerio

Il primo intervento, del 2002, riguardava i padiglioni 6 e 7, vale a dire servizi igienici, centrale termica e un grande ambiente illuminato da lucernari, da riconvertire in aule per laboratori e un’aula magna da 260 posti. La scelta di Insula ha saggiamente optato per il restauro conservativo dell’esoscheletro originario, per mantenere intatto il sapore dell’architettura industriale: l’involucro dei padiglioni ha quindi subito solo lavori di ripristino, con consolidamento delle strutture murarie, delle fondazioni e delle coperture. Gli interni, invece, sono stati dotati di strutture modulari per il ridimensionamento degli spazi e il loro isolamento acustico attraverso diaframmi trasversali, leggeri e parzialmente trasparenti, realizzati con materiali (ferro, legno, vetro) e colori (bianco, grigio e blu) essenziali, che lasciano perfettamente visibile la scatola.
È di recente conclusione un altro padiglione, il 2B, trasformato in sei aule per seminari, ottenute attraverso la suddivisione dell’unico ambiente da 840 mq tramite partizioni costituite da pannellature manovrabili e richiudibili a pacchetto, che permettono con estrema rapidità l’allestimento di ambienti di varie metrature, adattabili per diverse esigenze. L’opera di riqualificazione di tutto il complesso prosegue con l’incarico di progettazione definitiva dei padiglioni 15 A, 15 B, 15 C, la loro ri-funzionalizzazione e trasformazione in uffici dipartimentali e laboratori dell’Università.

Stefano Cordeschi con DiPSA, Ex Mattatoio di Testaccio - Padiglione 8, Roma
Stefano Cordeschi con DiPSA, Ex Mattatoio di Testaccio – Padiglione 8, Roma

È invece di Stefano Cordeschi in collaborazione con il DiPSA – Dipartimento Progettazione e Studio dell’Architettura – la progettazione del padiglione 8, nel quale insediare sia aule per la didattica su due livelli, sia, in quello che un tempo era il macello dei capretti, un’Aula Magna a tutta altezza, per 266 posti. Quattro le aule raggiungibili al piano terra direttamente dall’esterno, mentre tre – di cui un laboratorio da 80 posti – sono quelle pensate al piano superiore. Unico inconveniente: le aule sono passanti, il che può rappresentare un impedimento al regolare svolgersi delle lezioni, disturbate dal flusso di studenti in movimento.
Ben riuscito, piuttosto, il recente intervento per la creazione dell’Aula Magna, pensata come un edificio dentro l’edificio, nel quale – in scavo da una parte e in elevazione dall’altra – è stata inserita una gradinata centrale per offrire a tutte le 266 sedute la migliore visuale possibile. Volumi tronco-piramidali piovono dalla copertura, inseriti in un sistema di controsoffitti appesi alla nuova orditura secondaria del tetto. Lo studio dimensionale ha permesso di rendere tali elementi utili alla funzione di correzione acustica, nonché di renderli supporti per i corpi illuminanti. Seppure la struttura originaria sia ben visibile nella sua essenzialità, lo spazio è reso più caldo e accogliente dall’inserimento di un rivestimento in legno di ciliegio alternato a campiture di color rosso scuro.

Giulia Mura

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Giulia Mura
Liceo classico E.Q.Visconti, laurea triennale in Arredamento e Architettura di Interni presso l’Università la Sapienza – Valle Giulia con tesi sperimentale in museografia (prof.ssa Daniela Fonti e Rossella Caruso), e master in “European Museology” presso la Iulm di Milano (prof. Massimo Negri) . Da qualche anno collabora con il prof. Luigi Prestinenza Puglisi , con cui collabora presso il laboratorio PresS/T factory nel ruolo di organizzatrice di Mostre ed Allestimenti presso la Casa dell’architettura- Acquario Romano, nonché come giurata nei concorsi e assistente all’Università Ludovico Quaroni, facoltà di disegno industriale. Scrive per www.presS/Tmagazine.it, per la rivista araba Compasses (www.compasses.ae) e per Artribune (www.artribune.com). Attualmente impegnata come junior curator per la seconda edizione di Worldwide Architecture, edizioni Utet e consulente museologia al museo Mafos ( Museo e Archivio di Fotografia storica), Roma.