Biodiversity in salsa olandese

L’Olanda da sempre concentra gran parte dei suoi sforzi verso la creazione di una politica ambientale degna di tal nome, vale a dire non sporadiche chiacchiere su quanto sarebbe bello un mondo più pulito, ma un insieme concreto di leggi, iniziative e comportamenti capaci di ottenere grandi risultati con piccoli sforzi.

NAI - Netherlands Architecture Institute

Il motto “Prevenire è meglio che curare” avrà pure un fondo di verità. Anticipare ad esempio i disastri ambientali, per dire, può essere buon insegnamento. Così, anche l’architettura ci si mette d’impegno, promuovendo una competition internazionale mirata a salvaguardare le biodiversità.
L’obiettivo? Capire come e quanto design, urban planning e architettura del paesaggio possano effettivamente contribuire a mantenere – anzi implementare – le biodiversità. Promosso dal Ministero per gli Affari Economici, l’Agricoltura e l’Innovazione in collaborazione con il NAI -Netherlands Architecture Institute, il concorso ha due distinte fasi di lavoro: un primo step, scaduto il 29 febbraio, con la selezione preliminare e non progettuale di 10 proposte tra quelle arrivate, da sviluppare poi nella seconda fase, con scadenza a luglio. Ai partecipanti selezionati (il lavoro iniziale è costituito da un business case che possa servire da concept strategico) vengono forniti 1.500 euro ciascuno, da utilizzare per sostenere i costi necessari a sviluppare la seconda parte del lavoro, più pratico. Una giuria selezionata – costituita da Winy Maas (fondatore dello studio MVRDV), Louise E.M. Vet (biologo), Jeroen de Willigen (direttore di DeZwarteHond), Peter Mensinga (Senior Sustainability Designers di ARUP) e Paul Vetter (delegato del Ministero) – deciderà poi a chi affidare i premi finali, che saranno pubblicati su siti e riviste specializzate e utilizzati come potenziali progetti pilota.

Architettura, scienza ed economia, unite possono davvero fornire risposte, come suggerisce Ole Bouman, direttore del NAI: “Una volta gli architetti avevano il compito di trovare un ampio range di proposte per un futuro sostenibile. Oggi, ancor di più, gli architetti sono nella posizione di compiere un ulteriore passo avanti per fare la differenza.
I vincitori, annunciati il 12 luglio: primo posto per Noémie Benoit nella categoria Design & Development; la cordata costituita da FABRICA, LOLA e Studio 1:1 per la sezione Concept & Strategy, a pari merito con Jacques Vink, Peter Vollaard, Ward Mouwen e Ariënne Boelens; menzione d’onore per lo studio statunitense-tedesco Matten Office.

Giulia Mura

www.thegreenarchitecturecompetition.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #6

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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.