C’è architettura e architettura

Tra le rare, stimolanti trasmissioni proposte dalla Rai e dal palinsesto televisivo in generale, c’è Presa diretta di Riccardo Iacona. Qui, per fortuna, in studio non sono chiamati tuttologi e politici di turno a vociare senza posa. In questo modo si riesce ad arrivare al nocciolo delle questioni.

Gianni Pettena - Clay House - 1972 - courtesy Galleria Enrico Fornello & Federico Luger, Milano

Il 12 febbraio scorso, la trasmissione Presa diretta era dedicata all’abusivismo edilizio, a quello milanese e lombardo, ma non solo. Lo spettatore si è trovato di fronte a migliaia di edifici e palazzoni costruiti senza nessuna coscienza, che rimarranno perlopiù disabitati. Ci vorrebbe l’artista Gordon Matta-Clark, scomparso oltre trent’anni fa, per farli a fette, per smascherarne la nullità.
A Milano, due gallerie (Enrico Fornello e Federico Luger) hanno dedicato una doppia mostra a uno dei protagonisti dell’architettura radicale, che con Matta-Clark ha avuto un intenso rapporto di amicizia e di scambio: Gianni Pettena. La doppia mostra mette in stretta relazione i lavori del passato, in cui è un chiaro richiamo alla Land Art, con i lavori del presente. La sua è un’intelligente riflessione oggi più che mai attuale sull’architettura, su quello che dovrebbe essere il suo significato più puro, sui suoi disagi.

Gianni Pettena - Ice House I - Minneapolis, 1971 - courtesy Galleria Enrico Fornello & Federico Luger, Milano

Pettena spiega: “Ho sempre lavorato all’architettura con gli strumenti dell’arte. Mi trovo in pace con me stesso a fare architettura per la mente e non per i bisogni quotidiani. Non voglio negoziare l’architettura, voglio tenerla nella sua purezza. La mia architettura parla alla testa, al mondo emozionale: non scende a compromessi, non vuole travestirsi da scala, da gabinetto, diventare funzionale a qualcosa”. Un’immagine al negativo di quanto appena citato sono le terrificanti casette costruite per i terremotati de L’Aquila, costruite senza pensiero, prive di un progetto, create in un isolamento fisico e spirituale, che solo a vederle fanno venire la depressione.
Un lavoro di Pettena del 2011, presentato da Luger, è intitolato La mia scuola di architettura: sono le immagini delle cime delle montagne, delle sue Dolomiti, quelle delle origini, della Val di Fassa, in Trentino. Per i suoi lavori di artista dell’architettura, la natura è un punto di partenza imprescindibile. Osservandola giorno dopo giorno ha imparato a rispettarla, a riconoscerne i ritmi, le forme. Ecco la parola magica: rispetto. Niente di così complesso, solo e soltanto rispetto. Rispetto per la natura, per l’uomo, per la vita, quello che non troviamo certo guardando gli orribili edifici in continua costruzione nelle nostre città, senza conoscenza, senza progetto, senza rispetto appunto.

Gianni Pettena - Hand made

Basti pensare a Milano, all’area dove era la Stecca degli Artigiani. Milioni di metri quadri perlopiù inutili la soffocheranno senza possibilità di rimedio. Come sempre gli artisti, quelli veri, vedono lontano, così Pettena. Il problema è che la politica di rado li ascolta.

Angela Madesani

 

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #6

CONDIVIDI
Angela Madesani
Angela Madesani storica dell’arte e curatrice indipendente è autrice, fra le altre cose, del volume “Le icone fluttuanti Storia del cinema d’artista e della videoarte in Italia” e di “Storia della fotografia” per i tipi di Bruno Mondadori. Ha curato numerose mostre presso istituzioni pubbliche e private italiane e straniere, collabora con alcune testate di settore. È responsabile della collana di fotografia e arte di Dalai editore, all’interno della quale ha realizzato numerosi volumi di prestigiosi autori fra i quali: Gabriele Basilico, Franco Vaccari, Vincenzo Castella, Francesco Jodice. Oltre che all’Accademia di Brera di Milano, insegna all’Istituto Europeo del Design di Milano.
  • anna

    Pettena, bello sopratutto quello che dice…. anch’io penso all’incirca lo stesso.