Un kernel di verità

Tutti i posti disponibili della architecture playlist di questo numero se li prende il gruppo di persone che ha progettato e realizzato il Kernel Festival. E dopo Domenico Quaranta, anche Luca Diffuse celebra un evento che poi tanto piccolo non è.

Kernel Festival

Alla motivazione di questa assegnazione collettiva arriviamo subito. Prima lavoriamo sui malintesi probabili della motivazione. Per dire, non è un mio episodio di giovanilismo – classico in architettura/Italia – per cui magari ogni tanto la segnalazione giovane è d’obbligo. Ad esempio attraverso incitazioni come “Leggete Mark Magazine!”. E senza saper specificare perché si dovrebbe leggerlo. Ché forse la motivazione sottile potrebbe essere che la grafica -brutta – di MM è comunque insidiosamente meglio di quella che chi pronuncia l’invito alla lettura ha mai prodotto per confezionare i propri contenuti.

DJ Spooky

L’assegnazione non è neppure motivata dagli invitati. Non so, Dj Spooky in una cosa del genere (invitato la scorsa edizione) sicuramente fa capire di cosa si parlerà, ma altrettanto sicuramente suona un po’ come l’invito fatto dagli occupanti di M^C^O al cantante delle Vibrazioni (cui Matteo Lenardon reagisce con un: “Se l’idea di ‘occupazione artistica’ del Macao è invitare il cantante de Le Vibrazioni e quello dei Ministri, io invito John McClane”). Insomma, magari solo un po’ di insicurezza che ci sta sempre, ma basta guardare la lista degli artisti selezionati per vedere come l’anno scorso sia stato molto meglio il loro set rispetto a quello degli ospiti.

Bruce Willis nelle vesti di John McClane

La motivazione di questa assegnazione sta tutta – per me – nella consolazione di vedere una voce “architettura” in un meccanismo di qualità come questo. Che non capita proprio mai. Grazie, grazie.

Luca Diffuse

www.kernelfestival.net

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #7

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Luca Diffuse
Sono un architetto e scrittore. Nel 2010 ho aperto Writing extended explanations, la mia agenzia di architettura con base a Roma. Mi piace lavorare a piccoli progetti. Architetture capaci di diffondere nella città un approccio poetico alla vita negli spazi publici. Un approccio che definisco a partire dai comportamenti che mi colpiscono di più, come quando le persone sognano ad occhi aperti. Scrivo delle brevi storie su questi momenti che mi capita di osservare e queste storie poi diventano progetti, attraverso cui introdurre in modo delicato nella vita quotidiana delle persone alcune delle sensibilità che mi sembrano più preziose della ricerca architettonica contemporanea. L’uso delle illustrazioni e del disegno mi aiuta molto a trovare il carattere evocativo e sospeso che mi interessa. Questo è il modo in cui ho scritto e disegnato alcuni miei progetti di ricerca come Greenhouse Outtakes o Headphones Park, concorsi come A Lo-fi Nature e workshop come Wild Grass ed anche alcune delle gallerie d’arte che ho realizzato a Roma. Ho ricevuto diversi riconoscimenti per il mio lavoro (vedi link al cv) e sono stato premiato in numerosi concorsi. Partecipo ad alcune piattaforme di ricerca come ad es. Lo-fi architecture, producendo libri, mostre, workshop. Ci sono degli estremi che mi interessano come: intimo/esposto, ambiguo/normale, nitido/confuso, alta/bassa definizione, stanze/parchi. Questi estremi mi interessano non tanto in se quanto per le dinamiche che sono capaci di innescare. Allo stesso modo ricerco per la mia vita ed il mio lavoro una alternanza tra periodi di concentrazione e produzione e periodi di apertura e comunicazione.